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Da "Umanità Nova" n. 27 del 30/9/98

Iran Afghanistan
Braccio di ferro per gli oleodotti

Lo scontro per il petrolio si sta spostando verso est: é questa la sensazione che si ricava dalle notizie provenienti dalla regione afgano-iraniana, ove l'esercito di Teheran sta conducendo esercitazioni militari sempre più imponenti a pochi chilometri dal confine. Dovevano essere impiegati 70.000 uomini, poi sono diventati 200.000 con carri armati ed aerei da combattimento, per "stabilizzare e difendere il fronte orientale" secondo le parole del comando militare iraniano.

Dal canto loro gli studenti di teologia, i talebani, stanno ammassando truppe nella zona.

Se si arriverà allo scontro aperto é ancora presto per dirlo, anche se le avvisaglie non sono particolarmente promettenti, in considerazione poi degli arsenali nucleari presenti nella zona.

Il pluriannuale stato di tensione tra i due paesi si é improvvisamente acuito a causa di motivi economici ed in parte religiosi. I primi risiedono principalmente nella direzione che dovrebbero prendere gli oleodotti che distribuiranno il petrolio di cui la regione é particolarmente ricca. Secondo gli interessi iraniani, sostenuti dai russi (che hanno ripreso le forniture militari), dal Tagikistan e dall'Uzbekistan , gli oleodotti dovrebbero andare verso il Mar Caspio. Secondo invece gli interessi dei talebani essi dovrebbero dirigersi verso l'oceano Indiano: non a caso tra i loro sostenitori troviamo il Pakistan, l'Arabia Saudita e gli Emirati del Golfo, tutti ferventi alleati degli USA.

I motivi religiosi, risiedono invece nella repressione sanguinosa che i talebani sunniti stanno esercitando nei confronti degli Hazara, afghani di fede sciita come gli iraniani.

Vi é comunque più di un dubbio sul fatto che non pesino sulla volontà di guerra che pare animare la leadership iraniana anche le vicende interne del paese alle prese con una difficile transizione modernizzatrice condotta dal presidente Khatami tra le resistenze molto forti dell'integralismo.

E una guerra patriottica scatenata per vendicare gli iraniani (diplomatici, camionisti e giornalisti) uccisi dai talebani durante l'ultima fase della loro guerra contro le truppe lealiste potrebbe rappresentare un buon collante per il suo regime ed una spinta per il processo di riforma in corso.

I rischi cui però esso va incontro non sono da sottovalutare. Se le forze armate in campo sono chiaramente a favore dell'Iran il terreno di lotta scelto dai talebani, la guerriglia per bande, ha dimostrato di essere più di una volta vincente, sia contro gli inglesi che contro i russi.

Solo un'alleanza con i vari gruppi di resistenza afghana ai talebani potrebbe consentire all'Iran di uscire vincente dallo scontro e ribaltare la situazione nel paese confinante. La ripresa dell'offensiva interna da parte della resistenza é un chiaro segnale in questa direzione.

Da parte nostra invece continua la ricerca di qualche segnale di autonomia dal potere religioso che, nelle sue varianti, soffoca la vitalità di quei popoli, imbrigliandoli in logiche di puro dominio e vanificando ogni loro movimento di ribellione, come fu la rivoluzione contro lo scià.

M.V.



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