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Tunisia: Zouhair Yahyaoui, un sorriso in prigione

Angelica Diamantis

Squilibrio, 6 febbraio 2003

Ancora in carcere il webmaster del sito tunisino che lanciò il sondaggio: "La Tunisia è: una Repubblica, un Reame, uno zoo o una prigione?"

Si aggravano le sue condizioni sanitarie
Ha ottenuto le medicine solo dopo 14 giorni di sciopero della fame
Zouhair Yahyoui è il nipote del giudice Mokhtar Yahyoui, conosciuto anche come "il giudice ribelle", a causa della lettera aperta sulla mancanza di libertà della Giustizia, indirizzata al Presidente Ben Ali, e che gli è valsa la revoca (per leggere la lettera, in francese).

Nel luglio del 2001, Zouhair ha creato un sito Internet (www.tunezine.com), composto da un e-mag periodico (da cui il nome del sito TUNeZINE: e-zine di Tunisia), e da un forum di discussioni. Il sito è stato inaugurato con la pubblicazione della lettera del Giudice, che non riusciva ad avere une buona diffusione in Tunisia (i media in generale sono sotto il controllo stretto del regime).

Fin dalla sua creazione, TUNeZINE è stato censurato dal regime tunisino. La gente continua comunque a consultarlo, passando da proxies per raggirare i blocchi posti a certi servers (tra cui tutti i più comuni freemail).

Zouhair Yahyaoui firmava i suoi articoli con uno pseudonimo, Ettounsi (che significa il Tunisino, el Tunsi), e i suoi testi erano vivaci e satirici. Di che infastidire un regime totalitario e dittatoriale. I dittatori hanno raramente il senso dell'umorismo.

Eppure i Tunisini devono averlo, loro, il senso dell'umorismo: erano stati numerosi a seguire gli articoli e i dossiers pubblicati in occasione del referendum che ha offerto un nuovo mandato presidenziale (illegale per Costituzione) e l'impunita totale per ogni crimine a 99,61% dei voti. Hanno riso con lui dell'assurdità della loro situazione. Un referendum parallelo era stato lanciato su TUNeZINE: "La TUnisia è: una Repubblica, un Reame, uno zoo o una prigione?"

Le discussioni e le proposte si organizzavano sul sito, quando il 4 giugno 2002 la polizia politica entra in forza nel publinet (Internet café) dove Zouhair lavorava abitualmente, per arrestarlo. Di forza, si recheranno a casa sua, sempre senza alcun madato, per confiscare tutto il suo materiale informatico.

I processi verbali dell'arresto portano la data del 5 giugno. Per 24 ore, Zouhair sparisce. Per 24 ore, la sua famiglia non sa dov'è né che cosa gli è successo. I processi verbali non fanno neanche menzione della confisca del materiale informatico. Durante queste 24 ore, Zouhair Yahyaoui era al ministero degli Interni, dove ha subito varie sedute di tortura che gli hanno fatto dire i pass del suo sito.

Qualche ora dopo, il sito era scomparso dalla rete. E' riapparso subito dopo, grazie alle varie salvaguardie che ne erano state fatte. E' attualmente sempre su Internet.

Zouhair Yahyaoui è stato accusato di due delitti: diffusione di false notizie e furto di connessioone Internet a scapito del suo datore di lavoro. Bisogna notare che prima che il suo datore di lavoro sporgesse denuncia, ha ugualmente passato qualche ora in compagnia della polizia politica.

Due processi hanno avuto un risultato quasi identico: una condanna a 28 mesi, portata a 24 in appello. I processi si sono svolti senza istruzione né parola alla difesa sui fatti, e senza che gli avvocati potessero comunicare normalmente con il loro cliente. Né gli avvocati né Zouhair Yahyaoui sono stati avvertiti della data e dell'ora dell'udienza in appello, alla quale gli avvocati hanno potuto assistere, trovandosi nel Palazzo di Giustizia per caso.

Subito dopo il secondo processo, Zouhair Yahyaoui è stato trasferito alla prigione di Borj el Roumi, composta da edifici appena costruiti e ancora in cantiere, a vari kilometri dalla residenza della sua famiglia, senza collegamenti di trasporti pubblici. Il cibo e gli oggetti di uso corrente sono a carico della famiglia, nelle prigioni tunisine, e le visite sono quindi di un'importanza vitale per i prigionieri. La cella nella quale è rinchiuso è sovrappopolata, e il centinaio di detenuti non hanno neanche modo di dormire tutti nello stesso momento, perché la superficie al suolo non è sufficiente perché possano essere tutti distesi. Non si parla neanche di numero di letti... Non c'è acqua corrente in modo continuato, e i detenuti sono obbligati a raccogliere l'acqua necessaria per il loro uso quotidiano da un rubinetto in cortile, che funziona solo per un periodo limitato.

