Martedì, 24 marzo 1970 (prime ore del mattino)
Sono persuaso che è la personalità psicopatica a cercare l'uniforme. Non si possono nutrire molti dubbi su quello che passa per la mente di un uomo il quale indossa volontariamente una qualsiasi uniforme.
Sapevi che in queste carceri v'è una ferocissima concorrenza tra il porco che indossa un'uniforme e il porco che lavora in borghese? I porci in uniforme si fanno chiamare Custody Department, mentre gli altri vanno sotto la denominazione di Care and Treatment.
Il compito di quelli in uniforme consiste nel tenere qui un uomo. Questo significa che sono loro a fare il lavoro-chiave, le perquisizioni, le percosse, le uccisioni. L'individuo con la cravatta e la camicia bianca (in realtà si tratta soltanto di un altro tipo di uniforme) stabilisce che cosa mangeremo, quale merda accademica ci toccherà e quale attività svolgeremo. Egli sorveglia gli stupidi giuochi di terapia di gruppo che si concludono invariabilmente con zuffe o con gare di delazione. Oh, e compila inoltre i rapporti per la commissione!
Questi due tipi di sbirri hanno gareggiato per il dominio delle carceri sin da quando la razza dei consiglieri invase il campo.
Era inteso, naturalmente, che questi due gruppi di sbirri collaborassero contro il detenuto, il ragionamento essendo, quanto più numerosi saranno i detenuti domati, tanti di meno bisognerà ucciderne, e per conseguenza minore sarà la pubblicità negativa per i dirigenti del Department of Corrections nominati dai partiti, e per l'apparato politico che li ha nominati.
Noi sventammo questo gioco mettendoli gli uni contro gli altri. Se uno sbirro in uniforme opponeva un rifiuto a una piccola richiesta la sottoponevamo al consigliere. Se lui l'accettava, be', incominciavamo con l'approfittarne, e poi chiedevamo volutamente allo sbirro in uniforme (e in modo tale da garantire che avrebbe rifiutato) cose che, ne eravamo certi, sarebbero state approvate dal consigliere. Chiunque avesse a che fare con il complesso del potere, ha reso il risultato ragionevolmente prevedibile: caos. Ti sei ora fatta un'idea di questi individui che cercano di dividerci, di manovrarci, di spogliarci di ogni individualità. Quando la manovra fallisce, fanno in modo che un indomabile uccida un altro indomabile. Al contempo, non riescono a mettersi d'accordo tra loro su niente. Cretini armati di rivoltella. Non riusciresti a contare i conflitti di personalità tra sbirro e sbirro, tra sbirro e detenuto, tra detenuto e detenuto (di solito fomentati, questi ultimi, da qualche sbirro, o da condizioni di vita inutilmente crudeli). Non riusciresti a contare questi conflitti nemmeno con una IBM. E mi riferisco a quelli che traspaiono scopertamente, diciamo in un'ora di tempo.
Per essere sicuro che tu abbia capito quanto sto dicendo, ammetterò qui che quasi tutti gli individui i quali passano per questi posti sono autenticamente malati in un modo o nell'altro, mostri, completamente disorganizzati, contorti, epitomi disgustose del mostro primevo. Quelli che non lo sono al loro arrivo, lo saranno senz'altro al momento di andarsene. Nessuno esce di qui illeso. L'individuo lascia dietro queste mura la propria individualità ed ogni orgoglio che può aver avuto. Quando uno entra per la prima volta a Chino gli chiedono di scrivere una confessione che verrà incollata proprio sulla prima pagina del "libro"* sotto la sua fotografia e il suo numero. Rifiutarsi di scrivere questa confessione significa essere deferiti alla commissione. Significa che non si è compiuto il primo passo verso la riabilitazione. Tutto ciò viene spiegato chiaramente a Chino. "Niente confessione, niente condono". Nessuno entra nella sala della commissione a testa alta. Questa è una cosa che assolutamente è inconcepibile! I detenuti mentono gli uni con gli altri, ma se un uomo viene liberato da queste carceri, Fay, significa che è entrato strisciando in quella stanza. Significa inoltre che ha adottato l'atteggiamento filosofico nei riguardi della merda in faccia parecchie volte, dopo che si è presentato l'ultima volta alla commissione. Tra i miliardi di conflitti e di scambi negativi che hanno luogo in un anno, i porci scelgono quelli di cui non tener conto. L'uomo che si merita il condono ha rinunciato alla faccia durante la sua permanenza in carcere prima di presentarsi alla commissione. Ha voltato le spalle a qualche situazione per salvare il proprio corpo, a spese di qualche parte della faccia (leggi intelletto, o orgoglio, o principi). Nessun nero esce da questo carcere se v'è qualche violenza nel suo passato, fino a quando non gli leggono quella cosa negli occhi. E non si può fingerla - la rassegnazione, la sconfitta - bisogna averla stampigliata chiaramente sulla faccia.
