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From "Red * Ghost" <red-ghost@libero.it>
Date Sun, 30 Mar 2003 17:13:51 +0200
Subject c99: torino rescoconto + com. cobas

Da: <askatasuna@ecn.org>
  Oggetto: torino rescoconto

Bombe e manganelli


Il corteo contro la guerra di oggi e'terminato con violentissime cariche.
Poco prima di entrare in Piazza Castello, dove si sarebbe conclusa la
manifestazione, dalla coda del corteo, da parte di bande di carabinieri e
celerini, sono partite violentissime cariche. Manganellate, lacrimogeni,
insulti e pestaggi hanno colpito tutta la coda della manifestazione,
composta dal servizio d'ordine del network antagonista piemontese, e gli
immigrati che li precedevano in massa. Moltissime donne immigrate con il
passeggino e i figli sono rimaste coinvolte, ci sono decine di feriti negli
ospedali. I due furgoni con l'amplificazione sono stati danneggiati, i
vetri in frantumi, manganellate sulle fiancate il tentativo di arresto dei
compagni che guidavano. Le cariche e i lacrimogeni hanno poi investito
tutta la piazza provocando la fuga di tutti i manifestanti giunti alla
conclusione del corteo. Un furgone dei carabinieri durante i caroselli in
piazza ha sventolato una bandiera americana
Tutta la rabbia, tutto il livore nei confronti dei compagni e delle
compagne, l'accanimento nei confronti della manifestazione e' dovuto
all'inizio della giornata di mobilitazione , quando 300 antifascisti hanno
eluso il blocco della questura a porta palazzo e hanno tentato di
raggiungere il concentramento di Forza Nuova. Evidentemente questo ha
determinato l'attegiamento di continuo attacco nei nostri confronti,
partito dalla prima blindatura al nostro spezzone, dal concentramento al
corso della manifestazione nelle prime vie avevamo polizia e carabinieri
che ci attorniavano e un primo momento di contatto stretto si e'
trasformato in una carica mirata al ferimento e alla distruzione
dell'amplicazione. Una volta proseguito il corteo prima di giungere ai
fatti che prima descrivevamo ci sono state altre due cariche dovute alla
continua e asfissiante pressione delle forze dell'ordine che hanno cercato
piu' volte di rompere la manifestazione. Ancora una volta riteniamo tra uno
responsabili gia' inquisito per il  primo maggio del 99' il vice questore
di Torino, Giovanni Sarlo, era lui che alla testa dei reparti ha dato il
via libera alla carica.
Nel quartiere di Porta Palazzo la rabbia degli immigrati si e' trasformata
in resistenza nelle strade con barricate  e cassonetti incendiati.

omani davanti alla ex stazione troino ceres in co.so giulio cesare ALLE 11
conferenza stampa

Network antagonista piemontese
Csa Murzzi Torino - Csa Castellazzo Ivrea- csa Mattone Rosse Vercelli-cda
Babylon Bra-Csoa Askatasuna-Colllettivo universitario autonomo Torino

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Comunicati COBAS

Oggi, 29 marzo a Torino.

La prima carica. Alle h.16,30 il  corteo per la pace, partito da Piazza
Castello, aveva già imboccato via Milano. Lo spezzone finale, dove sfilano
il Centro Sociale Askatasuna e gruppi di militanti Cobas e dei sindacati di
base, è all'altezza di Via Pietro Micca quando vediamo i carabinieri
convergere e stringerci dai lati mentre due file di poliziotti si infilano
nel corteo e sbarrano quest'ultimo spezzone. Partono le prime cariche e
manganellate, viene abbattuto lo striscione, ma i compagni riescono a
ricomporsi e a ricongiungersi al grosso del corteo che prosegue verso Porta
Palazzo. Qui ora si immettono centinaia di immigrati - con tutta la comunità
palestinese di Torino - che si uniscono alla protesta contro l'aggressione
angloamericana all'Iraq e la loro sporca guerra.

Seconda carica. Arrivati in via della Consolata parte dal fondo una carica
mirata di nuovo ai giovani di Askatasuna. Anche questa volta ci si ricompone
e si prosegue in via Po da dove la testa del corteo sta raggiungendo Piazza
Castello per concludersi al presidio permanente.

