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Da "Umanità Nova" n. 27 del 30/9/98
Spesso i sostenitori dei grandi progetti di sviluppo degli inceneritori in Italia (troppi e troppo ben sostenuti dagli interessi dei grandi poteri economici) continuano a dirci che tutti i maggiori paesi europei ricorrono molto più di noi all'incenerimento dei rifiuti. Per rinnovare i loro assalti questi signori si sono di fatto inventati la categoria del "recupero energetico", ossia la produzione di energia ottenuta bruciando appunto i rifiuti. Va da sé che, evidentemente, si recupera molta più energia recuperando e riciclando i materiali presenti nei rifiuti che non bruciandoli tanto che la stessa Comunità Europea non riconosce questa categoria di "recupero energetico" mediante incenerimento. E' evidente che con il "recupero energetico" si tenta di mascherare i poco presentabili inceneritori sotto spoglie più "giustificabili". Vogliamo però dare anche una breve scorsa a tutta una serie di notizie che ci giungono dai paesi che da tempo hanno fatto la scelta inceneritorista. Si tratta di notizie che danno un quadro completo del fallimento della teoria dell'incenerimento come "soluzione di tutti i problemi", nonché delle gravi questioni ambientali e sanitarie derivanti in tutto il mondo da questa illusione.
Belgio - Allarme diossina: mutazioni genetiche vicino agli inceneritori di rifiuti di Anversa ed aumento dei tumori al seno delle donne che hanno vissuto attorno a questi impianti. Nei sobborghi di Weurt e Aatselaar (Anversa) circa 300 famiglie che da anni convivono con due inceneritori si sono resi conto del possibile nesso fra il loro funzionamento e lo stato di salute dei propri figli. Si tratta di una zona dove vi è un tasso superiore alla media di mortalità per cancro. I problemi cui sono soggetti soprattutto i minori vanno dagli eczemi e le irritazioni della pelle a malattie (non ascrivibili all'ereditarietà) che comportano ritardi cerebrali, problemi con la parola e nella crescita dei denti, alterazioni cromosomiche. I genitori di 21 bambini e ragazzi si sono riuniti in un comitato al quale hanno aderito medici di base e professori. In quella zona l'emissione della diosssina dell'inceneritore della ISVG (piattaforma di incenerimento intercomunale in funzione dal 1980) supera di 64 i limiti di legge. L'altro inceneritore presente nella zona (distretto di Kontich, in funzione dal 1970 e chiuso solo recentemente) emetteva una quantità di diossina 521 volte superiore ai limiti di legge! Gli inceneritori, insieme alle centrali termiche e alle discariche con le loro emissioni tossiche, sono stati messi sotto accusa anche a seguito di uno studio epidemiologico del prof. Donnez, dell'Università di St. Luc sulla popolazione femminile belga negli ultimi dieci anni. Il prof. Donnez ha scoperto che le donne che hanno presentato un nodulo d'adenomiose, patologia in aumento in Belgio, avevano per la maggior parte vissuto nei pressi di inceneritori, discariche o centrali termiche per 8/10 anni nel periodo pre o post pubertario.
Olanda e Francia - Presenza di diossina nel latte, nella carne e nei terreni. Chiusura di inceneritori. In Olanda nel 1989 l'inceneritore di Rotterdam fu spento e la produzione di latte nel circondario fu distrutta per diversi anni perché vi erano state riscontrate percentuali troppo alte di diossina. Ora però i produttori ed i consumatori di latte si trovano di fronte al fatto che il latte importato da altre zone non è sottoposto agli stessi standard di controllo e può liberamente circolare benché intossicato, anche se prodotto da aziende fra le più rigorose. La dimostrazione si è avuta quando una giovane azienda di prodotti biologici ha sottoposto a controllo il latte delle proprie mucche e pecore. In tale latte sono stati riscontrati rispettivamente 11 e 14 nanogrammi di diossina a fronte di un limite massimo consentito di 0,1 nanogrammi. La realtà è che in casi analoghi di contaminazione le aziende per salvare il prodotto hanno semplicemente provveduto a mescolare il latte che non rientrava nella norma con altro latte. In questo modo i contaminanti venivano diluiti (e il loro valore abbassato) ma anche diffusi in maniera molto più capillare in una quantità di prodotto molto maggiore. In ogni caso le analisi sulle diossine, in Olanda come in Belgio, continuano ad essere estremamente rare, dato il loro altissimo costo. Una pesante situazione di questo genere sta sempre più prendendo corpo anche in Francia, paese che sta facendo largamente ricorso all'incenerimento dei rifiuti. Al 31 marzo 1998 la direzione dei servizi veterinari francesi aveva riscontrato molti casi di contaminazione del latte a causa della diossina. Almeno 16 aziende agricole si sono viste così proibire la vendita del loro latte dalle prefetture. Livelli allarmanti di diossina sono stati riscontrati nel burro e in formaggi quali il brie ed il camembert nel nord della Francia. Mentre esperti della Comunità Europea raccomandano che il livello di diossina presente nei prodotti derivati dal latte non superi la quantità di un picogrammo per grammo di grassi, diversi test effettuati sul latte non pastorizzato delle regioni di Seine-Maritime e pas de Calais (che producono la maggior parte dei formaggi brie e camembert) hanno riscontrato livelli di diossina tra1,49 e 3,21 picogrammi. Gli inceneritori di Halluin, Wasquehal e Sequedin (nella zona di Lille) sono stati chiusi dall'autorità regionale mentre la prefettura di zona ha dovuto rendere noto che il livello di diossina presente nel latte delle mucche che pascolavano nel raggio di un chilometro dall'inceneritore di rifiuti di Halluin superava di tre volte il livello massimo ammissibile. L'inceneritore di rifiuti urbani di Mauberge, altra città del Nord della Francia, è stato chiuso perché sue emissioni di diossina superavano di 1000 volte i limiti previsti dalla normativa europea. Il 3 aprile il Ministero dell'Ambiente ha dovuto ammettere che su 71 inceneritori di grandi dimensioni solo sei rispettavano i limiti previsti dalla legge per le emissioni di diossina. In maggio uno studio del Centro Nazionale d'Informazione Indipendente sui Rifiuti (CNIIR) ha rivelato la presenza di dosi di diossina superiori al consentito nella carne venduta in alcuni supermercati di Parigi. "Dopo anni di menzogne - ha giustamente affermato Pierre Emmanuel Neurolu del CNIIR - la verità sugli inceneritori e la diossina sta venendo alla luce. Ma la Francia ed i suoi agricoltori la stanno pagando molto cara". A fronte di questi dati è partita anche in Francia una campagna per bloccare la costruzione di inceneritori. Sulla scorta di questa serie di situazioni in Francia si sta, in qualche modo, procedendo ad un esame della presenza di diossina nei terreni, nella carne, nel latte e derivati. Non sarebbe quantomeno onesto che un esame preventivo dei livelli di diossina già presenti oggi nell'ambiente fosse fatto anche in Italia prima di permettere la realizzazione anche di un solo nuovo inceneritore?
