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Da "Umanità Nova" n.22 del 6/7/97
Vietnam, Sinai, Libano Le avventure militari allestero iniziano quasi in sordina nellestate 1979 quando una divisione navale, costituita da due incrociatori e una nave rifornimento e con a bordo il ministro della protezione civile Zamberletti, si reca nelle acque indocinesi per contribuire al salvataggio dei profughi vietnamiti. Le cifre ufficiali parlano di 900 profughi salvati dagli italiani. Dipinta come un intervento umanitario la spedizione navale assume un valore premonitore anche alla luce di unaltra spedizione, decisa anchessa nellestate 1979, quella nel Sud del Libano di un contingente elicotteristico inserito nella forza multinazionale schierata nella regione dallONU. Nel marzo 1982 tra dragamine italiani vengono inviati nel Mar Rosso nellambito di unaltra forza multinazionale, la MFO, incaricata di vegliare sul rispetto degli storici accordi del 1978 fra Israele ed Egitto, detti di Camp David. E interessante notare che la MFO, composta da Stati Uniti, Italia, Francia, Gran Bretagna e Olanda. è completamente slegata dallONU. Dopo questi preliminari si arriva al primo grande intervento militare italiano allestero, quello in Libano del 1982. Il primo intervento (19 agosto/17 settembre) ha lo scopo di garantire levacuazione dei militanti dellOLP trinceratisi nei loro campi di Beirut dopo la travolgente invasione israeliana del Libano. LONU non appoggia liniziativa e la forza multinazionale, composta da americani, francesi e italiani, si ritira appena finito lesodo. Americani, francesi e italiani tornano a Beirut in settembre dopo il massacro dei campi palestinesi di Sabra e Chatila (900 morti) ad opera dei falangisti libanesi e dellesercito israeliano. . LItalia invia inizialmente 1200 uomini che diventeranno circa 2000 nel 1983. I media italiani cominciano quellopera di promozione pubblicitaria che caratterizzerà tutte le avventure militari degli anni 80 e 90. La massiccia propaganda non impedisce il fallimento delloperazione. La MFO, infatti, mostra subito di avere come principale obiettivo il sostegno al governo filo-occidentale del falangista Gemayel ed entra in conflitto con le milizie musulmane, sostenute dallIran, che con attacchi terroristici estremamente pesanti infliggono gravi perdite ad americani e francesi. La politica filo-araba del governo italiano (Craxi è presidente del consiglio e Andreotti è agli Esteri) salva il contingente italiano che subirà solo una perdita. Nel gennaio 1984 parà e marò lasciano frettolosamente Beirut. Mogadiscio, Mar Rosso, Golfo Persico Nellottobre 1982 un gruppo navale, con a bordo il ministro della difesa Lagorio, visita Mogadiscio e la base americana di Berbera. In quel periodo la Somalia di Barre è in conflitto con lEtiopia marxista di Menghistu e la spedizione italiana vuole sostenere il prezioso alleato somalo. Messa in ombra dallavventura in Libano la spedizione di una squadra navale a Mogadiscio passa quasi inosservata. Eppure è importante perchè rappresenta la prima iniziativa politico-militare autonoma dellItalia dalla fine della seconda guerra mondiale. Dal 22 agosto al 19 ottobre 1984 un altro gruppo navale italiano si reca nel Mar Rosso a partecipare alle operazioni di sminamento dopo che alcune navi mercantili erano state danneggiate da mine poste, si dice, da estremisti islamici. Loperazione assume toni ridicoli tanto che gli italiani tornano a casa senza aver neppur recuperato una mina! Nel settembre 1987 il 17° gruppo navale si reca nel Golfo Persico dove le marine militari di Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna avevano iniziato le azioni di difesa degli interessi occidentali minacciati dai raid dei pasdaran iraniani. Loperazione avviene nel pieno del conflitto fra lIrak, sostenuto da tutte le grandi potenze, e lIran. Le navi italiane rientrano nel dicembre 1988. Quella zona - dirà qualche tempo dopo il ministro della difesa Zanone - ha per noi un interesse strategico. Anche se non ci fossero più stati mercantili italiani le nostre navi sarebbero egualmente rimaste. Non potevamo rimanere indifferenti a quanto accadeva. Guerra del Golfo, Kurdistan, Mogadiscio Dopo che fra il 1989 e il 1990 un centinaio di soldati italiani avevano partecipato al contingente ONU in Namibia, nel 1991 reparti italiani partecipano, per la prima volta dal 1945, ad una guerra, quella del Golfo contro lIrak