:: LESBICHE, GAY, TRANSESSUALI, BISESSUALI, QUEER CONTRO LA GUERRA!
Appello per un'omo-trans-bi-queer-sessualità pacifista Gennaio 2003

"L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie a un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo."
[Art. 11 della Costituzione italiana.]

"Affinché si verifichi la liberazione dell'omosessualità, della transessualità e l'emancipazione umana, è necessaria l'affermazione del movimento rivoluzionario delle donne, le quali, essendo i soggetti storici concreti dell'antitesi universale al potere maschile vigente, rovesceranno, trasformando in rivoluzionaria la loro posizione antitetica, tale potere, facendo crollare il sistema di repressione dell'Eros che gli è assolutamente funzionale, a cominciare dalla Norma eterosessuale e dal rifiuto dell'omosessualità. Il crollo del sistema fallocentrico comporta il crollo del sistema capitalistico, che si regge sulla struttura maschilista-eterosessuale della società e sulla repressione-sfruttamento dell'Eros che garantiscono il perpetuarsi del lavoro alienato e quindi del dominio del capitale."
[Mario Mieli, Elementi di critica omosessuale.]

"Organizzarsi come donne è una delle forme più efficaci di resistenza e di impegno. È uno dei contributi migliori che le donne possano dare alla causa comune della pace. È l'antidoto certo alla cultura militar-virile, che rinasce nella crisi di civiltà prodotta dalla globalizzazione neoliberista. Noi donne firmatarie dell'appello chiediamo pace, perché non vogliamo uniformarci agli stereotipi e ai modelli del militarismo. Noi siamo convinte che dalle armi e dalla guerra nessuna donna può trarre alcun vantaggio di prestigio e di immagine, ma solo emarginazione ulteriore, oltre alle distruzioni e alle sofferenze che toccano in guerra a ogni essere umano. Noi crediamo che ogni guerra porti in sé i germi dell'autoritarismo e rafforzi perciò le relazioni di potere, compresa la relazione che fonda il patriarcato."
[Appello della Marcia mondiale delle donne per la costituzione di un coordinamento di donne contro la guerra all'Iraq.]

"L'Italia ripudia la guerra come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali": così recita la nostra Costituzione, che è stata scritta dopo le devastazioni della seconda guerra mondiale, e che è stata ispirata dalla resistenza partigiana contro il nazifascismo, contro le follie del totalitarismo militarista. Eppure oggi il governo italiano dichiara la propria disponibilità ad appoggiare l'ormai prossima "guerra preventiva" contro l'Iraq, concedendo l'utilizzo delle basi militari del nostro territorio. La storia non ha insegnato nulla. La tragedia del Word Trade Center dell'11 settembre 2001 viene utilizzata oggi come pretesto per imporre un ordine mondiale funzionale agli interessi economici e geopolitici della super-potenza statunitense: "incendio del Reichstag in versione newyorkese". Questa guerra non fermerà, e anzi esaspererà il terrorismo, e renderà sempre più vaghe le speranze di una soluzione pacifica del conflitto arabo-israeliano, di una pace giusta in Medio Oriente.

Questa guerra, come la guerra in Afghanistan, come tutte le guerre, sarà un massacro. Si calcola che in pochi giorni mieterà mezzo milione di vittime, tra morti e feriti iracheni. Secondo "The Washington Post" il piano di guerra americano prevedrebbe l'impiego di 250.000 uomini. A differenza della guerra del Golfo del 1990-91, non si tratterebbe soltanto di una campagna aerea (allora le truppe di terra furono utilizzate essenzialmente solo contro le forze irachene in Kuwait), ma dell'occupazione del territorio iracheno da Nord, da Sud e da Ovest: a Nord e a Sud le truppe americane e britanniche occuperebbero le zone petrolifere, mentre l'invasione a Ovest avrebbe la funzione di prevenire eventuali attacchi di missili Scud iracheni contro Israele. Il "New York Times" riferisce che il piano della Casa Bianca per il dopo-Saddam prevede un'occupazione militare di almeno un anno e mezzo, e la gestione diretta del petrolio iracheno come risarcimento per le spese di guerra.
Ma la posta in gioco non è solo il petrolio: questa guerra può essere interpretata anche come uno sfoggio della potenza militare degli Stati Uniti di fronte al rafforzarsi economico, politico, tecnologico e militare dell'Europa. A partire dal marzo 2003 è, infatti, previsto l'avvio della costituzione di una struttura militare europea comune; entro il 2008 dovrebbe essere inoltre completato il sistema Galileo, costellazione di trenta satelliti in grado di orientare gli aerei, civili o militari, sull'intera superficie terrestre. Galileo è la risposta europea al sistema statunitense GPS (Global Positioning System), che è stato utilizzato dall'US Air Force nella guerra del Kosovo del 1999, per indicare la posizione di obiettivi fissi nei giorni di cattivo tempo - le bombe a guida laser sono inutilizzabili con il cielo coperto, perché il laser non penetra le nuvole.

Purtroppo molti uomini gay militano negli eserciti di tutto il mondo, purtroppo sempre più donne desiderano competere con gli uomini nella carriera militare.
Ma NOI, lesbiche gay transessuali bisessuali queer che "militiamo" in movimenti di emancipazione e liberazione sessuale, vogliamo raccogliere l'eredità del femminismo, e fare della nostre identità - o non-identità - sessuali delle soggettività antimilitariste e pacifiste. Il nostro desiderio può condurci a "giocare" con (a "prenderci gioco di") un immaginario erotico maschile - il transessualismo donna-uomo, l'acquisizione di comportamenti maschili stereotipati di alcune lesbiche, l'abbigliamento leather o militare di alcuni gay, le pratiche sado-masochiste… - ma il nostro pensiero critico ci conduce al rifiuto della violenza, del machismo, dei modelli virili del militarismo. La guerra è il prodotto della stessa cultura di violenza e dominio che ci discrimina (di quella logica che ha ispirato la strage di otto uomini gay nella sauna di Cape Town, lo scorso 19 gennaio): e dalla nostra discriminazione noi vogliamo trarre lezione per costruire alleanze con tutti i soggetti oppressi, con tutte le vittime dell'ingiustizia, dello sfruttamento e della guerra. La nostra volontà politica non è quella di omologarci a un mondo che non ci piace, ma di opporre a tale mondo la nostra resistenza: la nostra gaiezza, la solidarietà tra donne, i nostri corpi travestiti e modificati, il nostro desiderio di pace, di sorellanze e fratellanze universali.

La bandiera del nostro movimento è un arcobaleno, come la bandiera del movimento pacifista. Contro la guerra, contro la cultura militarista e maschilista, contro tutti gli eserciti (statunitense, inglese, europeo, iracheno, israeliano, italiano…) contro l'embargo che da dodici anni affama la popolazione irachena, contro Bush, Blair e Saddam, contro Berlusconi e contro Sharon, contro l'occupazione israeliana dei territori palestinesi, contro il terrorismo, contro il maschilismo e l'omofobia di tutti gli integralistmi, invitiamo tutte le associazioni e tutti i soggetti lesbici, gay, transessuali, bisessuali e queer a partecipare con la nostra bandiera alla manifestazione pacifista del 15 febbraio a Roma, a essere presenti a tutte le iniziative volte a contrastare questa guerra, e infine a creare momenti di confronto e di riflessione volti a elaborare una cultura di pace.