Io l'ho veduta - occhi su nere facce - nel cortile di San Quentin, di Tracy, di questo carcere. Quando uscii in cortile nel dicembre del '62, i fratelli erano allineati sotto la pioggia, fuori del riparo della tettoia che copre una metà del cortile superiore. I messicani e i bianchi avevano occupato tutte le file sotto la tettoia. E lasciavano spazio in abbondanza per amici che non vennero mai. Cosi ebbi un'immagine, sin dal primo giorno laggiù, dell'antico schiavo, bagnato e tremante, mentre quegli altri individui sene stavano rilassati, con spazio in abbondanza, sotto la tettoia.
I fratelli si preoccupavano soprattutto di evitare ogni guaio, in quanto il porco invariabilmente spara contro la faccia nera in ogni alterco tra neri e bianchi. Poi, sembra che i neri si preoccupino assai più dei bianchi e dei bruni di avere precedenti tali da meritar loro il condono. Questo non riesco a capirlo, in quanto hanno tanto di meno ad aspettarli a casa.
In precedenza quello stesso anno, proprio qui a Soledad, un bianco (senza nome e senza faccia, ormai) accoltellò un fratello che aveva il mio stesso cognome perché un altro fratello a nome Butch lo aveva picchiato durante una di quelle dispute infantili corpo a corpo nella doccia del terzo braccio (il posto in cui si regolano tutte le controversie). Il detenuto bianco corse nella sua cella e chiese la protezione della polizia. Duecento neri lo inseguirono con l'intenzione di sottrarlo alla polizia. Prima che l'episodio si concludesse, eravamo soltanto in quattro contro tutta la polizia della contea. A. C'era A. con me, quella volta, e altri due; tutti gli altri... be', cominciò con un tremito delle labbra, poi sentii un bruciore nel naso, poi quella cosa dietro gli occhi...
Ci mandarono nella prigione di San Quentin per un mese. Poi J.C. ed io fummo trasferiti a Tracy, essendo i più giovani dei quattro. A Tracy rimasi per sei mesi nel centro di adattamento, e fui poi passato al reparto J, il reparto degli indomabili. In realtà, mi misero in quel reparto affinché mi trovassi gomito a gomito con alcuni miei vecchi nemici. L'anno prima, un messicano era stato ucciso a Soledad. J.C. era stato dapprima accusato del delitto, ma poi prosciolto. Nessuno fu mai condannato. Si riteneva che, credendomi il colpevole, i messicani fossero decisi a farmi fuori.
Io non so dove tu sia andata a pescare la favola del mio tentativo di integrare una sala di proiezione. Non è affatto la stessa cosa, ma la voce potrebbe essersi sparsa dopo gli avvenimenti della settimana che passai nel reparto J. I neri dovevano mettersi a sedere in fondo alla sala della TV, su panche dure, senza braccioli e senza schienali, mentre i messicani e i bianchi sedevano nelle
prime file su poltroncine, con cuscini e panche con schienali!!!
E adesso stai a sentire questa, se uno di quei delinquenti si trovava nella sua cella o stava facendo la doccia, nessuno poteva occuparne il posto, e senza dubbio nessun nero osava sedervisi, dico sul serio!!! E tutto questo accadeva davanti a uno sbirro in uniforme e a un cartello a grandi lettere, in inglese e in spagnolo, che avvertiva "È vietato riservare i posti"!!!
