Esonerati i cittadini di 28 Paesi, tra cui l'Italia. Ma da ottobre dovranno tutti avere il passaporto biometrico. Il programma è partito ieri all'aeroporto di Atlanta. Le misure saranno applicate anche a chi richiede un visto di lavoro, europei inclusi.
New York - A partire da ieri mattina, gli oltre 24 milioni di stranieri che ogni anno arrivano negli Stati Uniti saranno fotografati e dovranno lasciare un'impronta digitale agli ufficiali di frontiera nei porti e aeroporti d'ingresso. Il motivo: bloccare l'entrata dei terroristi in America e prevenire un altro 11 settembre. La nuova iniziativa si chiama Us-Visit (United States Visitor and Immigrant Status Indicator Technology) ed è stata inaugurata dal ministro per la Sicurezza nazionale Tom Ridge, che ha raggiunto l'aeroporto internazionale Hartsfield-Jackson di Atlanta per mostrare ai primi passeggeri provenienti da Cile e Brasile le nuove misure di sicurezza adottate da ieri nei 115 scali internazionali e nei 14 porti Usa. Dal programma sono esclusi i cittadini di 28 nazioni considerate «a basso rischio», che possono recarsi negli Usa per un massimo di 90 giorni senza bisogno di visto: i Paesi Ue (inclusa l'Italia), Giappone, Australia, Nuova Zelanda, Singapore, Canada e Brunei. Ridge, però, ha tenuto a precisare che, qualora i cittadini di questi Paesi risiedano per motivi di lavoro o studio negli Stati Uniti - e quindi richiedano un visto -, anche i visitatori delle 28 nazioni «esonerate» dovranno essere schedati. Stessa sorte per gli altri stranieri, che dovranno lasciare l'impronta del dito indice di entrambe le mani in uno scanner digitale sul bancone del controllo passaporti, dove una macchina fotografica computerizzata di forma sferica immortalerà la loro immagine. «I dati saranno confrontati istantaneamente con quelli dei terroristi e dei criminali raccolti in un archivio elettronico», ha spiegato Ridge, rivelando che un programma pilota delle nuove procedure, attuato all'aeroporto di Atlanta, «ha già portato al fermo e al rimpatrio di almeno una ventina di persone». Dal prossimo ottobre, tutti i visitatori - inclusi quelli provenienti dai 28 Paesi «esonerati» - dovranno essere in possesso di un passaporto biometrico (che contiene dati come le impronte digitali e la lettura dell'iride). «Per debellare il terrorismo, sempre più Paesi saranno costretti ad adottare una forma o l'altra di identificazione biometrica», teorizza Ridge, secondo il quale il sistema, una volta avviato, impiegherà «solo 10-15 secondi a persona». Ma le critiche al programma, che ha un budget intorno ai 380 milioni di dollari, non sono tardate ad arrivare. «Controlli inutili perché le autorità Usa non hanno nei loro archivi le impronte dei terroristi», punta il dito Tim Edgar, avvocato della American Civil Liberties Union. Secondo Larry Johnson, esperto in sicurezza dei cieli, le nuove misure finiranno per provocare «ritardi estenuanti, paralizzando il traffico aereo». Scettici anche i primi passeggeri che ieri hanno inaugurato Us-Visit ad Atlanta. «Non credo che potrà funzionare - ha commentato il brasiliano Carlos Thome - perché anche l'Europa è piena di terroristi, che potranno continuare a entrare indisturbati».
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Us-Visit, l'America si trasforma in fortezza
Franco Pantarelli
il manifesto, 6 Gennaio 2004
Cambia, in peggio, la vita per chi arriva negli Stati uniti. Rilevazione delle impronte digitali e fotografia all'ingresso negli Usa. È l'ultima trovata dell'Agenzia per la sicurezza interna voluta dal presidente Bush. Presi di mira gli stati del sud del mondo, esclusa l'Europa.