Attualmente, Zouhair soffre di varie malattie, un ascesso dentario peggiora di giorno in giorno, e le guardie accettano di somministrargli solo aspirine, che Zouhair si rifiuta di prendere. Soffre di un'insufficienza renale, e la mancanza d'acqua peggiora la situazione. Soffre di malattie della pelle, non curate fin dall'inizio. Il contenuto del "cesto" che la famiglia gli porta, che dovrebbe essere il suo sostentamento, sparisce parzialmente o completamente, o gli viene consegnato quando il cibo che contiene è marcito (probabilmente l'espressione del senso dell'umorismo del regime).

Il 17 gennaio, Zouhair Yahyaoui ha deciso di cominciare uno sciopero della fame, solo ricorso dei prigionieri per protestare del trattamento inumano. Ha rifiutato di nutrirsi, di muoversi, di uscire dalla sua cella, di lavarsi, di cambiarsi, ha rifiutato tutto ciò che costituisce i diritti di base di ogni essere umano, e che domanda ai prigionieri una battaglia quotidiana.

Ha accettato di mettere fine al suo sciopero 14 giorni dopo, quandi le guardie hanno accettato di consegnargli le medicine che gli sono necessarie, e che la famiglia gli ha portato.

Aggiornamento
Il 6 febbraio è stata aggredita la delegazione internazionale in visita nel carcere dov'è detenuto Zouhair; lo stesso giorno anche il sito web è stato attaccato.
Il 6 febbraio, una delegazione civile questa volta, fra cui Monsignor Gaillot e vari giornalisti occidentali, si è recata alla prigione dov'è incarcerato Zouhair Yahyaoui per manifestare per la sua liberazione e quella di tutti i prigionieri di opinione. E' stata aggredita dalla polizia politica, che fra l'altro ha strappato loro telecamere e macchine fotografiche e saccheggiato i veicoli. Quattro persone sono state arrestate, fra cui tre personalità dell'opposizione tunisina e un giornalista tedesco. Altri sono stati molestati e seguiti.

La stessa mattina, il sito fondato da Zouhair e che diffonde generalmente le notizie in vivo, è stato vittima di un attacco informatico, uno spam automatico.

Il giorno prima, il 5 febbraio, una delegazione ufficiale questa volta, composta da diplomatici statunitensi, olandesi, svizzeri, inglesi, finlandesi e belgi, due rappresentati per ogni ambasciata si era recata ad incontrare il giudice Mokhtar Yahyaoui, zio di Zouhair, e la madre di Zouhair, per assicurarli del loro sostegno.

Rilasciato cyber-dissidente tunisino

Punto Informatico, 20 novembre 2003

Dopo 18 mesi di carcere e un lungo sciopero della fame, anche grazie alle pressioni internazionali, Zouhair Yahyaoui viene liberato. Ma altri rimangono dietro le sbarre.

Non ce l'ha fatta il regime tunisino a mantenere il suo volto feroce, quantomeno in un clamoroso caso di censura che aveva acquisito una notevole visibilità e che aveva provocato diverse iniziative internazionali, il caso di Zouhair Ben Said Yahyaoui.

Il giovane Zouhair era stato condannato a 28 mesi di carcere senza alcun motivo convincente: per aver messo in piedi e moderato i forum di un sito dal taglio satirico e critico rispetto al governo di Tunisi. Ad annunciare il rilascio, avvenuto dopo 18 mesi di carcere, è quello stesso sito, divenuto da tempo punto di riferimento per le ultime notizie su Yahyaoui.

Tunisi, che come si ricorderà è destinata persino ad ospitare una delle sessioni del Summit ONU sulla società dell'Informazione, con la liberazione del giovane sta cercando di ripulire la propria immagine. Ma l'impresa è difficile, anche perché nelle carceri tunisine, considerate luoghi di tortura, vengono detenuti altri "dissidenti", come i giornalisti Hamadi Jebali e Abdallah Zouari.
Ed è proprio per questo che, dopo una iniziativa dei Radicali, il presidente del Parlamento Europeo ha chiesto che al generale tunisino Abib Ammar non sia consentito di presiedere l'importante Summit internazionale.

Secondo Reporters sans frontieres, che pure si è battuta per la liberazione di Yahyaoui, i 18 mesi di carcere del giovane tunisino sono stati drammatici. "Il suo rilascio - ha dichiarato RSF - non ci può far dimenticare come sia stato malamente trattato in prigione, dove è stato inviato solo per aver espresso la propria opinione". Delle pesantissime condizioni detentive di Yahyaoui si era parlato anche al Parlamento europeo in una interrogazione dell'europarlamentare radicale Olivier Dupuis, che aveva segnalato i più di 30 giorni di sciopero della fame del giovane, il sovraffollamento e la mancanza di cure mediche appropriate.