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Da "Umanità Nova" n.5 del 14 febbraio 1999

Metalmeccanici
Mettetevi la tuta e ritirate il contratto Fim-Fiom-Uilm

Il contratto è evidentemente quello metalmeccanico, quanto alla tuta, che non è quella che vorremmo vedere indossata dal Sig. Cofferati, con un po' di pazienza... ci arriveremo. Scaduti i termini della moratoria degli scioperi (e "spirato" con essa il periodo di proroga della validità contrattuale ottenuto con la "mediazione" di Prodi/Treu ... + sei mesi - 60.000 lire se non ricordiamo male) pare che i piccoli uomini stiano cominciando le loro grandi manovre. Comprensibile che Pininfarina non voglia scucire una lira e che D'Alema faccia delle avances in tema di "flessibilità in uscita" (leggi licenziamenti) per soddisfare settori della sua maggioranza. Meno comprensibile, apparentemente, la levata di scudi dei sindacalisti di stato (Cofferati & co.) a difesa del contratto nazionale di lavoro quando i contratti d'area e la precarizzazione regolamentata da una parte e la presentazione di piattaforme vuote di contenuti dall'altra affossano nei fatti l'istituto che proprio questi signori vorrebbero difendere. Nel caso specifico ci troviamo di fronte ad una piattaforma contrattuale che non chiedendo aumenti contrattuali e riduzione di orario (e quel che è peggio proponendo nuove e pericolose flessibilità) cerca una legittimazione nei confronti dei lavoratori grazie al rifiuto opposto da Federmeccanica. Un film già visto in questi ultimi anni. Ma, attenzione, se con difesa del contratto di lavoro si intende la difesa del sindacalismo di stato (cioè concretamente le migliaia di funzionari in carne ed ossa...) come agente contrattuale e di controllo, risulta più facile comprendere le apparenti contraddizioni logiche delle dichiarazioni apparse sulla stampa. All'interno di questo schema tutto si svolge come da un copione largamente sperimentato e nel quale tutti possono trovare il proprio ruolo. Il buon Sabattini ha già cominciato a rilasciare interviste di fuoco in attesa, come una star che si rispetti, di calare le brache trenta secondi prima che cali il sipario (l'ultima volta uscì con la celebre frase "non si può andare con la cavalleria contro i carri armati"). La FIOM Piemonte (...Cremaschi boys) "...chiama i propri iscritti e militanti a una forte iniziativa nel quadro dell'iniziativa unitaria...". Menzione d'onore spetta alla UILM che esce con dei comunicati hard-core contro i padroni (sic!) per chiedere "La flessibilità deve essere concertata" ... il ruggito del coniglio o un'enorme presa in giro? Il sindacato di stato vuole che siano i lavoratori a difendere il suo ultimo giocattolo, quel Patto di Natale voluto da D'Alema per ragioni di immagine e che i cattivi di Federmeccanica un mese dopo non vogliono più rispettare. Vale la pena ricordare come, durante le sedute fiume per la stesura del Patto di Natale, Cofferati e Larizza si siano trovati senza sedia (un vero incubo immaginiamo!) ed abbiano preferito allontanarsi stizziti per prendersi un caffè. Il compagno D'Alema nel tentativo di legittimare la nuova ammucchiata governativa aveva forse esagerato con gli inviti. Bene, i lavoratori metalmeccanici saranno chiamati con lo sciopero del 18 febbraio a difendere questo Patto di Natale, gli accordi di luglio e la pratica concertativa. Se è vero che un'idiozia ripetuta 1000 volte finisce per diventare una verità condivisa, visto il dispiegamento dei mezzi di informazione a sostegno dell'idiozia, le forze dell'autorganizzazione, che si vorrebbero alternative a questo sistema, dovrebbero mettere in campo una forza di una certa consistenza per spuntarla. Perché qui sta il centro del problema: non si può chiedere (per lo meno non è sufficiente domandarlo gentilmente...) al padrone di non fare il padrone, così come ai partiti di non seguire gli interessi di partito o ai sindacalisti di rinunciare ai vantaggi derivanti dal loro ruolo all'interno di questa società. Se qualcuno ritiene di essere portatore di un modello alternativo, ha il dovere (pena il fatto di entrare nel copione di cui abbiamo già parlato con il ruolo dello scemo del villaggio...) di trovare gli strumenti per dare visibilità alle proprie proposte e credibilità alla propria azione nei confronti dei lavoratori. I sindacati autorganizzati si sono presentati all'appuntamento ancora una volta in ordine sparso. Ho sotto gli occhi dei volantini riguardanti il rinnovo del contratto metalmeccanico di FLMU-CUB, Operai Contro, SLAI Cobas e SIN Cobas. Spero che nessuno la prenda male se dico che sono assolutamente identici (nella sostanza) per quanto riguarda il giudizio sulla piattaforma FIM-FIOM-UILM. Se ci sono delle differenze sul