Le prime tre sere che andai a vedere il telegiornale, rimasi in piedi accanto alle prime file, guardando, in fondo alla sala, gli eterni schiavi per vedere se mi avrebbero spalleggiato. Ma gli eterni schiavi mi ignorarono, con gli occhi sfuggenti. Vogliono tornare a casa, e anch'io, soltanto che io non voglio lasciarmi indietro niente. Dato che mio padre non mi ha lasciato niente, tanto per cominciare, ogni ulteriore perdita mi lascia ugualmente a zero. La quarta sera sedetti proprio in prima fila, ma non riuscii a vedere la TV, dovevo guardarmi alle spalle. Lo sbirro si avvicinò e mi fissò come se fossi impazzito. I detenuti mi tollerarono (novantatre chili, e, a quanto sembrava, un pazzo) per tre giorni. Il quarto (il settimo da quando eravamo usciti dal centro di adattamento), mi attaccarono. In seguito mi misero in isolamento e mi rimandarono definitivamente a San Quentin. Il 115** era cosi apertamente razzista che a San Quentin lo distrussero, credo. Se ne avrai il modo, vedi di accertare quale motivo hanno fatto figurare nella mia cartella per il trasferimento del 1962 da Tracy a San Quentin.
E così, quasi tutti questi detenuti sono malati, amica mia, ma chi ha creato il mostro che c'è in loro? Essi sono tutti il prodotto dell'ambiente. A mio modesto parere, comunque, i detenuti in queste prigioni non sono affatto... be', non sono così psicologicamente anormali quanto l'individuo che si fa chiamare guardia. In effetti, potrebbero scambiarsi le parti senza che si determinassero cambiamenti percettibili nel fattore qualitativo delle amministrazioni. Anzi, ogni cambiamento sarebbe positivo.
Le prigioni degli Stati Uniti sono l'ultimo rifugio dei deficienti.
Se i detenuti sono dei falliti, per lo meno hanno fatto un tentativo - quasi tutti in modo insignificante o meschino - ma un tentativo qualsiasi è senz'altro preferibile al non tentare affatto, di affermarsi. Lo sbirro, come ho già detto prima, è un individuo che non sa fare nessun altro lavoro, che può ingrassare soltanto in questo deposito di immondizia.
Che cosa sto facendo qui, Fay? Sono caduto in questo bidone di immondizie in preda a un torpore da stupefacenti, e loro hanno chiuso il coperchio per sempre. Qualcuno ci lascerà le penne, amica mia, quando tutto sarà finito, qualcuno ci lascerà malamente le penne, e non saremo noi. Non sarai tu. Stai certa che la tua sicurezza verrà sempre presa in considerazione in ogni mia mossa difensiva, la tua sicurezza anzitutto, sempre. Sarei dovuto uscire da questo posto anni fa, libero, per demolire mondi, per distruggere gli ingiusti, per morire in piedi.
I porci vengono qui a sfamarsi sul cumulo di rifiuti per due ragioni, in realtà; la metà di loro perché non sanno fare altro, uomini frustrati destinati ad acquisire ben presto abitudini sadiche; e l'altra metà sadici dichiarati, che soffrono sotto i freni imposti loro da una società altrettanto sadico-vendicativa. Il sadico sa che se professasse la sua religione sulla società in genere, ne subirebbe la reazione altrettanto sadica. Uccidere è un grande spasso, ma non se si corre il rischio di essere uccisi (osserva come squittiscono e si strappano i capelli per aver perduto anche soltanto uno dei loro).
Ma i freni cadono non appena hanno varcato i cancelli del carcere. Tutto il loro atteggiamento passa per una metamorfosi totale. Infliggere sofferenze, soddisfare il complesso del potere, e incassare per giunta un assegno.
Come possono dei malati amministrare i malati?
In una società bene ordinata, le prigioni non esisterebbero in quanto tali. Se un uomo è malato, dovrebbe essere ricoverato in ospedale, con un personale formato dai migliori specialisti. Gli uomini non dovrebbero mai essere separati dalle donne. Questi ospedali sarebbero dotati di attrezzature perfezionate e avrebbero programmi significativi, anche se ciò costringesse a detrarre fondi da un altro settore, o addirittura da tutti gli altri settori dell'economia. È socialmente autodistruttivo creare un mostro e lasciarlo libero nel mondo.
Ma non possiamo guarire con diagnosi, compagna Stender... e mi piace conversare con tè in questo modo. Tu puoi soltanto ascoltarmi, senza ribattere.
Ecco la colazione. Potere al popolo.
* La cartella dei precedenti del detenuto, sulla quale vengono trascritte tutte le
osservazioni dei funzionari del carcere.
** Modulo per i rapporti di cattiva condotta.