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From
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Federazione Anarchica Torinese <fat@inrete.it>
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Date
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Thu, 17 Mar 2005 18:17:57 +0100
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Subject
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c99: Tutti a Rimini il 19 marzo!
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Contro tutti gli eserciti!
Il 19 marzo è stata da tempo convocata una manifestazione a Rimini, perché
fermare la guerra significa tagliare le radici del militarismo nostrano,
quello che si traveste da "missione umanitaria"
è la base degli elicotteristi del “reggimento “Vega” di stanza a Nassirija,
dove nella battaglia dei ponti i "nostri" soldati di pace hanno ammazzato
centinaia di uomini, donne e bambini.
Per questo motivo, il 19, giornata di azione antimilitarista
internazionale, abbiamo scelto di essere a Rimini.
GIORNATA ANTIMILITARISTA INTERNAZIONALE
Tutte le guerre contro di noi,
noi contro tutte le guerre
CONTRO tutti gli eserciti /PER la diserzione
CONTRO tutte le frontiere / PER la libera circolazione di ogni individuo
CONTRO tutti i nazionalismi / PER la solidarietà tra gli oppressi
CONTRO la devastazione sociale prodotta dal capitalismo / PER
l’autogestione e l’uguaglianza
CONTRO tutte le religioni / PER il libero pensiero
CONTRO LO SFRUTTAMENTO E LA REPRESSIONE GLOBALE, PER LA GLOBALIZZAZIONE
DELLE LIBERTÀ
Sabato 19 Marzo Manifestazione a Rimini
Punto di incontro alle 14,30 all'Arco di Augusto
IFA - Internazionale delle Federazioni Anarchiche
FAI - Federazione Anarchica Italiana
www.federazioneanarchica.org
cdc@federazioneanarchica.org
Pullman e treni:
Da Carrara, Versilia, Spezia: pullman per Rimini
Si invitano i compagni del circondario a prenotarsi per il pullman del 19
marzo per la manifestazione di Rimini. Telefonare allo 0585 75143, orario
di lavoro.
Parma e Reggio: pullman per Rimini
Per la manifestazione di sabato 19 marzo a Rimini, il gruppo
anarchico"A,Cieri", insieme ai compagni reggiani, sta organizzando un
pullman. Partenza approssimativamente a metà mattinata da Parma e rientro
al termine della manifestazione. Per contatti: 349/4144324; 340/9773493
Da Milano per Rimini partenza dalla stazione ferroviaria centrale alle ore
10 (trovarsi ore 9,30).
Da Torino per Rimini partenza dalla Stazione di Porta Nuova ore 7,45 (Porta
Susa ore 7,52) e arrivo a Milano un ora e mezza dopo. Da Milano partenza
ore 10 (assieme ai compagni di Milano).
Info: 011 857850 338 6594361
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Da Umanità Nova n. 10 2005
Dal Kossovo all’Afganistan all’Iraq… antimilitaristi, sempre
Fuori gli eserciti dalla Storia, dall’Italia, dall’Iraq
Circa sei anni fa, nell’aprile del 1999, andammo a Rimini per dimostrare
contro la guerra in Kosovo: la città era piena di manifesti targati PDS che
rammentavano le ragioni umanitarie dell’intervento Nato, a cui l’onorevole
D’Alema, allora presidente del Consiglio, si vantava di aver dato un
contributo, di morte aggiungo io, superiore a quello Inglese e Francese.
L’Italia pacifista era allora pressoché bloccata, inerme ed immobile e le
ragioni, forse, sono abbastanza facili da capire: i cani da guardia del
riformismo nostrano erano in prima linea nel fronte bellico. Lo stesso
movimento rimase altrettanto immobile, ad eccezione di piccole componenti,
anche due anni dopo nel 2001, quando, nuovamente, Fassino e soci, pur
dall’opposizione, ritennero inevitabile il bombardamento dell’Afganistan, a
seguito degli attentati alle Torri Gemelle, con il benestare della
loro “sinistra” interna, non ancora coesa intorno ad un progetto unitario,
denominato in seguito “Correntone”. Il pacifismo era allora proprio di quei
settori che non si rassegnavano all’eventualità bellica di una parte della
sinistra istituzionale, gruppi della sinistra comunista, di cattolici non
violenti, di antimperialisti di varia umanità, del sindacalismo di base,
etc.
Naturalmente anche noi, anarchici, rimarcavamo il nostro storico
antimilitarismo, che non ha mai significato né connivenza con i soprusi ed
i massacri del Potere né rassegnazione democraticista, o ancora peggio,
guerrafondaia.
Scendevamo in piazza con tutti quelli che si opponevano alla guerra,
soprattutto nelle realtà locali dove eravamo presenti e non raramente
provavamo disgusto, che non è mai scomparso, e contrapposizione contro
quell’antibellicismo di regime, che sfoggiava, con altri simboli di
oppressione (Milosevic e dittature di varia natura, le bandiere nazionali
in genere) il dissenso ai nuovi massacri (le guerre “umanitarie”).