da farsi (taluni accentuano maggiormente un problema o propongono dei metodi diversi - presentazione formale di una piattaforma alternativa per esempio) queste non mi paiono così insormontabili da impedire la definizione di un'azione unitaria, soprattutto in considerazione dell'importanza della posta in gioco. Se l'area dell'autorganizzazione assume come riferimento, in contrapposizione ai sindacalisti di stato, i bisogni dei lavoratori è incomprensibile che da anni si stia a discutere del sesso degli angeli e che ad ogni appuntamento si evidenzino irrigidimenti nelle varie organizzazioni, personalismi, difese strumentali di bandiere ed esperienze autoreferenziali. E' assurdo che ogni organizzazione esalti principi generali, evitando accuratamente, ogni qual volta ce ne sarebbe l'occasione, un lavoro serio di ricomposizione (non facile ma ineludibile pena l'irrilevanza complessiva delle proposte) per chiudersi nei rispettivi orticelli più o meno ben coltivati. Anche in considerazione della distribuzione disomogenea delle forze dell'autorganizzazione sul territorio sarebbe quantomeno utile, fare delle campagne comuni di contro-informazione sulla piattaforma FIM-FIOM-UILM che chiamerà a scioperare i lavoratori contro se stessi. Cosa succede invece alla Fiat Mirafiori? SLAI Cobas e SIN Cobas, in concorrenza tra di loro ed in concorrenza con la FISMIC (una volta avremmo detto sindacato giallo) e UGL (ex CISNAL) stanno raccogliendo le deleghe per le vertenze sul tempo tuta! La cosa in sé può essere meritoria, visto che la Suprema Corte di Cassazione ha stabilito che il tempo impiegato per indossare la tuta deve essere retribuito, ma certamente non si può definire questa come un'iniziativa di vasto respiro, indipendentemente dal modo in cui viene svolta. Si tende ad eludere la mancanza di sensibilità rispetto alla prospettiva della riduzione d'orario surrogando una battaglia storica attraverso una causa legale che, raschiando cinque minuti della giornata lavorativa, vuole portare, se mai li porterà, qualche milione nelle tasche dei lavoratori. Gli operai firmano, evidentemente, ma per continuare a mettere la tuta otto ore al giorno! E quegli stessi operai sciopereranno per una piattaforma dove le falsità di FIM-FIOM-UILM fanno credere che uno dei punti da contendere sia proprio la riduzione d'orario di lavoro. Fermo restando che può far piacere vedere tanta attività ai cancelli della Fiat e che le rispettive organizzazioni possono farsi un po' di pubblicità, quali risultati si spera di ottenere da questo genere di iniziative? Per chi non abbia mai praticato lo sport, un tempo glorioso, di aggrapparsi ai cancelli della Mirafiori giova ricordare che ci sono circa trenta porte di ingresso e che essendo il lavoro in molti settori organizzato su tre turni, le organizzazioni concorrenti hanno, con un minimo di buona volontà ed in considerazione del numero limitato di militanti in campo, poche possibilità di incontrarsi/scontrarsi direttamente. Se poi questo dovesse succedere sarà facile spiegare ai lavoratori che "...il vero Cobas siamo noi..." oppure che " quelli che vogliono seminare confusione e divisioni nella classe operaia sono loro...". Se poi la Fiat dovesse colpire i militanti sindacali (cosa che non mancherà di fare) sarà altrettanto facile, in linea con la tradizione masochista di stretta osservanza cattolica e comunista e cattocomunista, esibire i propri martiri accusando l'organizzazione concorrente di connivenza con la Fiat! Forse che la colpa della apparente mancanza di sensibilità non debba essere ricercata nella mancanza di credibilità delle proposte dell'autorganizzazione derivante da questi metodi? Recentemente si è tenuto il Congresso Nazionale del SIN Cobas che ha visto bocciare la proposta della segreteria nazionale di organizzare questo sindacato in categorie che potessero federarsi alla CUB. Alcune componenti di questa organizzazione hanno enfatizzato ad arte e minacciato il rischio di una spaccatura (...succede anche questo, una proposta unitaria, a dire il vero neanche tanto coraggiosa, rischia di spaccare!) per arrivare ad un nulla di fatto. Un mio amico del SIN Cobas, delegato al congresso (persona mite e per scrupolo di verità abbastanza isolato all'interno della sua organizzazione) mi ha confidato di essere "in conflitto con se stesso". Il suo problema in termini personali si pone cosi: dato un autobus, neanche troppo pieno, che percorre una strada (diciamo di campagna...) nel momento in cui ci si accorge che si è verificato un guasto meccanico (per es. mancano i freni) è "qualunquismo" cercare la propria incolumità? Alla sua domanda non ho saputo rispondere.

Carlo Sclerandi



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