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Da "Umanità Nova" n. 38 del 6/12/98
Due anni fa le autorità del Michigan condannarono la "Fitgerald Finishing Co" ad appena 3400 dollari di ammenda per le condizioni di lavoro pericolose che avevano provocato la morte di Michael Albridge, 24 anni, al suo primo giorno di lavoro in fabbrica come dipendente interinario. La società non informò tempestivamente le autorità e il corpo del giovane rimase per mesi all'obitorio prima che sua madre fosse avvertita della sua morte. Un pugno di dollari: il prezzo di una vita! Lo scorso luglio, Ed Prophet è morto in un'officina della "Fitzgerald": la sua testa è stata schiacciata dalla macchina sulla quale lavorava. Un rappresentante sindacale ha dichiarato che la direzione aveva ritirato i dispositivi di protezione poco tempo dopo che la macchina era arrivata in fabbrica. Prophet aveva 28 anni e sei figli. "Viste le dimensioni dell'impresa, si tratta di una delle fabbriche più pericolose del Michigan" ha dichiarato un funzionario del dipartimento sicurezza e salute dello Stato del Michigan ricordando che le due morti in due anni in uno stybilimento che impiega appena 80 operai e lavora fabbricando pezzi per grosse società automobilistiche: Ford, Chrysler, e General Motors. Un'inchiesta del 1996 aveva dimostrato che la "Fitzgerald" non aveva dispositivi di sicurezza in molti dei suoi macchinari oltre ad avere altri problemi di sicurezza sul lavoro. Al momento hanno inviato 3400 dollari cinque giorni dopo la morte di Prophet. Le autorità del Michigan non hanno ancora deciso se infliggere un'altra ammenda alla "Fitzgerald" per la morte di Prophet ma si sono affrettate a dichiarare che la precedente morte non avrebbe pesato sulla loro decisione. Ford: lavorare fino alla morte All'officina della "Ford" di Deaborn i dirigenti avevano deciso di richiamare in servizio gli operai in congedo per malattia e di farli visitare da una commissione medica interna che stabilisse se erano pronti a rientrare in fabbrica. Uno degli operai, Daniel Steelmont, 50 anni di età di cui 30 passati in fabbrica, è stato giudicato in grado di riprendere il lavoro. Di fronte alle sue proteste e ai certificati medici che parlavano di gravi problemi cardiaci, la direzione della fabbrica lo ha informato che se non fosse rientrato avrebbe perso la pensione e le sue prestazioni sociali. Così, il 28 agosto Steelmont è rientrato in fabbrica. Poco dopo si è sentito male e ha chiesto di poter ritornare a casa. Non gli hanno creduto ed è morto. Il primo giorno del suo rientro al lavoro. Gran Bretagna: la precarietà uccide i portuali Il primo settembre alcuni attivisti hanno scalato le torri alte circa 30 metri del deposito portuale di brighton e hanno issato due striscioni sui quali era scritto "Simon Jones riposa in pace" e "la precarizzazione uccide" A terra le porte del deposito erano state bloccate dai lavoratori che distribuivano un volantino. Dopo alcune ore la socetà proprietaria del deposito, la "euromin", ha accettato di chiudere il deposito per un giorno in segno di lutto: Il primo settembre Simon Jones avrebbe compiuto 25 anni se non fosse stato assassinato dalla logica padronale del "sempre più profitti". Due giorni più tardi sindacalisti e militanti di organizzazioni di sinistra hanno occupato l'ufficio dell'agenzia interinale "Personel Selection" che avrebbe mandato Jones verso la morte, distribuendo ai presenti un volantino nel quale si affermava tra l'altro: "Perché alla Personel Selection" tocca la metà del vostro salario quando siete voi che lavorate?". A causa della protesta la ditta interinale ha chiuso per un giorno i suoi uffici. Il caso Jones è esemplare. L'agenzia di collocamento aveva fatto pressione su Jones perché firmasse un contratto con la "Personel Selection" conformemente ai suoi sforzi per costringere i disoccupati ad accettare ogni tipo di lavoro che venga loro offerto. L'agenzia interinale l'aveva così inviato alla "Euromin" ad effettuare un lavoro, scaricatore, per il quale non aveva alcuna preparazione né esperienza. Jones lavorava solo da un'ora quando la sua testa è rimasta schiacciata sotto la benna della gru. La morte di Jones è tragica ma non è stata casuale; essa è il risultato diretto dell'utilizzazione di impieghi "flessibili" e a basso salario. La precarizzazione è divenuta la norma nei porti inglesi dopo la perdita dello statuto nazionale dei portuali avvenuta nel 1989. Nessuna vacanza né congedo malattia, nessuna sicurezza dell'impiego, sempre più infortuni e orti sul lavoro. In quattro anni (1990/1994) il tasso di mortalità sul lavoro fra i portuali inglesi si è moltiplicato per tre. Ma i vantaggi per le compagnie che li impiegano sono stati enormi: 41% di risparmio sui salari, 5000 licenziamenti e l'utilizzazione di una manodopera meno cara e con meno diritti. Bob Ritchie, uno dei 500 portuali di Liverpool licenziati, ha partecipato all'azione del primo settembre e ha spiegato che lo sciopero di Liverpool, durato due anni, aveva anche l'obbiettivo di "evitare morti come quella di Simon Jones che sono inevitabili quando si utilizza una manodopera precaria e non qualificata".
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