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Da "Umanità Nova" n. 23 del 27/7/97

MASCHERE E PUGNALI
IL GADGET E' VIVO

Ormai è certo: il Che non è morto. La "scoperta" dei resti del suo corpo in Bolivia si è rivelata solo come l'ultima messinscena orchestrata dalla CIA per prevenire gli effetti dirompenti della notizia ormai sul punto di essere divulgata.
A distanza di trent'anni dalla sua presunta morte siamo forse vicini alla verità. Bisogna ricordare che già nel '67 furono in molti a dubitare della veridicità delle foto, diffuse dal governo boliviano, in cui appariva il cadavere del comandante guerrillero ; si parlò di un'abile montatura con l'utilizzo di un sosia o di un fotomontaggio, anche perché le forze di polizia non vollero mai mostrare alla stampa internazionale la salma né il luogo di sepoltura del Che.
Guevara infatti, sfuggito all'imboscata ma ferito, dopo alcune settimane trascorse nel folto della foresta, si era rifugiato con un aereo da turismo prima in Perù e poi in Messico.
Inizialmente aveva pensato di ricomparire, appena ristabilito in salute, per smentire in modo clamoroso la propaganda di regime e per denunciare il tradimento perpetrato dal P.C. boliviano; ma questa intenzione, alla luce del significato politico e simbolico che la sua fine aveva subito assunto, lasciò il posto ad un progetto di controguerriglia psicologica. Infatti la sua "morte" aveva coinciso con la nascita immediata di un mito che aveva attraversato il mondo con un'efficacia superiore a quella di qualsiasi proclama insurrezionale.
Facendo propria l'intuizione del filosofo Baudrillard secondo cui "La rivoluzione sarà simbolica o non sarà", il Che decise quindi di "sacrificarsi" per diventare slogan, bandiera e manifesto per dieci, cento, mille rivolte sul pianeta, dalle metropoli europee ai territori palestinesi, dai cortei studenteschi ai gruppi lottarmatisti.
Sia il potere politico boliviano che quello USA, consapevoli della pericolosità sovversiva che stava assumendo tale leggenda, cercarono di correre ai ripari tentando in ogni maniera di infangare la figura del Che. Lui invece se la stava ridendo, con la complicità dell'editore Feltrinelli, la sua foto-icona invadeva il mondo. Cosa abbia fatto il Che in questo trentennio non si sa; secondo qualcuno si sarebbe dedicato a scrivere poesie, secondo altri lavorerebbe come medico di base tra i dannati della terra in Brasile, per qualcun altro vivrebbe nel deserto mentre alcuni lo vorrebbero nella Selva Lacandona. Si attendono ulteriori particolari.

K.



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