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Umanità Nova redazione torinese <fat@inrete.it>
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Date
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Thu, 11 Dec 2003 01:59:28 +0100
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Subject
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c99: Torino: Terrorista è lo Stato!
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Torino: "I crimini della democrazia: dalla strage di stato alle gabbie di Guantanamo"
12 e 13 dicembre: due giornate per non dimenticare le stragi di ieri ed opporci a quelle di oggi, due giornate di riflessione, informazione e lotta.
Venerdì 12 dicembre alle ore 21 presso la sede della Federazione Anarchica in corso Palermo 46 serata di controinformazione e dibattito. Interverrà Cosimo Scarinzi, che nel 1969, giovane anarchico, viveva a Milano, ed è stato partecipe di quella stagione di feroce repressione ma anche di lotta e passione intensa. Introdurrà il dibattito successivo Maria Matteo.
Sabato 13 dicembre presenza di piazza con punto informativo, musica, performance, mostre e banchetti in piazza Castello (lato Palazzo Madama) sin dalle ore 14,40 (in caso di pioggia sotto i portici).
Repressione: diretta, indiretta o preventiva?
TERRORISTA È LO STATO
Il 12 dicembre di 34 anni orsono la strage di piazza Fontana inaugurava la strategia della tensione con la quale lo Stato rispondeva alle lotte per la libertà e l’uguaglianza che attraversavano il paese. A Milano, nella banca dell’Agricoltura, morirono 17 persone: a queste nella notte tra il 15 ed il 16 dicembre si aggiungerà Giuseppe Pinelli, ferroviere anarchico assassinato nei locali della questura e buttato dal quarto piano. Il governo aveva aperto la caccia agli anarchici accusandoli della strage ed imprigionando per tre anni Pietro Valpreda. Solo la controinformazione dal basso bloccherà la manovra: tra i lavoratori, gli sfruttati sarà ben presto chiaro che, come gli anarchici avevano gridato sin dalle prime ore, "la strage è di stato, Valpreda è innocente, Pinelli è stato assassinato".
La repressione è "l’impedimento, per mezzo della forza, di ciò che tende a sconvolgere specialmente un assetto politico o sociale": questa è la definizione del vocabolario. Questa è la pratica di ogni governo contro chi si oppone: manganelli e manette di polizia per mettere a tacere chi lotta per l’eguaglianza e la libertà.
La repressione può essere diretta, come a Genova nel 2001, oppure indiretta, come per la strage di Piazza Fontana nel 1969, ove la strategia d’attacco si articolò su una bomba addossata ad un gruppo anarchico per costringere sulla difensiva il movimento in crescita. La mattanza di Genova ha avuto come effetto il ripiegarsi del movimento su un versante paraistituzionale, la strage del 12 dicembre ha costretto operai e studenti ad un salto di qualità, alla radicalizzazione dello scontro nello smascheramento delle responsabilità.
La repressione è spesso anche preventiva per impedire lo sviluppo di movimenti di contestazione. Si crea un pericolo, lo si ingigantisce, per creare consenso e mobilitazione e annichilire gli embrioni di opposizione.
La "guerra permanente" è diventata la parola d’ordine per ridefinire il proprio potere e rilanciare le proprie rapine. Bush, Blair e Berlusconi l’hanno chiamata "guerra per la democrazia". La guerra per la democrazia è una guerra civile che ha come obiettivo non solo i paesi che aggredisce, ma la stessa società che la partorisce e la subisce. Per imporre la democrazia fuori, bisogna imporla dentro.
Guerra interna e guerra esterna hanno lo stesso fronte:
ne sono vittime gli sfruttati, i lavoratori, i migranti, gli oppositori politici, i senza potere.
Il meccanismo è ben oliato: chi non ci sta, chi scende in piazza, chi sciopera, chi reclama libertà ed uguaglianza viene equiparato ad un terrorista, criminalizzato dalla stampa di regime che scatena feroci campagne di disinformazione: un giorno tocca ai migranti, un altro ai senza casa o agli studenti, un altro ancora ai lavoratori in sciopero. I tranvieri milanesi, vengono criminalizzati, messi sotto inchiesta, minacciati per aver richiesto il rinnovo del contratto nelle forme classiche della lotta di classe: lo sciopero senza se e senza ma.
Recenti sono le dichiarazioni del ministro di polizia, Pisanu, contro il pericolo anarchico. Veline di polizia riprese dalla stampa parlano di alcune centinaia di indagati dell’area anarchica di cui vengono esaltati i rapporti internazionali e insinuata la propensione terroristica.
E non sono solo dichiarazioni. Perquisizioni si susseguono, montature vengono imbastite, compagni vengono incarcerati. E una valanga di articoli, per lo più infamanti, accompagnano queste azioni.
Oggi come nel 1969 il terrorismo ha il volto dello Stato:
lo Stato degli eserciti e delle guerre, lo Stato dei manganelli e dei gas in piazza, lo Stato dei lager per immigrati, lo Stato che cancella le tutele per gli anziani, i malati, i lavoratori, lo Stato che sanziona chi sciopera, lo Stato che imprigiona, assassina, criminalizza
Oggi come nel 1969 la repressione si sconfigge prosciugando l’acqua stagnante della politica istituzionale, erodendo le basi della gerarchia sociale, dando fiato alla critica e al discredito nei confronti dei ceti dirigenti, facendo crescere la volontà autogestionaria di soluzione diretta dei propri problemi, con la solidarietà verso chi lotta e resiste.
La repressione si sconfigge sconfiggendo lo Stato.
Oggi come allora solo la lotta dal basso, solo la solidarietà tra chi subisce quotidianamente lo sfruttamento e l’oppressione possono fermare la strategia liberticida di chi ci governa.
Cena anticlericale
Sabato 20 dicembre alle ore 20 in corso Palermo 46
Federazione Anarchica Torinese - FAI
Corso Palermo 46 la sede è aperta ogni giovedì dopo le 21,15 tel. 011 857850; 338 6594361; mail fat@inrete.it