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Da "Umanità Nova" n. 28 del 27/9/98
Con la ripresa autunnale è consuetudine fra i gruppi ritrovarsi per fare il punto sulla situazione, e cosi è stato per i comitati zapatisti che il 5 e 6 di settembre si sono dati appuntamento a Brescia. In assenza di un Incontro Internazionale come quello tenuto l'anno scorso in Spagna, la necessità di ritrovarsi dopo la pausa estiva era nell'aria, ed alla fine qualcuno a giugno aveva preso l'iniziativa. E' il C.S. "Il Molino" di Lugano a lanciare l'idea proponendosi anche come organizzatore, ma il Consolato Ribelle di Brescia, essendo proprio in quel periodo impegnato nell'annuale festa di Radio Onda d'Urto, propone il felice connubio di convegno e festa, soluzione che incontra naturalmente l'approvazione generale. L'ordine del giorno doveva essere deciso dai nuovi organizzatori, i bresciani, sulla base delle proposte presentate via Internet dai partecipanti. Nel testo della convocazione compare la raccomandazione di proporre temi concreti, in modo da poter costruire un intervento comune, ciò su cui non si può che essere d'accordo, date le difficoltà che finora ha incontrato l'organizzare iniziative comuni a livello europeo. La carne da mettere al fuoco è tanta: situazione dello zapatismo in Messico, i Municipi Autonomi in Chiapas, la Consultazione lanciata dagli zapatisti rivolgendosi alla società civile messicana sulla legge costituzionale di attuazione degli accordi di S. Andres sui diritti e la cultura indigeni, progetti di cooperazione e iniziative di sostegno politico. E per quanto riguarda lo zapatismo internazionale, ed europeo in particolare, vi è la fondamentale ed insoluta questione di darsi una fisionomia propria, di prendere l'iniziativa di una strategia di lotta contro il neoliberismo che investa i problemi specificatamente europei. E quindi vi è da definire un percorso che permetta di formulare una piattaforma minima comune, gli obbiettivi concreti ed una forma di collegamento organico che traduca in pratica il principio dell'organizzazione a rete. Questo è il terreno più delicato perché, almeno in Italia, il movimento zapatista si presenta già diviso tra quei comitati che fanno riferimento all'organizzazione "Ya Basta", una emanazione del Leoncavallo, e dei centri sociali a lui vicini, ed i rimanenti, che fanno capo soprattutto al coordinamento toscano e al Consolato di Brescia. La divisione passa soprattutto sul problema del rapporto con le istituzioni. Da una parte vi è chi, come lo "Ya Basta", ha un atteggiamento pragmatico, e accetta di collaborare con partiti, sindacati ed amministrazioni, se con ciò può ottenere fondi ed appoggio politico per la lotta degli zapatisti messicani. Dall'altra vi sono gli altri comitati, sensibili alla contraddizione insita tra la necessità di appoggiare nel modo più efficace gli zapatisti nello scontro durissimo con il governo messicano, e la lotta contro il neoliberismo qui in Europa, che invece è una lotta contro le istituzioni, soprattutto contro chi è disposto per motivi di immagine a protestare quando si tratta della violazione dei diritti umani in Messico, mentre in Italia pratica una politica neoliberista. Ma rispetto ai rapporti con "Ya Basta" questa divergenza rappresenta solo la punta dell'iceberg. In realtà i dissensi non sono meramente tattici. Alla base vi sono sensibilità e stili di intervento pratico e di comunicazione assai divaricati, e che fanno capo naturalmente a contesti politici generali assai differenti. Il Convegno prende avvio con tutta questa problematica sullo sfondo, che grava con molte incognite sull'atmosfera del giorno d'apertura, e non solo metaforicamente, dato che quando si arriva sabato pomeriggio si trova l'area della festa sconvolta da un nubifragio. Ci si ritrova in un tendone al centro dell'area della festa, cosa di per se simpatica, ma con la minaccia incombente che, con l'approssimarsi della sera e quindi dell'inizio della festa, si scateni una valanga sonora tale da rendere impossibile la discussione, esattamente come in una enorme discoteca all'aperto. La nota positiva e che sono presenti numerosi gruppi, più