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I concorrenti di Kafka

Enzo Martino

Il Due, Net magazine di San Vittore, maggio 2004

Aprire una porta aperta è un gioco.
Chiudere una porta già chiusa è lo stesso.
Quando si parla di sanità, succede questo.
Quando si parla di tagli dei medicinali in carcere interessa poco alle persone che sono libere di scegliere come curarsi, con quale tipo di medicinali intende curarsi.
Il carcere è coercitivo anche in questo.

Credo che il mio dovere sia fare sapere uno dei tanti problemi che noi detenuti abbiamo, oltre la detenzione.
Credo che curarsi in maniera adeguata, avere le medicine per farlo siano cose che vanno aldilà della pena.
Chi sbaglia paga, e credo che nessuno voglia fuggire dalle sue responsabilità.
Se una persona sta in carcere deve scontare una pena, se poi sia giusta o non giusta, questo è un altro capitolo di cui non intendo parlare qui.

Parlando del diritto delle cure mediche intendo raccontare questo episodio: un detenuto definitivo per una pena di tredici anni, di cui già scontati circa sette.
Chiede una visita dentistica.

Il dentista del carcere gli riferisce che deve farsi la protesi dentaria.
Il detenuto versa in condizioni di indigenza, la legge prevede che possa usufruire della protesi a spese dell'Amministrazione Penitenziaria.

Preciso che questo detenuto ha un figlio affetto da distrofia muscolare, pertanto è superfluo dire che è condannato su una sedia a rotelle. Il dentista e il detenuto presentano la richiesta per far sì che arrivino i soldi per la protesi.

Per fortuna la risposta è positiva. Il dottore inizia il suo lavoro, estrae gli ultimi tre denti al paziente. Nel frattempo sopraggiungono i famosi tagli alla sanità.
Il dottore comunica al detenuto che non può continuare il lavoro poiché non potrà essere pagato, visto i tagli che ci sono stati. Il ministero ha fatto giungere una circolare in tal senso. Oggi il detenuto è senza denti e senza protesi dentale.

Mangia liquido e tira avanti.
Non mi si dica che i detenuti si lamentano sempre! Voglio solo dire che potremo fare concorrenza a Kafka!
Non sembra anche a voi?