![]() Da "Umanità Nova" n.5 del 14 febbraio 1999 inform@zioneConvegno organizzato dalla rivista "Sindacalismo di Base" il 30-31 gennaio 1999 L'incontro svoltosi nell'Ateneo Libertario di Viale Monza 255 Milano, ha visto la partecipazione di una quarantina di compagni francesi, svizzeri e italiani. La delegazione francese era composta da alcuni militanti della CNT-F (Confederazione con 4 mila iscritti, recentemente esclusa dall'AIT, la storica internazionale anarcosindacalista per ragioni che non abbiamo qui lo spazio di trattare), da un militante del CSR (Comitato Sindacalista Rivoluzionario, struttura che unisce militanti di diversi sindacati francesi che si ispira al filone sindacalista rivoluzionario puro) e un compagno di un comitato autonomo di precari della regione parigina. Per l'Italia oltre ai compagni che danno vita alla redazione di Sindacalismo di Base (Milano, Torino, Bologna, Genova), sono intervenuti compagni di Firenze, Parma e di Milano. La collocazione sindacale dei compagni presenti era essenzialmente nei sindacati di base, vi erano alcuni militanti dei comitati autonomi (essenzialmente quelli costituiti da precari) e compagni iscritti alle confederazioni sindacali istituzionali (CGIL, CISL e CISAL). I temi del dibattito sono stati molto vari: il ruolo dei sindacati di base e la loro potenzialità, il magmatico mondo del precariato, le ipotesi di intervento. La limitata affluenza di compagni, derivante sia da difficoltà organizzative che da altri impegni di alcuni ma anche sintomo di una fase di scarsa vivacità sociale, ha fatto sì che il confronto tra situazioni e il dibattito, nei punti affrontati fosse, per alcuni versi, interessante ma, nel complesso, non tale da permettere significativi passi in avanti rispetto a precedenti momenti di confronto. In questo incontro si è notata l'estrema difficoltà che ha il sindacalismo di base (e ancora di più questo discorso vale per le ipotesi di sindacalismo esplicitamente libertario) ad emergere e riuscire a definire una strategia di intervento di "massa". La difficoltà, oltre a quella oggettiva data da una situazione che non presenta lotte di massa (almeno a livello nazionale), è di individuare forme di intervento tra i lavoratori, in particolare quelli più giovani e assunti con contratti "anomali", che rompano le barriere categoriali. Durante l'incontro si sono sentite relazioni che raccontano di esperienze in controtendenza (la capacità di unificazione tra strutture sindacali di base e settori movimento non immediatamente riconducibili al lavoro). In merito alle ristrutturazioni si è potuta constatare l'estrema omogeneità della situazione italiana rispetto a quella francese, e presenza delle stesse difficoltà di intervento (i compagni della CNT erano tuttavia fiduciosi in una ripresa francese e internazionale del sindacalismo rivoluzionario e dell'anarcosindacalismo prendendo ad esempio la crescita di questi ultimi anni della loro organizzazione e aperture a questa impostazione sindacale in alcune sezioni della CGT, e nel SUD). Un contraddittorio interessante è stata la valutazione opposta che le delegazioni francesi davano a questa nuova crescita sindacalista: dopo gli scioperi generali di qualche anno fa in Francia si è aperta una stagione di lotte che, nonostante i suoi limiti, movimenta comunque il panorama transalpino. Alcuni compagni francesi mettevano, però, in evidenza la mancanza di una nuova generazione di quadri sindacali e di militanti e una dislocazione diversa di vecchi militanti (dai sindacati ufficiali a quelli alternativi). Considerazioni sostanzialmente simili caratterizzavano diversi interventi dei compagni italiani. Queste valutazioni, inserite in un ragionamento politico più ampio, ci pone di fronte al problema delle difficoltà, per l'attuale tessuto militante, nel confrontarsi con i problemi di intervento in un territorio produttivo parcellizzato come quello attuale. Un dato comunque emerge chiarissimo: nella nebulosa sociale di questo morente millennio la valorizzazione di forme di autorganizzazione e di sindacalismo di base deve essere supportata da un senso critico altissimo pena il rincorrere chimere. Oltre a questo, è sempre più evidente che un intervento politico teso a conservare la propria specificità storica in un contesto come quello italiano, dove non vi è una tradizione sociale forte del sindacalismo d'azione diretta o dell'anarcosindacalismo, rende necessario un atteggiamento aperto che eviti ogni tendenza alla riduzione delle nostre proposte alla schematica riproduzione di modelli gloriosi ma datati di intervento. La rivista "Sindacalismo di base", uno strumento importante come tribuna aperta alle correnti antiburocratiche che intervengono nel conflitto sociale, dovrà, anche sulla base della discussione che si è schematicamente riassunta, ripensare la propria funzione, i possibili interlocutori, le modalità di discussione e di elaborazione che la caratterizzano. Cric e Croc
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