di trenta, fra i quali sei di oltre frontiera, e precisamente spagnoli, francesi, tedeschi, danesi, svedesi e pure una brasiliana di passaggio. In tutto circa duecento persone. La cattiva notizia e che manca l'ordine del giorno. Ci si guarda tutti in faccia e si paventa subito un riedizione in piccolo del II Incontro Internazionale dell'anno passato, dove l'intento generoso ma poco pratico di non precludere a nessuno la possibilità di parlare di ciò che preferiva, aveva prodotto estenuanti ed interminabili discussioni iniziali per decidere di ciò che si voleva discutere, essendo la totalità dell'esistente un argomento certo interessante ma non esauribile in una settimana, e difficilmente riducibile ad una dichiarazione di intenti comune. Si cominciò, tanto per fare l'unica cosa che si poteva fare, con un giro di presentazione dei gruppi e delle proposte di discussione di ciascuno. Ciò prese circa due ore, alla fine delle quali si era al punto di partenza, con in più la constatazione che quasi nessuna proposta assomigliava a qualche altra, se non per il fatto che tutti si erano richiamati a quella concretezza che era la parola d'ordine su cui si era stati convocati. Ma il modo di procedere minacciava di produrre concretamente un nulla di fatto. Il moderatore fa l'unica cosa possibile, e lanciandosi in un tentativo di sintesi propone: parliamo della Consultazione, lasciando libero chi interviene di trattare temi generali, purché connessi con il concretissimo tema della Consultazione. Mediazione che ovviamente accontenta tutti perché ciascuno può compensare il proprio scontento con quello uguale ed opposto dell'avversario. Ma almeno si può andare avanti. I tedeschi, infine, propongono un gruppo di lavoro sulla rete, da tenersi, non si sa come per motivi ambientali, dopo cena. Cosi si apre la discussione sui temi generali, che durerà fino a sera, e che tuttavia mostrerà di mancare del colpo d'ala. Il dibattito rimane sul vago, e vaga da un tema all'altro senza trovare un punto centrale cui ancorarsi. L'unico momento interessante è quando un compagno di Trento mette sul tappeto con toni accorati la questione, fondamentale nello zapatismo, del modo diverso si fare politica, e della centralità dell'individuo e dei rapporti interpersonali in questa attività, intervento che riceve molti consensi, anzi addirittura un applauso, l'unico. Un altro fa un intervento molto interessante, anche se costituito da una sola breve domanda: "qualcuno può dirmi che cosa è la società civile ?", ponendo così in rilievo come le parole vengano usate più come codici di riconoscimento reciproco che per il concetto che esprimono. Infatti, nessuno si dimostra in grado di abbozzare nemmeno una definizione minima. Giunge l'ora di cena e si va a rifocillarsi, con la convocazione facoltativa, per la notte, del gruppo di lavoro sulla rete. Intanto il frastuono era gradualmente ma incessantemente cresciuto di intensità, e quindi l'invito a ritrovarsi suonava, per l'appunto, abbastanza platonico. Si va a mangiare in un ottimo ed economico vegetariano, si visitano i padiglioni ed intanto giunge l'ora di convocazione del gruppo di lavoro. Pare materialmente impossibile non solo discutere in più di tre persone, ed anche parlare normalmente. E' iniziato il concerto e potenti ondate sonore sommergono tutto e tutti, ed in più innumerevoli tamburi hanno iniziato a rullare cupamente, dando l'impressione di essere capitati in sabba di massa. Andiamo a vedere al tendone, luogo dell'appuntamento. In un angolo troviamo inaspettatamente il moderatore, evidentemente là per dovere istituzionale. Decidiamo, già che siamo lì, di scambiarci rapidamente due idee sulla rete, e di buttarci poi nella festa. Ma anche in queste condizioni sfavorevoli l'effetto assembramento inizia ad agire. Altri convegnisti incuriositi dal fatto che vi fosse un gruppo, si avvicinano e si uniscono alla discussione, per nulla scoraggiati dal tumulto montante tutt'intorno. Ne venne fuori una discussione addirittura proficua, piuttosto tecnica ma interessante, sulla rete, cioè essenzialmente come i comitati usano Internet per collegarsi. Vennero posti problemi pratici