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Da "Umanità Nova" n.6 del 21 febbraio 1999

Rosencrantz & Guilderstern/Prodi & Di Pietro
Due guitti a caccia di poltrone.

Come i due guitti shakespeariani, due novelli eroi si stanno scalmanando per farsi largo sulla scena, nell'arengo della politica italiana, ancora destrutturato dal cosiddetto crollo della prima repubblica. Parliamoci chiaro una seconda repubblica non ci sarà mai, non ce n'è alcun bisogno: i vestiti larghi e svolazzanti della prima consentono ogni sorta di aggiustamento, di make-up, di adeguamento alle mode istituzionali del momento. A queste categorie appartengono infatti l'opera della defunta Bicamerale e i vari referendum a carattere istituzionale, ivi compresi i fiumi di dotti dibattiti che giureconsulti, esperti e politici generosamente ci dispensano. Intendiamoci non è che l'assetto formale del potere sia ininfluente rispetto alla qualità della vita dei cittadini, è piuttosto vero invece che sotto qualunque assetto formale possono ugualmente prosperare le fortune dei ceti dominanti. La storia recente e quella passata lo dimostrano con tutta evidenza.

Ma torniamo ai nostri eroi e sveliamo il mistero della loro identità. Romano Prodi e Antonio Di Pietro sono in piena attività e ansiosi di riscatto. Il primo, estromesso dalla guida del governo, freme e scalpita tra l'Ulivo, le elezioni europee e tentativi di ricostruire il vecchio asse centrista; il secondo, smesse toga e indagini, assunto a dignità senatoriale con piglio da descamisado populista brandisce l'arma referendaria con gran cipiglio.

Facciamo grazia all'intelligenza dei lettori e non ci soffermiamo sullo specifico dei programmi dei due personaggi, si tratta di due copioni qualunque, tratti dal mucchio, senza particolari qualità, domani potrebbero essere altri. Soffermiamoci piuttosto sulla qualità di costoro di "rappresentanti" di categorie politiche e umane. Il secondo - Guilderstern Di Pietro - è un oggetto misterioso e complesso scaraventato sulla scena dal naufragio formale del vecchio sistema dei partiti. Come tutti sanno quando una nave affonda vengono alla superficie le cose piè inconsuete e stravaganti: le ciabatte del nostromo, il ritratto dell'ammiraglio Nelson, i legumi della cambusa e ciarpame vario assortito. Così in campo politico, "culturale", mass-mediatico sono comparsi sulla scena nuovi protagonisti putiferanti che compensano il loro basso spessore culturale e intellettuale, trombonando, straparlando, arcigufando e così via, gaddianamente continuando. Gli ultrapirlanti sono ben noti e hanno avuto un certo successo di popolo per l'antica novità del loro roboare: Berlusca, Bossi, La Russa, Sgarbi e tutti i loro accoliti ed epigoni. Tonino Guilderstern è uno di questi eroi, un masaniello, un balilla, che la fatina azzurra ha trasformato da prolet della magistratura in lumpen della politica. Il suo vociare tenorile non è mutato passando dalle aule del tribunale, ai comizi e poi al senato, nè in ottave, nè in confusione mentale, il suo referente ideologico è rimasto Tex Willer. Ha tuttavia tratti umani: è un peone, un descamisado, un capopolo di Queimada, un condottiero della rivolta degli indios di traveniana memoria. Un uomo, una causa, basta non chiedergli quale è

Di tutt'altra pasta è Rosencranz Prodi, scafato navigatore del sistema di potere economico e politico del nostro paese, che in quanto ex-democristiano richiama alcuni dei misteri piè tremendi e impenetrabili a cui si pu~ trovare di fronte la mente umana: i democristiani, appunto, e la D.C., la loro natura, le fonti del loro potere. Un'ipotesi accreditata, ancorchè banale, ha visto in questo partito un'espressione inteclassista, un punto di mediazione, sofferto ma ormai stabile, tra le varie istanze del corpo sociale. Non era ovviamente così , i fatti lo hanno dimostrato. I vari De Michelis, Intini, Biondi & C., i loro tentativi di rimanere a galla sulla scena politica, provocano fastidio e inducono al sarcasmo anche il piè sprovveduto e disinformato. Prodi, Cossiga, Buttiglione, Marini, Mastella (magari prossimamente anche Forlani) hanno l'ardire di presentarsi come uomini nuovi, di parlare di rinnovamento, mentre volteggiano da uno schieramento all'altro, e quasi vengono presi sul serio. Perché?

Ci sono almeno due ordini di spiegazioni: in primis la DC non era un partito interclassista ma bensì un partito "feudale" in cui principi, vassalli, valvassori e valvassini proclamando sottomissione all'imperatore mantenevano autonoma la propria struttura di potere. Morto l'imperatore e dissolto l'impero i feudi e i vassalli potevano continuare a prosperare, così come continuano a fare gli ex notabili democristiani. In secondo luogo gli ex democristiani non esistono in quanto esseri umani dotati di normale fisicit^: si tratta piuttosto di curiose alterazioni del tessuto spazio-temporale (il cui status ontologico è tuttora da definire), di zone d'ombra che si fanno ricettacolo di tutte le aspirazioni, aspettative, ambizioni piè malsane di lobbies, gruppi e settori del corpo sociale. E tutto ciò si materializza in forma quasi umana. Il democristiano è dunque un trasformista eccelso, un camaleonte assoluto di fronte al quale anche Fouchè sarebbe un dilettante. Infatti mentre, probabilmente, il ministro di polizia francese aveva un deforme codice morale che gli ha permesso di servire sotto tanti regimi, nessun vincolo materiale o etico si pone alla forma pura e disincarnata del potente dc. Al di là delle bubbole del materialismo, solo la filosofia piè alta potrà, un giorno, annichilire il loro potere. Agli studi classici compagni! Alla metafisica!

Guglielmo del Surrey



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