Da "Umanità Nova" n.5 del 14 febbraio 1999
Clinton aumenta le spese militari
Alle radici della guerra USA - Iraq
Qualche giorno fa sulla stampa si è letta una notizia per molti versi
sensazionale: il governo di Washington ha chiesto alla Russia di "emendare" il
trattato del 1972 sul controllo dei missili balistici in modo da poter creare
uno "scudo spaziale" per proteggere gli Stati Uniti dall'attacco di missili
nucleari. In pratica l'amministrazione Clinton ha deciso di rispolverare, sia
pure in versione ridotta, il demenziale progetto reaganiano, presentato verso
la metà degli anni '80 ma accantonato nel giro di pochi anni
perché considerato irrealizzabile dal punto di vista tecnico e inutile
dal punto di vista pratico dopo la frana dell'impero sovietico. Ma
perché Clinton ha deciso di rispolverare questo progetto? Non per
l'addensarsi all'orizzonte di minacce reali: nonostante la proliferazione degli
ordigni atomici (vedi le "bombe" indiana e pakistana) nessuna nazione
può realisticamente pensare di "bombardare" gli Stati Uniti con missili
nucleari. La risposta è dunque obbligata: con lo "scudo spaziale" lo
stato americano riprenderà a versare somme notevoli (si parla di 10,2
miliardi di dollari) al settore industriale legato alle produzioni belliche, un
settore in grandi difficoltà dopo la drastica riduzione dei bilanci
militari americani dovuta alla fine della "guerra fredda".
La questione è che attorno alla crisi dell'industria bellica americana
si sta svolgendo uno scontro molto duro all'interno della classe dirigente
americana, una partita che coinvolge il destino personale di Clinton e le
elezioni presidenziali previste per il 2000.
I repubblicani si sono fatti da tempo paladini del complesso militare -
industriale che lamenta la caduta verticale dei finanziamenti per
l'ammodernamento delle forze armate USA. Nel 1998, infatti, il bilancio
militare degli Stati Uniti era "appena" il 38% di quello del 1985, annata doro
del riarmo reaganiano (265 miliardi nel 1998 contro 400 del 1985). La risposta
dei democratici non si è fatta attendere: accelerazione bellicista nei
confronti dell'Iraq durata mesi e culminata nell'operazione "Desert Fox" dello
scorso dicembre e rifinanziamento dei bilanci militari che nel giro dei
prossimi sei anni porterà ad un aumento di circa 100 miliardi delle
spese belliche americane (+ 25%). Un bel regalo per la Lockheed - Martin, per
la McDonnell Douglas, per la Raytheon, per la General Dinamics, per la Northrop
Grumman, per la Boeing, cioè per i giganti dell'industria bellica
mondiale messi in crisi dalla contrazione delle spese militari americane e
protagonisti negli ultimi anni di un vorticoso processo di fusioni e
ristrutturazioni.
Un regalo sporco del sangue di migliaia di uomini , donne e bambini iracheni
vittime dei criminali di guerra di Washington.
A. R.
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