Questa guerra è ingiusta perché è una guerra

I CRIMINI DIMENTICATI DEL MILITARISMO
LA GUERRA DEL 15-18



La Prima guerra mondiale è tutt'oggi circondata da un'aurea di mito, la si considera la guerra finale di indipendenza, la guerra in cui i confini patri hanno assunto la forma attuale e pressochè definitivi, la guerra che ha cementato la nazione italiana unendo il nord col sud, dimenticandosi dei problemi tutt'oggi irrisolti o malamente risolti riguardanti le minoranze slovene e di lingua tedesca, di fatto annesse ad una nazione alla quale non appartenevano. Questo patriottismo, ultimamente corroborato dalla retorica del Presidente Ciampi sull'inno nazionale, continua a mascherare i veri motivi di quella guerra, che furono tutt'altro che "patriottici", ma eminentemente di carattere geo-politico (basti ricordare che l'Italia avrebbe inizialmente dovuto scendere in guerra a fianco delle potenze centrali, Austria e Germania).

Ma soprattutto si continua a mascherare l'immane strage che quella guerra rappresenta per i soldati mandati al fronte, e i veri e propri crimini contro l'umanità perpetrati, in larga parte, dai vertici militari e dagli ufficiali contro quella massa di sventurati che ebbe la sfortuna di trovarsi in trincea.

Per fare due piccoli ma significativi esempi: la relazione ufficiale su Caporetto venne presentata soltanto nel 1967 (!); nel 1964 la presentazione al festival di Spoleto della canzone "disfattista" "Gorizia" fece scandalo suscitando le proteste delle associazioni d'arma , alcune indignate interrogazioni parlamentari e l'incriminazione dei responsabili per vilipendio delle forze armate a causa della strofa "traditori signori ufficiali/ questa guerra l'avete voluta/ scannatori di carne venduta/ e rovina della gioventù".

Furono 5 milioni e 200.000 i richiamati alle armi, più di 600.000 i morti : i feriti furono più di un milione e mezzo, tra questi 500.000 rimasero mutilati o invalidi permanenti. Queste le cifre crude, ma andando a rileggere i singoli episodi si scopre una realtà drammatica e sconvolgente, una verità storica rimossa perchè troppo scomoda da accettare.

Il genocidio di Caporetto

Nel 1917 avviene la rovinosa sconfitta di Caporetto.

Gli austriaci sono alle porte della pianura padana e si rischia seriamente l'invasione dell'Italia e la capitolazione.

E' la sconfitta dello Stato Maggiore Italiano e del Generale Cadorna. Come spiegare agli italiani la disfatta senza mettere alla berlina il "generalissimo" che avrebbe dovuto fare dei nemici un sol boccone? L'alibi è pronto.

La colpa è dei soldati che avrebbero compiuto uno" sciopero al fronte", facilitando la vittoria nemica.

Nei confronti dei quasi trecentomila soldati italiani fatti prigionieri si scatena una infame campagna di accuse costruite a tavolino.

A dare il là è il "sommo poeta" Gabriele D'annunzio che, sulle pagine del sempre compiacente "Corriere della sera" scrive che "chi si rende prigioniero, si può veramente dire che pecchi contro la Patria, contro l'Anima e contro il Cielo".



Contro questi innocenti i comandi militari, responsabili della disfatta, assumono qualche mese dopo una disumana iniziativa, contraria a tutte le convenzioni internazionali sul trattamento dei prigionieri: il blocco totale dei pacchi viveri inviati dalle famiglie. Nessuno di coloro che, secondo i vertici militari, aveva concorso al crollo difensivo dovrà essere ricordato o nutrito.

Una vergognosa vendetta.

I prigionieri, internati in campi che divennero poi lugubremente famosi durante la Seconda guerra mondiale, e che rispondono ai nomi di Mathausen, Theresienstadt, sono abbandonati a se stessi, non avendo nulla di cui nutrirsi e vivendo in condizioni igieniche a dir poco pessime. Questa lettera ne è testimonianza "Vi scrivo questa mia lettera per ripetervi che la vita che si fa da prigioniero ora, e che ci danno da mangiare, e quanti ne muoiono al giorno per fame, ne muoiono 40-50 al giorno, che ci danno da mangiare ogni mattina tre reghe con vermi e brodi di farina amara(..) si dorme come belve con un po' di coperte(..)".

