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La semilibertà

Giulia

Istituto penale femminile della Giudecca (Venezia), ottobre 2003

Quando dal carcere passi invece a un regime di semilibertà, da certi punti di vista forse diventa anche peggio, perché, oltre ad essere comunque sottoposto alle regole detentive, devi avere un equilibrio psichico differenziato a due livelli, uno esterno e uno interno, e dunque “coscientemente schizofrenico”. Trovare e mantenere un equilibrio psichico già di per sé non è semplice, immaginarsi poi cosa succede per chi “deve” mantenerlo di giorno in situazioni di vita da persona libera, dove certi comportamenti sono considerati “naturali”, e poi di notte “dentro”, dove quegli stessi comportamenti devono essere sottoposti a controllo continuo da parte del detenuto stesso. Il soggetto che vive la condizione di semilibero deve avere sempre vigile l'attenzione, per esempio quando parla di e con qualcuno, vigile il comportamento, per esempio sottoponendo a controllo qualsiasi malessere psicologico, in quanto il malessere può essere considerato in maniera negativa, come cedimento, come debolezza, come incapacità di tollerare le privazioni e affrontare le difficoltà della vita libera. Inoltre il fatto che per anni la tua vita emotiva sia stata castrata ti porta a ritrovarti spiazzato perché debole, fragile di fronte alla vita fuori, che coinvolge naturalmente anche i sentimenti di una persona. Ma per coltivare i sentimenti negati per anni, per ricostruirti dei rapporti umani dovresti avere energie e tempo, e invece il semilibero solitamente ha il tempo necessario agli spostamenti e il resto, che è la parte più lunga della giornata, è dedicato all'attività lavorativa. Ora vivere in queste condizioni prevede una forza psichica non indifferente, e per non farsi troppo male tante volte si finisce per pensare che l'unica soluzione sia l'isolamento, ma l'isolamento non è certo compagno della serenità di una persona. In pratica esiste un equilibrio da mantenere in detenzione e un equilibrio esterno da creare tra i liberi, ed esisti tu che non sei detenuto e non sei libero. Certo la semilibertà è un passo avanti verso una vita “normale”, ma nessuno può pensare che sia una “non pena”.

Fonte: pubblicata su Vita il 5 ottobre 2003 a cura di Ornella Favero.