Acquacoltura al veleno
Un
interessante articolo che la dice lunga sulle gravi conseguenze derivanti
sull'ambiente e le acque a causa degli allevamenti intensivi di crostacei
in India . Di Vandana Shiva. Da Nuovaecologia di Marzo 2008.
L’inno nazionale indiano inizia con le parole Vande
mataram sujalam, suphalam, che signiicano «Mi inchino di fronte a te,
madre ricca di acqua e di frutti». Si tratta di un omaggio tanto semplice
quanto profondo alla nostra terra e alla ricchezza che ha sempre offerto alle
popolazioni che la abitano. Attualmente però questa offerta naturale
è compromessa: in molte zone costiere non c’è più
disponibilità di acqua potabile, i contadini non possono coltivare
la terra e i pescatori non possono lavorare. Tutto questo in conseguenza dei
disastri ecologici provocati dagli impianti di acquacoltura per la produzione
di gamberetti.
per ogni ettaro di estensione, un allevamento industrializzato richiede 120mila
metri cubi di acqua di mare all’anno. Si tratta di importanti movimentazioni
di acqua salata che creano gravi scompensi nell’ecosistema costiero,
tra cui la salinizzazione delle falde acquifere. Ed è proprio per questo
che si sono determinati gravissimi problemi di carenza di acqua potabile per
le comunità che vivono nelle zone costiere. Le donne, in particolare,
sono costrette a camminare anche per 15 chilometri per andare a prendere l’acqua,
o a doverla pagare.
Questi problemi, uniti al fatto che molte altre risorse naturali
sono ormai compromesse per gli squilibri ecologici, stanno spingendo tante
famiglie a lasciare le loro terre originarie e a migrare lontano dalle zone
costiere. Eppure, tradizionalmente, alcune zone della costa indiana sono il
“paniere” del paese, in quanto particolarmente fertili. Il distretto
di Nellore ad esempio, sulla costa sud-orientale, deve il proprio nome al
termine Nellu, che in lingua Telugu signiica “riso”. Questo tesoro
del riso nazionale non è ancora stato completamente distrutto dall’impatto
degli impianti di acquacoltura per la produzione di gamberetti,
ma subisce un’importante pressione. Anche la fertile zona del delta
del Cauvery, uno dei grandi iumi sacri dell’India, è ora messa
in crisi dagli allevamenti di gamberetti industrializzati.
La distruzione delle Piantagioni di riso nelle zone costiere,
tra l’altro, contribuisce a una maggiore esposizione del territorio
alle inondazioni e a gravissimi problemi di disoccupazione e fame, con un
accentuarsi delle tensioni sociali. L’allevamento di gamberetti richiede
tra le 4 e le 6 tonnellate di mangime artificiale per ettaro e solo il 16,7%
di questo cibo contribuisce all’aumento di biomassa dei gamberetti.
La parte restante si trasforma in inquinamento, con uno spaventoso peggioramento
della qualità delle acque sia nelle vasche di allevamento che nel mare
e negli ecosistemi locali.
Questa dinamica di collasso ecologico porta alla chiusura
degli allevamenti stessi, oltre che alla perdita di produttività degli
estuari dei iumi e delle coste. In effetti gli impianti di acquacoltura sono
intrinsecamente non sostenibili: se sono di genere “intensivo”
hanno una vita media di 5 anni prima di arrivare al collasso ecologico, mentre
gli impianti semiintensivi durano in media 15
anni e quelli estensivi impiegano circa 25 anni per arrivare al collasso.
Al contrario, i sistemi di coltivazione mista caratteristici della zona sono
intrinsecamente sostenibili, in quanto possono essere praticati per secoli
senza portare all’esaurimento delle risorse naturali.
per la salvaguardia del paese, proprio dalle zone costiere si sta muovendo
una nuova forma di protesta popolare che si è unita sotto la leadership
del National action committee against coastal industrial aquaculture (Nacacia).
Le comunità costiere organizzano dimostrazioni di protesta
contro una serie di impianti di acquacoltura che stanno continuando a distruggere
gli ecosistemi in modo illegale, malgrado l’ordine di chiusura imposto
dalla Corte suprema. Portano con loro la bandiera tricolore della confederazione
indiana e cantano l’inno nazionale Vande Mataram. Dalle zone costiere
del paese parte insomma un nuovo moto di rivendicazione di libertà,
per le popolazioni e per il territorio. Dai suoi “margini”, sta
nascendo una nuova India: un’India costruita sui principi della sostenibilità
e della giustizia, della pace e dell’armonia, della democrazia e della
diversità. La libertà dai margini, la libertà dei marginalizzati,
sarà la vera ricerca di libertà per l’India. E la lotta
per questa nuova libertà è appena iniziata.