GLOBALIZZAZIONE, COMPLICITA' E DELEGHE
RELAZIONE DEL COORDINAMENTO DELLE COMPAGNE DEI CENTRI SOCIALI TENUTOSI A MILANO IL 18 FEBBRAIO


aprile 2001, dal collettivo femminista Baba Jaga di Milano

 


C'erano molte donne alla riunione di coordinamento che si è tenuta a Milano il 18 febbraio scorso: eravamo oltre trenta, di varia provenienza geografica e di diverse esperienze e percorsi politici. Un buon numero, in questi tempi di assenza di lotte.
Un coordinamento, per molte, non è un'esperienza nuova: lo sono invece, ogni volta, le motivazioni e le aspettative che ci spingono a cercare il confronto con le altre, per reinventare le forme della politica e per ridare senso e voglia di intervento su una realtà in cui le donne brillano troppo spesso per assenza e mutismo. E in questa occasione, motivazioni e aspettative hanno prodotto un incontro che, a nostro giudizio, è stato un passo importante verso la costruzione di un movimento autonomo di donne.
Gli argomenti erano tanti: il vertice del G8 a Genova, il Global Forum a Napoli, l'esperienza di una compagna che ha partecipato al controvertice di Porto Alegre, il confronto sulle modalità di intervento, il protagonismo delle donne nella lotta contro una sistema globalizzato solo nei suoi aspetti estremi di oppressione e di controllo, il rifiuto di complicità e deleghe che permettono ad alcuni e alcune (troppi) di parlare a nome di tutte. Su tutto è emersa l'esigenza di riportare a terra, nel quotidiano, nella vita di ogni giorno, l'inafferrabilità della 'globalizzazione', parola che finché rimane sulle pagine della stampa preconfezionata e nei discorsi ambigui dei 'tecnici' non potrà mai legarsi alle realtà degli sfruttamenti, delle speculazioni, dei lavori interinali, delle frontiere chiuse, delle deforestazioni, dell'omologazione delle culture.
La riunione si è aperta con due interventi importanti: quello di Rosanna (), che ci ha raccontato della sua partecipazione al controvertice di Porto Alegre, e quello di Patrizia (), che ha parlato di Genova alla vigilia del G8. Due facce della stessa medaglia: da un lato c'era infatti, nel calore del racconto di Rosanna, la complessità e la vivacità di un confronto tra culture, riflessioni, forme di lotta e proposte di intervento. I partecipanti a Porto Alegre, ci ha detto Rosanna, avevano stabilito un canale di comunicazione, un filo che collegava, valorizzandoli, percorsi diversi ma focalizzati su un obiettivo comune. E quella globalizzazione che qui suona così vuota e incomprensibile, in Brasile assumeva forme esplicite e macroscopiche, come la piantagione transgenica della Monsanto, bruciata dai contadini.
Dall'altro lato, l'intervento di Patrizia era la cronaca dell'impressionante spiegamento di forze e di mezzi sul territorio di Genova in vista del vertice del G8. Una cronaca inquietante di controlli, ripuliture di facciate, chiusura del centro storico, allontanamento degli indesiderabili (immigrati e senzatetto), in un crescendo che prevede, tra l'altro, appositi lasciapassare per i cittadini residenti nella 'zona calda', quella vicino alla sede del vertice. Quanto ai non residenti, neanche a parlarne: a Genova sarà vietato perfino transitare da quelle parti.
COME DUNQUE RICONQUISTARE PROTAGONISMO, COME DIRSI CONTRO, COME RIAFFERMARE UNA POLITICA DELLE MENTI E DEI CORPI CONTRO LA POLITICA DELLE AUTORAPPRESENTAZIONI?
Abbiamo pensato che Genova dovesse rappresentare l'inizio di un percorso, che nei suoi passaggi intermedi crea relazioni, sperimenta forme di intervento, caratterizza le azioni. L'obiettivo è un movimento di donne autonomo, in cui si rifletta la pluralità delle voci e in cui tutte possano essere presenti senza "aderire" (a un'etichetta, a un programma prestabilito), in cui si superi la miseria dell'attuale panorama attraverso il rifiuto della delega e la valorizzazione delle esperienze.
Le proposte sono state moltissime: l'incontro con le compagne degli altri collettivi del sud in occasione dell'iniziativa che si terrà a Napoli il (--), la realizzazione di iniziative locali nei prossimi mesi, che preparino e arricchiscano la partecipazione a Genova, il confronto con lo scenario che ci si presenterà a luglio e di cui Patrizia ci ha anticipato gli aspetti più estremi. La caratteristica principale di questo percorso è infatti la consapevolezza di voler parlare e agire per noi stesse, senza riconoscerci obbligatoriamente in strade già tracciate da altri, senza chiedere "spazi" la cui gestione è già affidata alla leadership, più o meno autoreferenziata di realtà più o meno grandi (Rete di Lilliput, movimento antagonista, Marcia mondiale delle Donne) ma senza peraltro cercare un inutile conflitto: il senso della nostra autonomia, chiaramente espressa nelle proposte delle compagne, è infatti quello di agire sapendo di essere tante e diverse, di cercare nei percorsi delle altre il superamento dell'ideologia e la valorizzazione del quotidiano, punto di partenza necessario e imprescindibile per riportare sulla terra e nelle strade non solo la globalizzazione dei mercati ma anche quella delle lotte, e ridare volti e corpi alle donne e agli uomini che il sistema vuole nascondere dietro le cifre e le statistiche dei meccanismi finanziari.
Non ci aspettavamo di risolvere tutti i problemi in una sola discussione: dovremo ancora affrontare molti aspetti, non ultimo come manifestare a Genova il nostro rifiuto non solo dell'incontro delle potenze industrali del mondo, ma della prova di forza che il sistema attua militarizzando la città e negando inesorabilmente qualunque spazio di dissenso. La soluzione è senz'altro la molteplicità delle strategie, la capacità di reinventare e riprendere quegli spazi, di ristabilire una comunicazione soffocata dall'esaltazione di tutto ciò che è rapido e spettacolare. È un percorso globale (e non globalizzato) per costruire il mondo e superare la miseria del presente.

 

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