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From
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Federazione Anarchica Torinese <fat@inrete.it>
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Date
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Mon, 27 Jun 2005 02:29:53 +0200
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Subject
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c99: Torino: iniziative per Massi e Silvio del 19 e del 24 giugno
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Volantino distribuito alla "festa" di s. Giovanni a Torino, il 24 maggio
Foto a quest'indirizzo:
http://italy.indymedia.org/news/2005/06/820686.php
L'antifascismo non si arresta!
Libertà per Massimiliano e Silvio!
I fatti sono IGNOTI.
Coperti, minimizzati, falsificati, strumentalizzati.
Noi non abbiamo voce sui grandi quotidiani, né in TV o radio. Noi siamo quelli tanto brutti che per noi è vietato passare da piazza Castello.
Se avete pazienza e voglia di sentire un'altra voce, vi raccontiamo la nostra, quella che abbiamo vissuto sulla nostra pelle: è una storia di coltellate, di cariche, di botte, di lacrimogeni, di arresti.
È la storia del fascismo che avanza in questa Torino, il cui sindaco per mantenere pulita la vetrina olimpica, criminalizza gli antifascisti, insulta gli operai della Fiat, sgombera gli spazi vuoti fatti rivivere, fa a gara con il fascista Ghiglia per vedere chi tiene in mano il manico del manganello.
A Torino le vie sono costellate dalle lapidi grigie con cui il comune ricorda partigiani, socialisti, comunisti, azionisti, anarchici, morti per mano dei fascisti. A Torino i fascisti sono protetti dalla polizia e gli antifascisti, picchiati, feriti, incarcerati. Sembra di leggere un libro sugli anni venti, quando le squadracce imperversavano per la città, protette dalla guardie regie. Quando Pietro Ferrero dell'Unione anarchica, segretario generale della FIOM, veniva prelevato da casa, torturato, trascinato per ore legato ad un camion dai fascisti di Brandimarte, che quella notte ne ammazzarono altri 17. Brandimarte morirà impunito nel dopoguerra.
Quello di questi giorni sembra un film già visto. Un gran brutto film.
Nella notte tra l'11 e il 12 giugno quattro macchine a fari spenti si fermano nei pressi della casa occupata Barocchio, dove tutti dormono. Forzano la porta ed entrano nel cortile: il rumore sveglia gli abitanti. Due accorrono e vengono immediatamente accoltellati. Uno di loro verrà operato d'urgenza perché la lama fascista gli perfora l'intestino. Per un pelo non ci scappa il morto.
Sabato 18 giugno. Un migliaio di antifascisti si ritrovano in piazza Madama per denunciare le aggressioni minimizzate dalla stampa cittadina e per segnalare il clima omertoso che accompagna le imprese dei nuovi fascisti.
Il presidio, vista la buona partecipazione, si trasforma in corteo e contrattando il percorso con la polizia raggiunge via Po. Qui viene bloccato dagli agenti che non vogliono farlo passare da piazza Castello: il salotto buono della città non deve sentire che lo squadrismo è tornato a Torino.
Partono le cariche, la caccia all'uomo sotto i portici, la via viene invasa dai lacrimogeni. Due manifestanti vengono arrestati: entrambi si sono fermati per aiutare altri caduti a terra quando vengono fermati e gettati sul cellulare.
Fuggendo i manifestanti lanciano in strada qualche tavolino e sedia dei dehor per riparare i più deboli dalla furia scatenata della polizia.
Il giorno successivo la stampa finirà l'opera iniziata in strada: gli aggressori saranno trasformati negli aggrediti. Gente colpevole di voler manifestare, picchiata e gasata assieme ai passanti della via verrà descritta come un'orda violenta. Alla fine il bilancio sarà di decine di persone, tra manifestanti e comuni cittadini, picchiate e gasate, qualche tavolino spaccato, due vetrine rotte (una dalla polizia) e due anarchici gettati in galera.
Si arriva a scrivere che la polizia doveva intervenire per impedire "ulteriori violenze". Si ignora deliberatamente che fino alle cariche della polizia il corteo era sfilato pacificamente e anche durante le cariche, la violenza, quella vera, quella contro le persone, era stata scatenata dagli esponenti delle forze del DISORDINE STATALE.
Nel paese dove un multimiliardario è andato a potere dicendo di essere un operaio tutto è possibile. È lo stesso paese del massacro di Genova, delle espulsioni massa di rifugiati e migranti, delle prigioni amministrative, della guerra permanente in Afganistan e Iraq, delle grandi opere sulla pelle di noi tutti. Un paese (e una città) dove i profitti di pochi contano più della vita della gente, dove si spendono milioni per le feste preolimpiche mentre la gente dorme in strada, dove i servizi sono diventati un privilegio, dove in tre settimane tre immigrati sono morti nel corso di "normali" controlli di polizia.
Una città "normale" dove di normale c'è solo la repressione, l'intolleranza, l'arroganza di chi comanda e di chi sfrutta.
Arriviamo al 21 giugno. Il giudice davanti cui sono trascinati Massimiliano e Silvio, i due anarchici arrestati durante le cariche del 18, decide che vengano rinviati a giudizio per "resistenza e lesioni": evidentemente prendere manganellate in questo paese è una colpa.
E, fatto inaudito, vengono trattenuti in carcere invece di essere liberati come in genere avviene per questo genere di accuse: una decisione politica maturata nel clima da caccia alle streghe che i poteri forti hanno voluto imporre in città.
L'antefatto di questa brutta storia? 30.000 persone in marcia da Susa a Venaus contro il TAV: i grandi giochi di potere e soldi messi in discussione da gente che non è disposta a sottomettersi alle decisioni del potere. Un protagonismo che fa paura, un protagonismo che bisogna fermare, creando un clima di tensione in città e in valle.
Anche questo è un film già visto. Un gran brutto film
A Torino nessuno deve manifestare, nessuno deve disturbare i manovratori, né gli antifascisti, né gli operai della Fiat, né i valsusini. Né gli anarchici.
Ma noi non ci stiamo.
Sabato 2 luglio scenderemo ancora in piazza. Invitiamo tutti i torinesi a venire per guardare con i propri occhi chi stampa, polizia, e sinistri amministratori hanno descritto come delinquenti.
Passeremo dai luoghi che ricordano la storia antifascista di questa città. Questa città con la quale oggi come il 18 giugno vogliamo raccontare del fascismo che torna, dei padroni che sfruttano, degli amministratori che badano solo alle loro poltrone, della polizia che picchia, della stampa asservita, della magistratura che getta in carcere due anarchici colpevoli di essere tali. Colpevoli di amare la giustizia, quella di un mondo di liberi ed eguali, di amare la libertà. Una libertà che stanno portando via giorno per giorno a tutti i torinesi.
Per la liberazione di Massimiliano e Silvio
Per la libertà di manifestare
Perché l'antifascismo non si arresta
Federazione Anarchica Torinese - FAI
Corso Palermo 46 Torino
Per informazioni e adesioni:
fat@inrete.it
011 857850
338 6594361