Non desterà certo sorpresa che nei quartieri meno favoriti delle città
olandesi, dove si concentrano le minoranze "etniche", i disoccupati
e la fascia di popolazione più povera e meno istruita, la criminalità
sia molto più elevata che nelle aree prospere.
L'Olanda, come numerosi paesi europei, ha seguito l'esempio degli Stati uniti
trasformando il suo codice penale, notoriamente umano e liberale, in un sistema
decisamente più punitivo. I giudici pronunciano sentenze sempre più
pesanti, con pene detentive sempre più lunghe. Da qui la necessità
di costruire un numero crescente di carceri e reclusori. In dieci anni, la popolazione
carceraria è triplicata. Le stesse autorità, non particolarmente
desiderose di moltiplicare gli istituti di pena, hanno fatto macchina indietro,
e si orientano oramai verso misure preventive e programmi di reinserimento.
Nel caso della delinquenza giovanile, oggi la giustizia olandese tende a privilegiare
le sanzioni alternative quali la restituzione di denaro, il lavoro volontario
a vantaggio della vittima o della comunità, gli stages pratici, di formazione
professionale o di perfezionamento, le tecniche comportamentali o altre terapie.
Anziché rimandare a casa i minori dopo l'abituale ramanzina, la polizia
preferisce obbligarli ad accettare programmi di reinserimento, molto numerosi
in Olanda, che prevedono anche la riparazione dei danni, o altri lavori di interesse
generale.
Mentre nel 1990 sono state applicate 6.500 sanzioni di questo tipo, il loro
numero è passato a 17.000 nel 1995. Nel 1996, il 60% delle sentenze pronunciate
riguardava questo tipo di misure "alternative" (arrivate al 70% nel
1998) di cui 3.000 al servizio di comunità e 1.500 nell'ambito di "programmi".
Tutto questo non impedisce che nuove disposizioni permettano di comminare pene
più lunghe nei casi di reati gravi. Ad esempio, è stato raddoppiato
da sei a dodici mesi il tempo massimo di detenzione per i minori tra i 12 e
i 16 anni, mentre per la fascia d'età tra i 16 e i 18 anni sono state
quadruplicate, da 6 a 24 mesi. Per quest'ultima categoria la legge facilita
ora il passaggio dai tribunali minorili alle giurisdizioni correzionali.
Conseguenza di questa politica, in particolare per quanto riguarda i giovani
tra i 16 e i 18 anni, è il sovraffollamento degli istituti di pena, A
titolo compensativo sono state introdotte altre misure riservate ai giovani
definiti "a rischio grave". In numerose comunità, la polizia
lavora in stretta collaborazione con gli assistenti sociali nell'ambito di programmi
di assistenza ambulatoriale e altre iniziative, come quelle dei lavori socialmente
utili. Ai giovani responsabili di reati gravi si propongono periodi di prova
basati sull'assistenza informatizzata e su una sorveglianza individuale. Un
progetto di legge, attualmente in discussione al parlamento olandese, prevede
di ridurre le pene della metà; il periodo restante può essere
scontato in condizioni di libertà, a condizione di sottoporsi a programmi
"alternativi".
A differenza da quanto potrebbero far pensare le numerose misure sopra descritte,
peraltro comparabili a quelle adottate recentemente in Francia, l'attenzione
dell'Olanda per la delinquenza giovanile è relativamente recente. Il
parlamento olandese ha preso in esame due documenti: nel primo la delinquenza
giovanile è affrontata in termini generali, mentre il secondo si concentra
sui comportamenti criminali delle minoranze "etniche". Come risultato,
la polizia ha adottato misure quali il briefing delle comunità cosiddette
"a rischio", informazioni scolastiche direttamente fornite agli istituti
interessati, una presenza locale e la prevenzione sul campo. E sull'esempio
della Francia, ha istituito le "Maisons de justice", destinate a ripristinare
in determinati quartieri un minimo di coesione. Altra iniziativa: quattro siti
si apprestano a vivere un'esperienza originale, derivata da ciò che in
America ha preso il nome di "Communities that care" (potremmo chiamarle
"comunità che si fanno carico"). In questo ambito ci si preoccupa
di mettere a punto modelli preventivi molto razionali e adeguati alle circostanze
locali, articolati in varie tappe: analisi dei bisogni pratici della comunità,
definizione delle priorità a fronte dei rischi di criminalità,
programmi di reinserimento a breve, a medio e a lungo termine. Queste esperienze,
finanziate dal governo, sono estese a periodi di 4- 6 anni.
Non si possono tuttavia dimenticare gli inconvenienti di questa impostazione,
e in particolare la questione del "controllo", o in altri termini,
dell'intrusione dello stato nella vita privata.
La sorveglianza informatizzata comporta la necessità di portare braccialetti
visibili a tutti; c'è poi la videosorveglianza, che ormai si è
sviluppata in Olanda sull'esempio della Gran Bretagna.
Questa forma di lotta contro la delinquenza, per quanto possa apparire "morbida"
e ragionevole, non è priva di conseguenze sulla coesione comunitaria
e la vita privata.
* Università di Losanna
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