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Da "Umanità Nova" n.9 del 14 marzo 1999

Sei anarchico? Non ti vogliamo!
Pericoloso per la sicurezza dello Stato Urbano non può diventare "italiano"

Finalmente la montagna ha partorito il topolino!

Che dire altrimenti della Nota informativa riservata che il Ministero degli Interni ha dovuto produrre dopo l'ennesima istanza presentata da Urbano al Tribunale Amministrativo (TAR) del Piemonte per conoscere le reali motivazioni che stanno alla base del rifiuto di accoglimento della sua domanda di cittadinanza?

Per i pochi che non sono a conoscenza del caso ricordiamo che Urbano è il soprannome del compagno cileno Vicente Taquias Vergara, rifugiato in Italia dal 1973, dopo il colpo di Stato del generale Pinochet, con passaporto rilasciatogli dall'ONU alla sua uscita dal famigerato Stadio nazionale di Santiago ove fu torturato e ove tanti altri oppositori del regime trovarono la morte. In Italia, Urbano, da anarchico internazionalista, si è subito inserito nella vita e nelle lotte sociali del paese: dall'attività a favore degli esuli cileni e della lotta antifascista, all'opposizione alla devastazione del territorio, dalle lotte contro la Montedison di Massa a quella contro l'ACNA di Cengio, dall'impegno in difesa dei bisogni degli immigrati all'ultimissima battaglia contro l'immunità per Pinochet. Insomma un cittadino del mondo irrispettoso di quelle barriere artificiali rappresentate dai confini statali.

Un cittadino del mondo che non può non stare sulle scatole a chi quelle barriere è impegnato a garantire e difendere con tutti i loro corollari di ingiustizia e gerarchia. La sua domanda di acquisire fino in fondo quei diritti riservati ai possessori della cittadinanza italiani è stata infatti la ghiotta occasione, colta subito dal Ministero di Polizia, di fargli pagare una parte del conto. Infatti il 29 maggio 1997, il Capo della Polizia firmava un documento in cui testualmente viene detto: "In relazione alla nota suindicata (l'istanza di naturalizzazione, ndr) si comunica che nei confronti della persona in oggetto sono emersi elementi e comportamenti che ne configurano una personalità ritenuta pericolosa ai fini della sicurezza dello Stato. Il predetto, infatti, già inquisito, senza esiti processualmente rilevanti, in ordine agli attentati a tralicci dell'ENEL commessi nel 1990, è risultato essere un fervente attivista e sostenitore di gruppi di ispirazione anarchica, nonché esponente di spicco del gruppo 'Sciarpa nera', di analoga estrazione ideologica e promotore del 'Comitato Lavoratori Cileni in esilio a Carrara' e del 'Comitato Immigrati di Alessandria'. E' sospettato, inoltre, di mantenere contatti con elementi collegati a sodalizi anarchici toscani, liguri e piemontesi e con individui seguaci della lotta armata.".

Questo documento è stato utilizzato per cercare di archiviare la pratica 'Urbano' nonostante che in un'altra nota del 27 luglio del 1997 si riconosceva che l'anarchico cileno era in possesso dei requisiti formali necessari alla richiesta di cittadinanza :"assenza di precedenti, vita irreprensibile, reddito sufficiente".

Per quasi due anni Urbano, nonostante l'azione sul piano giudiziario dei suoi avvocati, nonostante la risonanza che il suo caso ha avuto su vari organi di stampa, nonostante alcune interpellanze che alcuni deputati particolarmente sensibili alla sua vicenda hanno ritenuto di dover presentare in Parlamento, si è dovuto scontrare con il muro di gomma dell'omertà poliziesca. Molto probabilmente, in piena era ulivista, con i democratici, i progressisti, gli excomunisti al governo, con Napolitano alla Polizia, ci si vergognava a dover ammettere che si rifiutava a riconoscere la cittadinanza italiana ad uno 'straniero' solo perché anarchico, ad un appartenente cioè ad un movimento e ad un pensiero da sempre e irriducibilmente antifascista .

Oggi, dopo il riconoscimento che partiti e organizzazioni che si rifanno al movimento operaio hanno dovuto rivolgergli per l'enorme impegno profuso nella campagna contro Pinochet, questo velo che impediva la pubblicizzazione delle motivazioni è finalmente caduto per mostrare il nulla sui cui queste erano costruite.

Non un fatto penale per il quale Urbano sia stato riconosciuto colpevole, non una correlazione provata e reale con la lotta armata; semplicemente la sua militanza anarchica, il suo impegno sociale, la sua attività con gli immigrati.

Queste sono le colpe che lo Stato non ammette. Qualunque sia il suo colore.

Gli anarchici vanno bene se sono relegati nella storia, se appartengono al mondo dello spettacolo, della cultura: in tal caso anche le istituzioni elargiscono riconoscimenti. Guai però a muoversi sul piano della lotta antigerarchica: scatta subito l'apartheid dei diritti, il meccanismo dell'esclusione. E allora perché non pensare a ritorcere loro contro lo stesso schema di pensiero ? Se Urbano non 'merita' la cittadinanza perché anarchico, allora anche gli anarchici non 'meritano' la stessa cittadinanza. La rigettano in massa. Ne fanno un caso esemplare. Chiamano la società intera a pronunciarsi su questo caso di apartheid ideologico.

Cosa diranno i garantisti democratici, gli illustri progressisti ? Su quali specchi si arrampicheranno per trovare una qualche forma di risposta?

M.V.



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