Un Capodanno al carcere per un anno senza capi...
Un Capodanno al carcere perché odiamo ogni istituzione totale, perché non esiste niente di più brutale dell'annullamento dell'individuo che avviene dentro quelle mura, perché non vogliamo umanizzare il carcere ma distruggerlo, perché non chiediamo più "ricreazione" per i detenuti, ma la libertà per ogni essere vivente, perché non siamo politici che vogliono una protesta da guidare e controllare per accaparrare potere, perché non siamo missionari pieni di buoni sentimenti che vogliono redimere pecorelle smarrite ma ribelli solidali con chiunque non si rassegni alla miseria a cui la società ci condanna, perché una società che ha bisogno del carcere è essa stessa un carcere... 31 dicembre 2003 presidio - cena - bella vita - sound system - microfono aperto per salutare chi è dentro - fuoco e fiamme contro ogni galera.

Botte di capodanno
Messina, 31 dicembre 2003

Capodanno al carcere per un anno senza capi.
È così che gli anarchici di varie realtà italiane hanno deciso di trascorrere l'ultimo dell'anno.
Dalle 18,00 in poi si è svolto un presidio sotto il carcere di Gazzi (Messina), con musica, microfono aperto agli interventi degli ex detenuti e dei parenti, cena gratis (in culo all'economia), e i "classici" botti di fine anno.
Ma alle 22 (orario imposto per il termine dell'iniziativa dai nostri democratici custodi) i botti si sono improvvisamente trasformati in botte. La violenza vigliacca dei servi in divisa si è scatenata quando il presidio si stava già sciogliendo causando diversi contusi.
Il pestaggio è proseguito in questura dove agli otto fermati sono stati notificati svariati reati: resistenza, adunata sediziosa, vilipendio della repubblica, delle istituzioni costituzionali e delle forze armate, danneggiamento, accensione ed esplosioni pericolose (... a capodanno!?!).
I fermati sono stati rilasciati quasi all'alba.
Chiariamo subito che tali misure repressive non ci stupiscono; eravamo sotto il carcere non per esprimere commiserazione o arrendevole pietismo, ma rabbia verso la società carceraria, ogni struttura detentiva e tutti i loro cani da guardia. La repressione è la normale conseguenza dell'aver toccato un'istituzione cara allo stato democratico, in un particolare momento in cui gli anarchici danno molto fastidio, come chiunque esprima il proprio odio nei confronti della società e delle sue istituzioni, senza piegarsi alle regole della politica e del potere, senza sottostare ai canoni della protesta istituzionalizzata ed inoffensiva.
A Messina come in altri luoghi la nostra presenza sotto e contro le carceri non è stata un fatto episodico, ma è divenuta una costante già da diverso tempo. Quello che abbiamo sempre sostenuto è l'impossibilità di una distinzione tra detenuti politici e comuni e la volontà di distruggere il carcere e la società infame che lo produce.
Questa differenza è stata compresa dalla gente del quartiere e da chi il carcere l'ha subito, soggetti che i professionisti della politica hanno sempre snobbato nelle loro pratiche.
La conferma è venuta dagli interventi pieni di odio e al tempo stesso di commozione che gli ex detenuti hanno espresso durante il presidio.
È questo che ha fatto veramente incazzare gli sbirri, più dei nostri insulti.
Convinti che i servi del potere mostrano i muscoli e abbandonano l'ordinario paternalismo - specie nella nostra pacificata cittadina di merda - solo quando si attaccano le fortezze politiche ed economiche su cui si basa la nostra società repressiva, esprimiamo la volontà di tornare in piazza con sempre maggiore gioia di rovinargli le feste: TUTTE, sempre di più e sempre meglio.
La befana cosa porta nella calza? Cazzi loro!

Fonte: volantini, Messina, dicembre 2003 - gennaio 2004