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Da "Umanità Nova" n. 38 del 6/12/98
Alla conferenza nazionale energia e ambiente, tenutasi a Roma dal 25 al 28 novembre, si è assistito alla celebrazione del solito rito: il momento pubblico che consacra e legittima accordi di vertice compiuti in altre sedi. I giochi erano già stati fatti altrove, dopo che, in oltre cento convegni e seminari di preparazione alla conferenza, i gruppi di pressione di ogni tipo e settore avevano fatto presenti al Palazzo le loro richieste: I partecipanti alla Conferenza sono stati travolti da un fiume di relazioni e comunicazioni presentate in sessioni plenarie tenute in contemporanea con sessioni tematiche. E' stato affermato che con questa conferenza si è voluto passare da una politica di imposizione di indirizzi nei vari settori dell'energia ad una politica basata sul mercato, sullo sviluppo autosostenibile e sulle decisioni individuali attraverso patti ed accordi volontari. Ed ecco che il giorno 26 le luci della ribalta si sono concentrate sul grande evento della conferenza, sul Patto per l'energia e l'ambiente, un documento ambiguo e sfumato per mettere tutti d'accordo: enti energetici, politici, petrolieri, sindacalisti, commercianti, agricoltori, industriali, consumatori ed ambientalisti. Il Patto è stato sottoscritto, tra gli altri, da governo, conferenza dei presidenti delle regioni, Associazione comuni d'Italia, Unione Petrolifera italiana, CGIL, CISL, UIL, Confindustria, Confagricoltura, Confcommercio, Confesercenti, Lega Cooperative, Consulta dei consumatori. L'ENEL ha aderito il giorno 27. L'ENI sottoporrà il patto al prossimo consiglio d'amministrazione. Legambiente, Amici della Terra e WWF hanno aderito con riserve. Greenpeace ha detto no, mettendo in quattro cartelle le motivazioni del suo dissenso. Tra l'altro quest'associazione ambientalista ha denunciato i seri problemi per l'ambiente e la salute posti dalla possibilità di utilizzare parte dei rifiuti solidi urbani e dei rifiuti industriali come combustibili nella produzione di energia elettrica. Greenpeace ha affermato poi che nonostante il carbone sia - tra i combustibili fossili - quello che porta a maggiori rilasci di CO2 (anidride carbonica), "il documento proposto alla conferenza non prevede altro che il mantenimento della sua attuale quota di utilizzo". Greenpeace chiede, tra l'altro, che non si considerino i rifiuti come fonte rinnovabile. Di ben altro avviso il consiglio dei ministri che il 10 novembre ha approvato lo schema di decreto legislativo sul mercato elettrico in cui, all'art. 2 (Definizioni) al comma 15 si legge "Fonti energetiche rinnovabili sono il sole, il vento, le risorse idriche, le risorse geotermiche, le maree, il moto ondoso e al trasformazione in energia elettrica di prodotti vegetali o dei rifiuti organici ed inorganici". Con incredibile tempestività la giunta ed il consiglio comunale di Nicosia (Enna) hanno approvato il progetto di un impianto che sorgerà nella zona industriale Pantano e che produrrà energia elettrica bruciando vecchi pneumatici. L'assessore ai lavori pubblici, Scinardi, ha dichiarato: "Questo impianto può rappresentare il primo nucleo di un sistema integrato per il riciclo di scarti di produzione che possono essere utilizzati per creare nuova ricchezza e occupazione soprattutto dove ce n'è bisogno" (Sole 24 Ore del 28 11). Un esempio dei nuovi orizzonti per l'occupazione nel profondo Sud. Sarà utile, infine, citare due passaggi della relazione presentata alla conferenza da Angelo Rega, del Ministero dell'Industria: 1) riguardo ai combustibili fossili ha proposto nuovi incentivi alle compagnie petrolifere per la ricerca di petrolio e metano nazionali, la reintroduzione dell'esonero dal versamento delle royalties sulla produzione oltre ad incentivi fiscali per la trivellazione di pozzi e per lo sviluppo di nuove tecnologie di ricerca; 2) parlando delle fonti rinnovabili Rega ha affermato: "Riguardo al solare tralasciamo il fotovoltaico per il quale non sussistono le condizioni di maturità tecnologica per una penetrazione importante nel mercato". Ancora una volta si ha il coraggio di affermare che l'unica fonte che può sostituire quelle fossili per la produzione di energia elettrica, una fonte pulita, decentrabile e gratuita, non è matura. La conferenza si è accontentata di prevedere per il settore fotovoltaico appena 270 megawatt installati per l'anno 2010. Giacomo Buonomo
Errata corrige Sullo scorso numero di UN sono saltate alcune parole dall'articolo di Giacomo Buonomo "Il Bel paese ed il petrolio" per cui dopo "i comuni di Guardiagrele, Civitella" inserire: "Messer Raimondo, Gessopalena, Tornareccio Atessa, Altino, Casoli e S. Eusanio..."
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