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Da "Umanità Nova" n.18 del 8/6/97.

MASCHERE E PUGNALI

FENOMENOLOGIA DI BOSSI

Sembra incredibile ma c'è ancora chi crede di poter battere Bossi sul piano della comunicazione usando le armi della dialettica, del politically correct, della razionalità. Così ogni volta che l'informazione-spettacolo, tanto cara ai progressisti (da Samarcanda a Pinocchio), tenta di mettere a nudo l'aberrante quanto incosciente discorso leghista scivola su tale illusione, scoprendo che i referenti sociali di Bossi hanno un'altra chiave di lettura ed interpretazione.

Più il leader leghista ci sembra cadere in contraddizioni lampanti, affermazioni gratuite, luoghi comuni, dimostrazioni di incultura incompetenza politica, becero qualunquismo ecc. e più si scopre che la sua comunicazione funziona, perché i suoi interlocutori e fans hanno analoga volgarità di linguaggio e analoga scarsa propensione al confronto civile in quanto privi di strumenti culturali adeguati. In altre parole, Bossi parla e pensa come i suoi elettori "padani" ed in questo vi è il segreto del suo comunicare, guai a non comprenderlo: si può persino azzardare che, consapevole ci ciò, il senatur tenda ad accentuare volutamente (e certo senza faticare molto) la sua immagine più cialtrona.

Illuminante a riguardo quanto scrisse Umberto Eco su un altro noto protagonista televisivo: "idrolatato da milioni di persone, quest'uomo deve il suo successo al fatto che in ogni atto e in ogni parola del personaggio cui da vita davanti alle telecamere traspare una mediocrità assoluta unita (questa è l'unica virtù che egli possiede in grado eccedente) ad un fascino immediato e spontaneo spiegabile col fatto che in lui non si avverte nessuna costruzione o finzione scenica: sembra quasi che egli si venda per quello che è e quello che è sia tale da non porre in stato di inferiorità nessuno spettatore, neppure il più sprovveduto. Lo spettatore vede glorificato e insignito ufficialmente di autorità nazionale il ritratto dei propri limiti.

(...) non si vergogna di essere ignorante e non prova il bisogno di istruirsi, entra in contatto con le più vertiginose zone dello scibile e ne esce vergine e intatto, confortando le altrui naturali tendenze all'apatia e alla pigrizia mentale. Pone gran cura nel non impressionare lo spettatore, non solo mostrandosi all'oscuro dei fatti, ma altresì decisamente intenzionato a non apprendere nulla" (da Fenomenologia di Mike Bongiorno, in Diario minimo, 1963).

K.



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