Inghilterra - La protesta popolare ferma la realizzazione di nuovi inceneritori nel Kent Il 21 aprile 1998 l'ufficio governativo del sud-est dell'Inghilterra annunciava che le società "PowerGen" e "Biffa", che avrebbero dovuto costruire un impianto di incenerimento e trattamento delle ceneri della potenzialità di 400.000 tonnellate/anno di rifiuti a Kingsnort, Isle of Grai, nel Kent, avevano rinunciato al loro progetto. Entrambe le società si sono arrese non volendo intraprendere una difficile e lunga battagli apolitica e legale contro i comitati popolari sorti nella zona contro il loro progetto (Halling Incinerator Action Group e Kingsnorth Incinerator Action Group). Da rilevare che appena pochi mesi prima (dicembre 1997) il Dipartimento per l'energia del Kent aveva abbandonato per motivi analoghi un progetto per la realizzazione di un inceneritore della potenzialità di 200.000 tonnellate/anno di rifiuti. Evidentemente la controinformazione e la mobilitazione popolare stanno sempre più sviluppandosi anche nella società inglese.
Germania e Stati Uniti - L'incenerimento segna il passo mentre avanza la quota di rifiuti recuperati e riciclati. Negli Stati Uniti la percentuale di rifiuti destinati all'incenerimento è oggi attorno al 16%, mentre i rifiuti trattati con riciclaggio e compostaggio si aggira introno al 22%. Non solo ma la percentuale di rifiuti trattati negli inceneritori negli USA non è assolutamente cresciuta dopo il 1980 ed è invece drasticamente diminuita rispetto ai primi anni '60, quando gli inceneritori erano arrivati a trattare circa il 30% dei rifiuti. L'alto costo dei sistemi di controllo delle emissioni nell'aria degli inceneritori (più volte evidenziato anche da un giornale non proprio ecologista come il "Wall Street Journal") imposto dal "Clean Air Act" e le recenti campagne di informazione della governativa Agenzia per la Protezione Ambientale (EPA) che hanno rilevato l'alta pericolosità delle emissioni di diossina per l'accumulo nel latte materno, stanno bloccando lo sviluppo dell'incenerimento, dando luogo ad una "moratoria di fatto" nella costruzione di nuovi impianti (moratoria che era stata oggetto di una grande mobilitazione del movimento ecologista americano). Le previsioni dell'EPA non considerano realistico ipotizzare la costruzione di nuovi inceneritori in America fino all'anno 2000 e valutano invece in forte crescita la quota di rifiuti recuperata e riciclata (dal 22% attuale al 30% nel 2000). Anche in Germania la costruzione di nuovi inceneritori marca il passo. Nonostante l'appoggio ufficiale del governo centrale, gran parte della popolazione e la maggior parte dei Lander sono contrari alla costruzione di nuovi inceneritori. In tutto il paese sono moltissimi i casi di inceneritori contestati da movimenti popolari. Ma soprattutto in Germania si riscontra come lo sviluppo delle RD e del riciclaggio stia nettamente mettendo in crisi l'incenerimento, togliendo combustibile ai grossi impianti costruiti negli anni passati e costringendo le società che gestiscono gli inceneritori a ricorrere ad importazioni di materiale anche da aree molto distanti dalla propria sede con aumenti nel costo del trasporto sempre meno sostenibili.
In sostanza si capisce bene da questa pur breve carrellata delle situazioni di alcuni paesi europei e degli Stati Uniti come l'incenerimento sia sempre meno una scelta razionale e sempre più si stia rivelando un tentativo di speculazione da parte degli interessi delle grandi imprese costruttrici su un problema che i cittadini possono contribuire a risolvere in tutt'altro modo.
(*) Per le informazioni contenute in questo articolo si ringraziano i gruppi europei che hanno partecipato nello scorso ottobre a Firenze al meeting"Contro l'Europa delle nocività - Against a toxic Europe", organizzato dal Coordinamento dei Comitati popolari liguri e toscani per la difesa dell'Ambiente. Alcune informazioni relative a Belgio e Francia sono state tratte da "Menorifiuti", foglio dell'Ecoistituto di Mestre, e dal settimanale anarchico "Umanità Nova". Coordinamento dei Comitati popolari liguri e toscani per la difesa dell'ambiente
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