unlogopiccolo

Da "Umanità Nova" n.2 del 24 gennaio 1999

Milano sbronza di paura (a proposito di emergenza)

Ogni qual volta si parla di "emergenza" ad emergere è sempre quella fastidiosa melma che insudicia l'acqua, mossa ad arte da chi fa della politica un semplice pescare nel torbido. Così puntualmente è avvenuto a Milano, ferita a morte dall'emergenza criminalit^, al punto che i nove morti ammazzati nei primi nove giorni dell'anno chi se li ricorda più?

Rimane il putridume dei tanti (30 mila o 100 mila cambia forse qualcosa?) che hanno sfilato "onestamente" per le vie del capoluogo lombardo chiedendo pulizia, sì, ma quella etnica. Quella che in modo solerte e tempestivo è stata compiuta (con ingente dispiego di forze dell'ordine e cineoperatori) nelle aree dismesse della grande metropoli europea, rifugio temporaneo di chi è costretto ad emigrare è trova nei tenebrosi capannoni industriali la casa, l'accoglienza, l'intimità di una Milano con il cuore in mano e il portafoglio ben stretto in saccoccia.

Ma non ci piace fare demagogia. Non è da noi condire, con la salsa della menzogna, la crudezza di un fatto per digerirlo meglio. Milano è europea almeno in questo: come tutte le metropoli del nord è una fortuna per gli "onesti cittadini", un'illusione per chi se non può più essere onesto è perché non è mai stato cittadino: senza diritti e con l'unica speranza di sopravvivere. Come si può, non certo come si vorrebbe.

Di sicuro ci vuole poco a capire che "gli immigrati sono una ricchezza in un Paese che invecchia". Più difficile è vero Fazio? è comprendere che gli immigrati sono uomini e non mercanzia che arricchisce il Pnl. Certo il governatore della Banca d'Italia si riferiva agli immigrati "regolari", perché "gli altri" appartengono ad un'altra contabilit^, quella sommersa, in nero, esente da prelievi fiscali statali, ma malavitosi. Una bella differenza? Matematicamente s": i secondi prevalgono numericamente, costano di meno ed invece di fornir loro una previdenza socio-sanitaria che costa (ah! quanto costa, povero Fazio) ci si accorda con la criminalità organizzata. E se proprio è non ancora del tutto organizzata, la si organizza. Basta poco. Si militarizza il territorio e lo si spartisce tra le forze: quelle dell'ordine e quelle del disordine.

Così l'Ordine, la Sicurezza, la Pulizia diventano le sentinelle di una metropoli che ama i poteri forti: quelli del Sindaco e quelli del Boss di zona, possibilmente nostrano. Ci si comprende meglio e prima, e soprattutto si è fra uomini che conoscono bene cos'è il "rispetto". Ad ognuno il suo immigrato. Perché, a Milano, non siam mica razzisti!

Però la gente ha paura. Ad uscir di casa. A camminar per strada. A ritrovarsi sulle panchine dei giardini. Come se prima, nei quartieri periferici della grande città lombarda, la socializzazione era la norma; così bello è anzi "strano", come cantava Ornella Vanoni è camminar lungo i muri delle grandi fabbriche, soffermarsi ai bordi della circonvallazione, innamorarsi sulle panchine di uno spelacchiato giardinetto pubblico.

Ma si era tra di noi: "toutc de nun", come direbbe uno di quei 1600 milanesi, soprannominati "F205": vero codice originale del tesserino fiscale. Volete mettere conoscere personalmente lo spacciatore, perché si è fatto assieme a voi le elementari e la prima pera (da solo)? E le "ragazze", quelle di "Porta Romana bella"? Tutta un'altra poesia. Alla Cerutti Gino, che era un drago al bar del Giambellino.

Ora al Giambellino ci sono altri nomi: alcuni italiani, altri stranieri. Così le "ragazze", per lo più di colore, ma anche bianche se dell'est. Uguali sono rimasti i muri delle fabbriche, i viali trafficati, le panchine rotte, la desolazione e l'abbandono diffusi. Come non aver paura?

Sì, ma dei sindaci è quelli come Pillitteri, come Formentini, come Albertini è che hanno fatto Milano capitale delle moda, della finanza, della multimedialità. Dei loro amici, insomma. Una "Milano da bere", come recitava lo slogan di un liquore.. E sabato 16 gennaio se la sono bevuta un po' tutti. Sarà sempre così?

Jules Elysard



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