di Saddam Hussein. Nella guerra lItalia impegna un reparto composto da 10 cacciabombardieri Tornado e un squadra navale che partecipa prima al blocco navale poi alle operazioni belliche. Delloperazione Locusta (questo il nome in codice) si sa pochissimo: secondo le scarne informazioni fornite dalle autorità militari i bombardamenti di precisione contro obiettivi militari in territorio avversario (Kuwait e Irak meridionale) sarebbero stati 32 con limpiego di 565 bombe dirompenti Mk 83 e 280 tonnellate di esplosivo. Sulla precisione di questo tipo di armamento cè da avere molti dubbi. Un altro gruppo di volo italiano fu trasferito per loccasione in una base turca. La guerra del Golfo rappresenta anche unutile esperienza di controllo del fronte interno. Il 15 gennaio, con la scusa di difendere gli obiettivi civili da attacchi terroristici, Ministero dellInterno e Ministero della difesa lanciano unoperazione, evidentemente preparata da tempo, che provoca unimpressionante militarizzazione di tutta la penisola. Dal maggio allottobre 1991 uno strascico della guerra del Golfo: un migliaio di parà partecipano alloperazione Provide confort, aiuto umanitario alle popolazioni del Kurdistan iracheno sottoposte alla rappresaglia del governo di Baghdad. Dal 2 al 5 gennaio dello stesso anno un nucleo di parà, supportato da aerei e navi, evacua circa 300 italiani da una Mogadiscio in fiamme a causa della guerra civile. Albania, Somalia, Mozambico, Bosnia Nellagosto 1991, con la scusa di aiutare la distribuzione di cibo circa 700 militari italiani del V Corpo darmata occupano i due maggiori porti albanesi, Durazzo e Valona. Loperazione Pellicano (nome in codice) permette di tamponare il massiccio esodo di albanesi verso le coste italiane e pone le basi per la penetrazione economica italiana nella regione. Loperazione si conclude nel dicembre 1993. Contemporaneamente una squadra navale forte di 10 unità effettua unoperazione di monitoraggio delle coste albanesi, modo elegante di definire un blocco navale in acque internazionali. Il 13 dicembre 1992 lItalia, senza aver ricevuto alcuna richiesta e anzi con il parere contrario di Stati Uniti e ONU, invia un proprio contingente in Somalia (Operazione Ibis), che raggiungerà una consistenza massima di circa 3500 uomini. Ben presto i nodi vengono al pettine e prenderanno forma di gravi contrasti con gli americani e di duri scontri con la fazione somala comandata dal generale Aidid, avversa a quella del presidente Ali Mahdi, sostenuta dagli italiani. Secondo una stima del governo americano, lintervento umanitario costa la vita a circa 10.000 somali. Il 23 gennaio 1994 gli italiani si ritirano dalla Somalia. Si conclude così in modo fallimentare la più sanguinosa fra le avventure doltremare: 11 militari italiani morti. Dal gennaio 1993 allaprile 1994 lItalia mantiene circa 1000 uomini, in gran parte del battaglione di alpini Susa, in Mozambico. Il loro compito è quello di far rispettare gli accordi di pace firmati grazie alla mediazione della Comunità di S. Egidio di Roma, una specie di braccio diplomatico ufficioso del Vaticano. Nellestate 1995 lItalia partecipa ai bombardamenti della NATO contro le posizioni militari dei serbo-bosniaci. Fin dal 1991 lItalia aveva cercato di inviare propri contingenti militari nella ex-Jugoslavia ma prima il veto di croati e serbi e poi la rivalità di Germania e Stati Uniti avevano reso vani gli sforzi italiani. Solo lintervento della NATO e la pace di Dayton permettono agli italiani di essere presenti sul terreno. Attualmente circa 2000 militari italiani presidiano una porzione del territorio circostante la capitale bosniaca. La presenza militare permette allItalia di partecipare al ricco banchetto della ricostruzione bosniaca. Infine, ed è storia di questi giorni, lItalia capeggia la forza internazionale umanitaria incaricata di soccorrere la popolazione albanese dopo linsurrezione di marzo. Lo sforzo militare italiano è enorme: circa 3000 uomini e 80.000 chili di materiale vengono sbarcati in Albania. In pratica il meglio delle forze armate vengono trasferite al di là dellAdriatico in unoperazione che segna un ulteriore salto di qualità dellimperialismo italiano. C.S.M. - A.A. Le nostre fonti: Le avventure militari dellItalia, in Umanità nova del 10 gennaio 1993; V. Ilari, Storia militare della Prima Repubblica, Nuove Ricerche, Ancona, 1994.
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