Ultima brutale, ingiustificata carica. In via Po per la terza volta
carabinieri e poliziotti caricano: iniziano violenti pestaggi, a una donna
palestinese che sfilava con figli e nipoti viene rotto un braccio, il
ragazzo che guidava il camioncino del Centro sociale viene tirato giù a
forza, pestato e nonostante la testa rotta  e la continua perdita di sangue
viene rinchiuso nell'auto della polizia e portato via;  perfino i bambini
che reggono il lungo striscione coi colori della Palestina vengono gettati
per terra e feriti (quattro saranno caricati sull'ambulanza e ricoverati in
ospedale). Contemporaneamente piazza Castello viene innondata di
lacrimogeni: nonostante il corteo venga disperso, almeno mille persone
continuano a presidiare la piazza, ad assistere chi è stato colpito, a
scandire slogan.

Non è ancora finita: più tardi alcuni blindati - lacrimogeni sulla
torretta - si dirigono a tutta velocità verso Porta Palazzo, e ancora una
volta sono sotto il tiro gli immigrati arabi che vengono caricati e
dispersi. Un funzionario della Digos ci dice: "dovete ringraziare che non
siamo entrati nella Moschea".

Di quanto sopra detto noi Cobas - come altre decine di persone intervenuti a
proteggere come si poteva gli aggrediti, le donne e i bambini- siamo stati
esterefatti testimoni oculari. Così come possiamo testimoniare di non aver
visto nulla che potesse scatenare azioni tanto brutali delle forze
dell'ordine. A meno che anche i gesti simbolici e gli slogans siano
diventati oggetto di criminalizzazione  e di repressione: e siamo appena al
primo giorno dello "stato d'emergenza" proclamato ieri dal governo
italiano!.

Confederazione COBAS - Torino

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Oggetto: Il "duce" Berlusconi dichiara la guerra interna


Il "duce" Berlusconi dichiara la guerra interna

Con uno sbalorditivo e dittatoriale decreto il governo Berlusconi ha
dichiarato la guerra interna, proclamando lo STATO DI EMERGENZA per
possibili azioni terroristiche connesse con la guerra all'Iraq.
Concretamente tale Stato di Emergenza si traduce nella militarizzazione
totale della Protezione civile e del controllo politico sul territorio
nazionale.

Guido Bertolaso, attuale capo della Protezione civile, viene nominato
Commissario straordinario del governo per la gestione dello Stato di
Emergenza. I suoi poteri, su tutto il territorio nazionale, divengono pari a
quelli che attualmente la Protezione civile ha sulle zone ove si abbattono
calamità naturali, assommandovi però tutta la decisionalità politica tipica
dei Prefetti, delle Questure e delle varie polizie in merito a tutto ciò che
può "turbare l'ordine pubblico".

In altri termini Bertolaso potrà, a suo insindacabile giudizio e
sottomettendo a tale valutazione le altre strutture preposte alla gestione
dell'"ordine pubblico", usare militarmente il corpo della Protezione Civile
(come si vuole fare per i Vigili del Fuoco), chiudere interi territori e
vietarne il transito, evacuare zone di vastità variabile, vietare scioperi e
manifestazioni in "zone a rischio", imporre la militarizzazione di attività
lavorative, censurare notizie o informazioni e così via.

Mai in tutta la storia repubblicana dell'Italia è successo qualcosa del
genere: la gigantesca mobilitazione contro la guerra deve immediatamente
puntare il dito contro questa intollerabile dichiarazione di guerra interna
e richiedere con la massima forza l'immediata cancellazione di tale
delirante e "ducesca" decisione.

In particolare, la richiesta di immediato annullamento del decreto sarà al
centro dello SCIOPERO GENERALE dichiarato per il 2 aprile dai Cobas, dalla
Cub e da tutto il sindacalismo di base (che si articolerà con manifestazioni
regionali e provinciali nella mattinata del 2) CONTRO LA GUERRA E LA
PARTECIPAZIONE ITALIANA AD ESSA.

A tal proposito, la proclamazione dello Stato di emergenza spazza via
definitivamente le già risibili e reiterate "esternazioni" della Commissione
di garanzia, che, per impedire gli scioperi, continua a sostenere che
l'Italia non avrebbe nulla a che fare con la guerra in corso e che, dunque,
le procedure per gli scioperi dovrebbero seguire le normali trafile dei
tempi di pace (e peraltro, anche in tempi di pace, le obiezioni fatte dalla
Commissione allo sciopero del 2 aprile non avrebbero comunque alcuna
delibera di supporto).

IL 2 APRILE SCIOPERO GENERALE
PER FERMARE LA GUERRA

E PER CANCELLARE
IL DITTATORIALE STATO DI EMERGENZA

CONFEDERAZIONE COBAS
Roma, 29 marzo 2003


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