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Una lettera di Sergio

Regina Coeli, Roma 4 giugno 2004

Vi scrivo perché oggi sono venuto a sapere che alcuni compagni in Italia e Spagna hanno compiuto azioni contro diversi simboli di dominio, non solo dell’uomo sugli animali, quali diverse macellerie e pescherie a Barcellona, ma anche a un blockbuster a Latina, e hanno lasciato la scritta “Sergio Libero”.

Vorrei ringraziare questi compagni, tutti quelli che hanno partecipato all’ultima iniziativa contro Benetton ad Arezzo che mi è stato detto essermi dedicata e tutti quelli che mi sono stati vicini tramite la corrispondenza, in particolar modo i compagni finlandesi e svizzeri per le numerose lettere.

Voglio anche tranquillizzare tutti sulle mie condizioni. Sono si detenuto da 2 settimane e per giunta sotto sorveglianza speciale (per esplicita richiesta della direzione nazionale degli istituti di pena!) ma rimango libero, sono infatti detenuto in custodia cautelare in attesa che si concludano le indagini in merito ad alcune azioni contro le macellerie aretine e le accuse sono molto pesanti: fabbricazione e uso di armi da guerra (!!!) con pena prevista da 3 a 12 anni, ma il reale motivo di questi provvedimenti sono le mie idee. Come si capisce anche dai deliri del P.M. largamente condivisi dal G.I.P. di Arezzo, a parte le scarse e ridicole prove fattive la ragione che giustifica la custodia cautelare è il rinvenimento di “materiale cartaceo riferibile a gruppi anarchici e animalisti”, il fatto che i “crimini” che mi imputano siano stati commessi per “precisa opzione ideologica” e la “nota della Digos” che mi riguarda. Ma se sono prigioniero a causa delle mie idee, finché queste rimarranno salde continuerò ad essere libero, e finché saprò che ci sono compagni che continuano a combattere e mi sono vicini, le mie idee non potranno mai vacillare.

Continuiamo a lottare contro ogni forma di dominio e sfruttamento, perché un singolo atto di liberazione, prima di tutto personale, vale il rischio di tutte le loro galere.


Un compagno libero

Detenuto a Regina Coeli


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Abbiamo deciso di riportare una lettera del nostro Compagno Sergio attualmente detenuto a Regina Coeli perché la sua lotta è la nostra.

Crediamo doveroso cercare di parlare di questo episodio di “ordinaria repressione”, visto che i media come al solito anche in merito a questa vicenda hanno solo vomitato menzogne; dipingendo gli autori delle azioni contro le macellerie prima come pericolosi terroristi, dimostrando che i veri terroristi rimangono i pennivendoli che spaventano i cittadini per giustificare la repressione e dopo che il P.M. ha trovato in due compagni molto attivi ad Arezzo i capri espiatori ideali, come dei “bombaroli da strapazzo” e degli “studenti dalle idee confuse” per ridicolizzarli ed impedire un’analisi di quelle che sono le cause del loro arresto, ovvero le loro convinzioni ideologiche.

Vergognoso anche il trattamento riservato a Sergio, che è stato sbattuto in carcere senza prove certe e nonostante il pieno beneficio condizionale. La legge non è uguale per tutti.

Come al solito noi ci rifiutiamo di entrare nel merito della dialettica innocenti-colpevoli, perché appartiene alla logica borghese di legalità e perché se la colpa di Sergio e Agnese è credere che sia giusto lottare per la “liberazione animale, umana e della terra” siamo certi che loro sono orgogliosi di essere “colpevoli”.

Crediamo anche che non esista migliore occasione di questa per evidenziare come questo sistema punisca chi decide di lottare in prima persona, difendendo solo gli interessi economici. Ma a differenza di quanto ci viene detto per condizionarci i veri criminali non sono chi alza la voce contro questo sistema di dominio, bensì chi accetta e appoggia la logica propria di questo sistema che è quello dello sfruttamento della Terra e dei suoi esseri viventi.

Noi però siamo riusciti a non farci abbindolare dalle loro belle favole ed è per questo che continueremo a portare avanti la lotta in cui Sergio e Agnese ripongono le loro speranze, che non è solo una campagna animalista ma è una lotta globale contro ogni forma di abuso su chiunque e qualunque cosa.

“Alcuni compagni solidali”

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Apprendiamo con enorme gioia che sabato 26 giugno 2004 Sergio ha ottenuto gli arresti domiciliari dopo oltre un mese di carcere. Tiene a ringraziare tutti coloro che l'hanno appoggiato durante questo periodo di detenzione, ora si trova a Roma e non ha particolari restrizioni, per cui potete scrivergli all'indirizzo:

Sergio Maria Stefani
Via Leonardo Fibonacci, 197
00166 Roma

FUOCO ALLE PRIGIONI!

Crocenera A

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Processo per direttissima a Sergio e Agnese

Crocenera A, 1 luglio 2004

Oggi, giovedì 1 luglio, nel pomeriggio i carabinieri hanno consegnato a Sergio e Agnese i fogli del rinvio a giudizio per direttissima, che si terrà lunedì 5 luglio presso il tribunale di Arezzo.
Ignobile come gli sbirri abbiano concesso a Sergio il "privilegio" di soli otto giorni di domiciliari e poi lo vadano a prelevare domenica notte con un cellulare della penitenziaria di Arezzo per processarlo per direttissima. Ci si stupisce che dopo 4 mesi dal fatto si possa fare un processo per direttissima, di solito utilizzato per casi di flagranza o di rea confessione, ma una legge lo permette a distanza di tempo giusto per i casi di armi ed esplosivi.
La volontà chiara del PM è di chiudere in fretta il caso, prima che i tribunali facciano la pausa estiva, per potersi andare a prendere la tintarella al mare con due condannati in più sul proprio carniere. E la "ragionevole certezza" che Sergio e Agnese siano colpevoli, come dice nei suoi fogliacci, la porterà nel tribunale lunedì, spingendo con una decina di testimoni a suo favore (quasi tutti sbirri) per una condanna e la "brillante risoluzione" di un caso che aveva scosso la dormiente cittadina di Arezzo.
Riteniamo indispensabile una risposta immediata e pertanto convochiamoun urgente presidio di solidarietà: SERGIO E AGNESE LIBERI SUBITO!!!

APPUNTAMENTO
Lunedì 5 luglio ore 9.00
Davanti al tribunale di Arezzo

Amici e compagni di Sergio e Agnese

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Sergio è stato coinvolto nell'inchiesta Cervantes che ha portato a perquisizioni e arresti in tutta Italia alla fine di luglio 2004.