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Da "Umanità Nova" n. 36 del 22/11/98

Clima e disastri ambientali

Non passa un giorno senza che stampa e televisione lancino il loro grido di allarme sulla situazione climatica del nostro pianeta. I comunicati sono quasi sempre pessimistici e anche dalla conferenza sul clima attualmente in corso a Buenos Aires ci giungono notizie poco confortanti: se non limitiamo l'emissione di gas nocivi nell'atmosfera, la situazione climatica peggiorerà ulteriormente - sono previsti aumenti della temperatura media a causa del ben noto effetto serra - con conseguenze a dir poco disastrose.

Un esempio di quanto potrebbe verificarsi con sempre maggior frequenza, ci dicono gli esperti, è offerto dall'uragano Mitch, che si è abbattuto sul centro America mietendo migliaia di vittime. Questo perché l'innalzamento della temperatura porta ad una maggiore evaporazione dell'acqua degli oceani con conseguente aumento delle precipitazioni e di tutti quei fenomeni chiamati in una parola inondazioni.

Ma viene da chiedersi se il problema del pianeta sia davvero questo; se davvero sia l'innalzamento di temperatura di alcuni gradi centigradi, favorito dall'incipiente inquinamento da gas di scarico a provocare le catastrofi ambientali a cui assistiamo sempre più frequentemente.

Sono propensa a credere che siano anche altre le considerazioni da fare in fatto di clima. L'aumento di temperatura della Terra, infatti, è del tutto naturale dato che ci troviamo in una fase interglaciale avanzata - periodo compreso tra due glaciazioni - e che corrisponde ad una fase di ritiro dei ghiacciai, con conseguente innalzamento del livello marino. In termini di tempo, possiamo dire, tanto per farci un'idea, che una oscillazione climatica completa glaciale/interglaciale si avrebbe ogni centomila anni in media.

Quindi è forse un po' riduttivo pensare che siano soltanto gli effetti dell'inquinamento a causare le variazioni climatiche cui stiamo assistendo.

Se torniamo indietro nel tempo e tentiamo di ricordare le nostre estati, eccetto quest'ultima che è stata tra le più calde degli ultimi cento anni (a sentire le statistiche), forse ci accorgiamo che ve ne sono di altrettanto torride, afose, insopportabili. Ma il nostro corpo non è in grado di ricordarle; le sensazioni fisiche si dimenticano molto facilmente; così ogni anno ci ritroviamo a ripetere le stesse noiose tiritere sul caldo estivo e i nostri mass media ci ripropongono le medesime immagini dei turisti che cercano un po' di refrigerio nelle fontane della capitale.

Penso che siano altre le cose su cui riflettere, altre le cose da tenere a mente.

Le cosiddette catastrofi o disastri ambientali sono resi possibili da una scorretta utilizzazione del territorio, da uno scarso, quando non assente, sistema di prevenzione e/o previsione degli eventi legati al clima. I disastri ambientali dalle proporzioni maggiori si sono verificati sempre in zone più densamente popolate, e non è un caso.

In Italia, specialmente nelle regioni meridionali, che sono quelle a più alto rischio sismico, l'edilizia selvaggia ha sempre preso in scarsa considerazione questo aspetto del territorio. In altre regioni l'elevata piovosità ha innescato devastanti fenomeni franosi e di smottamento nelle zone sottoposte ad un massiccio disboscamento.

Molti altri esempi, e non solo in Italia, si potrebbero fare a conferma del fatto che non è soltanto l'innalzamento di alcuni gradi di temperatura a provocare i disastri ambientali a cui ci stiamo abituando, ma è l'intervento antropico sul territorio a far sì che fenomeni naturali osservati e studiati da sempre si trasformino in disastri, sovrappopolando zone a rischio e disboscando senza criterio. Se a tutto questo aggiungiamo gli effetti dell'inquinamento, il quadro è completo.

Comunque sia, l'ultima notizia che ci giunge da Buenos Aires sembra confortante: è stato firmato una accordo per la riduzione dell'immissione dei gas nocivi nell'atmosfera a patto che le nazioni in via di sviluppo, accusate di essere principali responsabili di tali immissioni, acquistino le nuove tecnologie ecocompatibili dai Paesi più ricchi; quasi che i Paesi industrializzati siano oggi veramente in grado di assicurare il pieno controllo sull'attività di tutela dell'ambiente e il corretto riciclaggio dei loro rifiuti.

Si chiude per l'ennesima volta il circolo vizioso del capitale finanziario mondiale: vendere sempre, vendere tutto, sicurezza ambientale compresa.

Marina Morisieri



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