Da oggi cambia la vita dei controllori e dei controllati negli aeroporti americani. Per chi arriverà dalla maggioranza dei paesi del mondo, la procedura di ingresso ha una novità che un opuscolo diffuso dal ministero per la Homeland Security (sicurezza interna ndr) provvede a illustrare con i soliti disegnini e anche con qualche sforzo di gentilezza. Primo disegnino: l'omino in fila porge il passaporto al controllore; secondo: il controllore osserva il documento mentre parla all'omino (presumibilmente rivolgendogli le solite domande: scopo del viaggio, durata della permanenza, eccetera); terzo: il controllore invita l'omino a mettere le dita sulla macchina che prende le impronte, quarto: il controllore scatta la foto all'omino; quinto: l'omino si avvia verso il cartello «Welcome to the U.S.A.» Tutto ciò si chiama US-VISIT, che sta per Visitor and Immigrant Status Indicator Technology, cioè il programma, varato dal Congresso Usa all'indomani dell'11 settembre, costato 380 milioni di dollari con cui il governo americano intende difendersi dai terroristi. Per inaugurare la novità il ministro della Homeland Security, Tom Ridge, è andato personalmente ad Atlanta - il più trafficato aeroporto americano, 2.400 fra arrivi e partenze ogni giorno - per sovrintendere alle operazioni e stringere la mano ai primi viaggiatori che passavano attraverso il nuovo sistema. Lo scopo del US-VISIT, ha spiegato il ministro, è rendere i confini americani «aperti ai viaggiatori, ma chiusi ai terroristi». In pratica le impronte digitali (rilevate con un sistema che non richiede l'inchiostro) e le foto (scattate con il sistema digitale) confluiscono automaticamente nel cervellone dell'Fbi, contenente tutti i dati su criminali, terroristi e sospettati, il quale, nel giro di pochi secondi, fornisce il suo «ok», e allora il viaggiatore passa, oppure il suo «check» (controllare), e allora il disgraziato finisce in una stanza appartata per un'ispezione più approfondita.
Durante una «prova» compiuta giorni fa proprio all'aeroporto di Atlanta sono state ventuno le persone «pescate» in questo modo e consegnate all'ulteriore controllo, ha spiegato Ridge. I loro «record»: traffico di droga, violenza sessuale e visto non in regola. Non proprio dei santi, insomma, ma neanche terroristi. E la presenza fra loro di gente con il visto non in regola, formula estremamente generica, sembra dare concretezza alla protesta, per esempio, delle organizzazioni degli immigrati latinoamericani. «Non sembra probabile che in questo modo verranno presi molti cattivi, ma è più che probabile che molti immigrati resteranno incastrati nella burocrazia», ha detto un'organizzazione, chiamata La Raza.
L'operazione è scattata nei 115 aeroporti americani che ricevono voli internazionali e in 14 dei maggiori porti del paese. Secondo le statistiche, alla fine del 2004 saranno circa 24 milioni le persone che avranno depositato la loro immagine e le loro impronte nel database del Fbi. Poi, a partire dal primo gennaio 2005, il sistema entrerà in funzione anche nei cinquanta valichi di frontiera con il Canada e il Messico. Per ora dal nuovo sistema sono esenti le persone provenienti dai paesi con cui esiste un accordo che li autorizza a entrare negli Stati uniti senza visto e a restare per un periodo non superiore ai 90 giorni. Sono in gran parte paesi europei e quindi c'è anche l'Italia. E ieri uno dei controllati proveniente dal Sud Africa affermava: «Ma perché, i terroristi non possono essere anche europei?»
Fra i paesi esenti non c'è invece il Brasile, malgrado avesse chiesto formalmente a Washington di essere inserito nella lista. La risposta è stata negativa e così un arrabbiatissimo giudice di Brasilia di nome Julier Sebastiao («è una cosa brutale, un attacco ai diritti umani, una violazione dell'umana dignità, un atto xenofobo che richiama i peggiori esempi nazisti», ha scritto nella sua sentenza) ha ordinato alle autorità brasiliane di prendere «misure di reciprocità». Il governo del presidente Lula ha obbedito e così ora i viaggiatori americani che atterrano a San Paolo o a Rio de Janeiro dovranno anche loro farsi fotografare e lasciare le impronte digitali. «All'inizio erano un po' seccati, ma quando gli abbiamo spiegato che quello era lo stesso trattamento riservato ai cittadini brasiliani che andavano negli Stati uniti, hanno mostrato di capire», ha detto un portavoce della polizia brasiliana. «È un diritto sovrano del Brasile», ha riconosciuto magnanimo il dipartimento di Stato americano.