Quando il sindacalismo di stato e gli sgherri umanitari hanno lasciato
libere le catene, ecco che una fiumana di gente si è liberata, forse ancora
prima che nelle piazze, dai propri padroni o dalle proprie censure che di
necessità non hanno mai costruito virtù, ma solo obbedienza alle peggiori
nefandezze: se non si era filo-sovietici, allora si era filo-atlantici, se
non si apprezzava il socialismo di stato, allora si era filo-capitalisti…
se non si era a favore delle guerra in Kossovo, allora si era filo-
Milosevic e via cantando.
Comunque sia andata, ed è andata male, il fatto che abbiano tolto qualche
chiavistello non ha fatto male: si potrebbe aspettare fiduciosamente che
questo nuovo popolo della pace non torni più indietro: ma l’unica
controprova, se ve ne sarà bisogno, la daranno quando i loro amici saranno
giunti al comando. E le dichiarazioni dell’“estrema sinistra” bertinottiana
sul ritiro graduale delle truppe dall’Iraq, o quelle sui vecchi strumenti
di interposizione militare (ONU) non fanno certo ben sperare.
La manifestazione pacifista di Roma del 19 marzo è stata indetta su questi
tre punti:
- per esigere subito il ritiro delle truppe di occupazione dall'Iraq
- per ribadire la sovranità dell’Iraq e la legittimità della resistenza
all’occupazione militare
- per animare anche in Italia la campagna internazionale contro le basi
militari USA e NATO e lo smantellamento delle armi nucleari installate
nelle basi in Italia.
Si tratta di tre punti chiari e dignitosi, per cui nessuno di noi che andrà
a Rimini lo farà in contrapposizione all’altra manifestazione, ma le nostre
parole d’ordine estenderanno e completeranno ciò che la mobilitazione di
Roma non può o non vuole dire:
CONTRO tutti gli eserciti / PER la diserzione
CONTRO tutte le frontiere / PER la libera circolazione di ogni individuo
CONTRO tutti i nazionalismi / PER la solidarietà tra gli oppressi
CONTRO la devastazione sociale prodotta dal capitalismo / PER
l'autogestione e l'uguaglianza
CONTRO tutte le religioni / PER il libero pensiero
Anticapitalismo, antinazionalismo ed antimilitarismo per liberarci
dall’oppressione e per non sostituire nuove schiavitù a quelle vecchie. Ed
infine la memoria, così importante per la sinistra istituzionale liberal-
democratica quando richiama alla mente eventi sufficientemente lontani nel
tempo e poco problematici in termini di schieramento, come la Resistenza,
ma oblio voluto quando ci rimanda a tempi sospetti e vicini: la guerra in
Kossovo e in Afganistan, la Nato ed il militarismo. Noi, come sei anni fa,
non dimentichiamo e manifesteremo anche contro di loro.
Pietro Stara
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Tutti a Rimini!
In Iraq, in Afganistan, nei Balcani ci sono truppe e mezzi militari
italiani impegnati in aggressioni e occupazioni che provocano
quotidianamente morte, miseria e distruzione.
In Italia c’è un’economia di guerra che taglia continuamente i salari, la
sanità, l’istruzione, le pensioni ed i servizi sociali per finanziare le
cosiddette “missioni di pace”: sporche operazioni neocoloniali, interventi
diretti a favorire, difendere e consolidare interessi economici e politici
dei governi occidentali. Quello italiano fa, come sempre, la sua schifosa
parte (aggressione militare alla Jugoslavia ieri col sinistro D’Alema,
aggressione militare all’Iraq oggi col destro Berlusca).
In Iraq dal 20 marzo 2003 (anno di inizio della seconda guerra del Golfo)
ci sono state 100.000 vittime tra i civili (in gran parte donne e bambini)
e la guerra continua con l’uso, da parte delle forze militari di
occupazione (USA in primis), di armi di distruzione di massa come napalm,
gas tossici e bombe a frammentazione. Però, si sono svolte “libere elezioni
democratiche”: con i fucili di centocinquantamila soldati a stelle e
strisce puntati su un intero popolo.
In Italia si costruiscono tranquillamente portaerei da guerra da 3 miliardi
di euro e l’industria armiera esporta morte in tutto il mondo, ovunque è
possibile fare affari (negli ultimi dieci anni le esportazioni di armi
italiane sono salite da 300 a 600 milioni di euro). Il territorio del
belpaese è pieno zeppo di burattini in uniforme e basi militari (e ci sono
almeno novanta ordigni nucleari, cinquanta nella base USA di Aviano e
quaranta nei depositi di Ghedi di Torre), mentre la propaganda e la
retorica nazionalista, militarista e patriottarda è incessante e nauseante.
La guerra moderna richiede individui specializzati, professionisti
nel “mestiere” di uccidere, controllare e reprimere; ed intorno soltanto
assuefazione, consenso, rassegnazione ad un presente feroce e spietato.
A due anni di distanza dall’inizio della seconda guerra del Golfo, sabato
19 marzo partecipiamo alla manifestazione antimilitarista internazionale a
Rimini, città che subisce la presenza di un aeroporto civile-militare base
per gli elicotteristi italiani di stanza a Nassirija.
Contro tutti gli eserciti, per la diserzione!
Assemblea Antimilitarista e Antiautoritaria