Sottoscrizione di cento dipendenti contro l’installazione delle telecamere interne. Secondo l’azienda sono state piazzate dopo averne discusso con i sindacati, che smentiscono e denunciano le vessazioni subite dai “precari”.
Una telecamera che controlla l’operato dei lavoratori di un’azienda, ruotando su se stessa a 360° e osservando ogni minimo movimento. Meglio ancora se le telecamere sono tre. È la paradossale situazione che si è venuta a creare nei magazzini Ipercoop di Foggia. È l’ultima delle misure adottate dall’azienda e contestata dai dipendenti, una parte dei quali ha deciso di venire allo scoperto e denunciare il pesante clima causato da atteggiamenti percepiti come vessatori. E l’azienda? Smentisce tutto.
Telecamere e lavoratori extra. “Da agosto – dicono alcuni dipendenti che preferiscono mantenere l’anonimato – siamo sotto il controllo serrato delle telecamere. Ne hanno posizionate tre nel magazzino e due nell’area esterna dove abbiamo accesso solo noi dipendenti”. Una fitta rete di controlli, sostengono, al fine di “ottimizzare” la produttività. “Ormai non abbiamo più un secondo libero – raccontano – Non sappiamo se sono le telecamere, ma ogni volta che ci fermiamo siamo immediatamente ripresi da qualcuno e ci viene ordinato di ‘fare qualcosa’. Ad alcuni di noi è stato chiesto persino di pulire i reparti, compito che spetta all’impresa di pulizia. Eppure, il fatto che si vengano a creare dei buchi durante la giornata è normale”. In più, fanno sempre notare i dipendenti, tanta tensione non trova una giustificazione neanche nei cali di rendita del magazzino. Il “caso” delle telecamere ha, infine, riportato in auge il tema della flessibilità e del particolare modello adottato dalla Coop. “Da un po’ di tempo – fanno sapere i dipendenti – i turni sono diventati insostenibili, con una segmentazione dell’orario a volte incomprensibile”. Quanto affermato trova riscontro in una sottoscrizione, con in calce oltre 100 firme di dipendenti, inviata ai sindacati, in cui si fa esplicito riferimento alle telecamere la cui presenza, secondo i firmatari, “viola l’obbligo morale e di fiducia che deve esserci tra azienda e lavoratori”.
Le conferme del sindacato. “Per gli orari di lavoro – spiega Antonio Miccoli, rappresentante sindacale Ipercoop della Cgil – da gennaio dovrebbe entrare in vigore il contratto integrativo che irrigidisce i turni, rendendoli meno flessibili. Per il resto non posso che confermare, iniziando dalle telecamere”. Nel mese di agosto, infatti, ci fu un incontro con la direzione. “Noi eravamo d’accordo con l’esigenza dell’azienda di installare delle telecamere per prevenire irregolarità, a partire dai furti. Ma avevamo anche detto che le telecamere dovevano essere posizionate in luoghi specifici, come l’entrata del magazzino. L’installazione nel posto di lavoro, infatti, va contro le previsioni della legge 300, lo Statuto dei lavoratori, e la si prevede solo dopo accordi specifici con la Rappresentanza sindacale unitaria. Cosa che non è mai successa”. Da cinque mesi, infatti, i delegati del personale stanno cercando di venire a capo del problema con l’azienda, ma nell’ultimo incontro, il 29 novembre, la stessa direzione aveva stabilito di non affrontare più l’argomento con la Rsu, ma direttamente con le segreterie provinciali. “Non vogliono più parlare con noi – dice Miccoli – preferiscono rivolgersi alle segreterie”. Rimane da capire quanto siano fondate le denunce di vessazioni nei confronti dei lavoratori. “Il clima non è dei migliori – afferma Miccoli – ma chi paga le conseguenze non sono certo i dipendenti, gli assunti a tempo determinato, visto che hanno la garanzia del contratto. Sotto pressione sono spesso messi i lavoratori stagionali e gli interinali, che naturalmente pagano la loro precaria condizione contrattuale”.
Coop smentisce. “Le telecamere sono state installate con l’accordo delle Rsu – dichiara Luigi Pozzessere, ex responsabile del personale della Coop per la provincia di Foggia e ora assurto ad altro incarico regionale – quindi non vedo il problema. Abbiamo ricevuto la copia della raccolta di firme per conoscenza, nulla di più. Le organizzazioni sindacali, poi, avevano chiesto un incontro, ma non si sono fatte più sentire dopo la richiesta”. Eppure i sindacati dicono l’esatto contrario. “Ribadisco – chiude lapidariamente Pozzessere – che erano d’accordo su tutto. Quindi non vedo il problema nelle modalità in cui è stato sollevato”.
Fonte: postato da AgitProp su Indymedia Italia il 10 dicembre 2003