e avanzate soluzioni, e come conclusione generale si fu d'accordo nel constatare che le reti telematiche sono sotto utilizzate. Il giorno successivo, come concordato, ci si ritrova a parlare di iniziative concrete. E' naturalmente la grande giornata di "Ya Basta", che schiaccia l'assemblea sotto l'esibizione della sua potenza organizzativa e finanziaria, snocciolando tutti i suoi progetti di cooperazione, le iniziative politiche, i contatti presi, le cifre e quant'altro. Gli altri convenuti reagiscono facendo notare con discrezione, per non suscitare polemiche, che i progetti che "Ya Basta" promuove in Chiapas sono tutti studiati a tavolino qui in Italia, e che non tengono quindi conto della realtà locale, difetto questo comune a tutte le organizzazioni di cooperazione, di cui "Ya Basta" imita il modello. Viene fatto notare che altri preferiscono un metodo diverso: appoggiarsi alle organizzazioni di cooperazione locali, stringere con loro un rapporto organico e limitarsi a mettere a disposizione i fondi raccolti. Rinunciando - ma questo non viene detto - a farsi pubblicità e rendendo l'intervento più efficace. Quanto alle iniziative politiche di "Ya Basta", le critiche sono ancora più acide ed esplicite, in quanto sollevano il tema dei rapporti con le istituzioni. In questo senso molto criticata e l'iniziativa del gemellaggio tra Municipi Autonomi in Chiapas e comuni italiani. Viene fatto notare che tale pratica implica il reciproco riconoscimento e l'equiparazione fra due realtà antitetiche. Da una parte una forma di autogoverno basata sulla democrazia diretta e sulla cooperazione fra uguali, e dall'altra una banda di politici corrotti e mafiosi installatisi abusivamente al potere, quale è normalmente l'amministrazione di un comune delle nostre parti. "Ya Basta" risponde che sono gli zapatisti che lo chiedono, e glissa il problema, ma da l'impressione di non capire, o forse fa solo finta. Intanto si è arrivati a metà pomeriggio e non si e giunti a nessuna conclusione, né se ne intravede alcuna. La gente deve partire, e una buona metà se ne e già andata. Ma a questo punto fortunatamente, e per la verità inaspettatamente, viene fatta una proposta unificante. Dal coordinamento toscano viene conferita quella concretezza di cui si era tanto parlato al tema della Consultazione. Criticando "Ya Basta", che proponeva di effettuare un Consultazione qui in Europa come doppione di quella degli zapatisti in Messico, viene proposto in sostanza di adottarne il metodo, ma di cambiare il contenuto, gli accordi di San Andres, con un tema connesso ai problemi dell'Europa. Il metodo dovrà essere quello di non chiedere semplicemente alla gente un sì o un no, ma fare della Consultazione un momento di confronto aperto e generale su temi di fondo. Si fa riferimento all'esperienza brasiliana dove le organizzazioni più radicali sono riuscite a coinvolgere la gente sul tema "il Brasile che vorremmo", con comizi ed assemblee, giungendo infine a una sintesi conclusiva, nella forma di un opuscolo, frutto di un dibattito durato due anni. Il tema della consultazione sarà europeo e internazionale, da scegliere fra il MAI, WTO, la riduzione del debito, Maastricht, Schengen e l'immigrazione, la disoccupazione, o altro. La proposta viene accettata e una commissione si incarica di redigere un documento preliminare da far circolare in rete, e su cui discutere in modo da arrivare al prossimo incontro con una proposta articolata da sottoporre all'assemblea, in modo di arrivare all'approvazione di una risoluzione finale. Una buona occasione per aprire un confronto concreto fra le realtà dello zapatismo europeo, e sperimentare un uso più efficace della rete. Viene infine deciso di stendere un verbale dell'incontro con allegati alcuni documenti, il più importanti dei quali sarà quello sulla rete, a cura dei tedeschi (anzi, due simpatiche tedesche). Prossimo appuntamento: Bruxelles, 9 dicembre, in occasione dell'approvazione definitiva da parte del Parlamento Europeo del trattato di commercio con il Messico. Ma evidentemente non si tratterà solo di discutere ... Valerio Bertello
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