A questo si aggiunge l'ignominia di essere trattati ingiustamente da "traditori" come testimonia la lettera che un padre manda al figlio detenuto :"Tu mi chiedi il mangiare, ma a un vigliacco come te non mando nulla: se non ti fucilano quelle canaglie d'austriaci ti fucileranno in Italia. Tu sei un farabutto, un traditore; ti dovresti ammazzare da te.

Viva sempre l'Italia, morte all'Austria e a tutte le canaglie tedesche: mascalzoni.

Viva l'Italia viva Trieste italiana.

Non scrivere più che ci fai un piacere.

A morte le canaglie.

" E la lettera di un prigioniero al padre: "Non mi degno chiamarvi caro padre avendo ricevuto la vostra lettera, dove lessi che ho disonorato voi e tutta la famiglia.

perciò d'ora in poi sarò il vostro grande nemico e non più il vostro Domenico'. Furono più di 100.000 i soldati italiani che trovarono la morte nei campi di concentramento austriaci, abbandonati dai loro comandi prima, disonorati poi, lasciati morire di fame e di stenti da quella "patria" che avevano servito con dedizione.

Di questa tragedia non s'è parlato mai, seppellita sotto la retorica della guerra patriottica e sotto il mito di un'Italia liberale che però portava in seno i germi del fascismo.

La repressione nei confronti dei "disertori" Come noto la prima guerra mondiale era nata per essere una "guerra lampo" (Vi ricorda qualcosa?), si trasformò in breva in una guerra di posizione, fatta di sanguinosi assalti a posizioni fortificate che portavano ad avanzamenti di qualche chilometro (quando andava bene) a prezzo di ingenti perdite umane.

Per "convincere" i soldati, ridotti a vera e propria "carne da cannone" a tale tattica assurda fu necessario istituire una rigida disciplina, fatta di processi sommari e ad esecuzioni sul campo, ovvero veri e propri omicidi giustificati dalle necessit? della guerra.

Vediamo le cifre : I tribunali militari istituirono 100.000 processi per renitenza (nei confronti di chi non si era presentato) più altri 370.000 a carico di emigrati (!).

60.000 a carico di civili, ben 340.000 contro militari alle armi, per lo più per diserzione e rifiuto all'obbedienza.

Almeno un soldato su 12 fu processato; i fucilati dopo regolare processo furono tra i 750 e i 1500 (i dati non sono certi).

Ma ben più numerosi furono i fucilati sul campo per un semplice ordine di un superiore, o quelli uccisi in battaglai al minimo accenno di fuga.

Questo tipo di esecuzioni non è calcolabile, certo fu frequente, come pure furon frequenti le decimazioni, ovvero le fucilazoni eseguite per "dare l'esempio".

In tutto si calcola che circa il 15% dei cittadini mobilitati ed il 6% di coloro che prestarono servizio furono oggetto di denuncia.

I processi celebrati prima della amnistia del 2 settembre 1919 furono 350.000 con 140.000 condanne e 210.000 assoluzioni .

Le condanne a morte eseguite furono 750, 311 quelle non eseguite e 2.967 quelle emesse in contumacia, per untotale di 4.028.

La giustizia penale in guerra era affidata ad un ufficio appositamente costituito: il "reparto disciplina, avanzamento e giustizia militare".

La prassi di tale ufficio fu ispirato dal prinicpio della "giustizia punitrice".

Tutti , dai presidenti agli avvocati ai giudici furono incitati alla maggior severità possibile, e si comportarono di conseguenza.

Su 170.000 condanne ben 40.000 comportarono pene superiori ai 7 anni.

di queste, come abbiamo visto, le condanne a morte furono 4.000 e quelle all'ergastolo ben 15.000.

I giudici si piegarono totalmente ai bandi del Comando supremo e ne furono diligenti esecutori. Esisteva un meccanismo ben preciso costituito da pressioni sui tribunali, pressione sugli avvocati perchè si adeguassero alle richieste, il tutto sotto la minaccia di rimozione dall'incarico.


Fonti:

Maria Rosa Calderoni, La fucilazione dell'alpino Ortis, Mursia

Giovanna Procacci, Soldati e prigionieri italiani nella grande guerra, Bollati e Boringhieri

E.Forcella-A.Monticone ,Plotone di esecuzione. I processi nella prima guerra mondiale, Laterza, 1998

Franco Giannantoni, Il genocidio dimenticato, Triangolo rosso organo dell'Aned Anno XXI aprile 2001

Sergio Vaghi, Omaggio ai disertori, Bollettino dell'archivio G.Pinelli, N.19 Luglio 2002.

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