unlogopiccolo

Da "Umanità Nova" n.10 del 21 marzo 1999

Presidenzialismo in rosa. Prove di plebiscitarismo

La proposta di Emma Bonino come candidata alla presidenza della Repubblica mi lascia, come è possibile immaginare, alquanto freddina.

Devo dire che mi piacerebbe vedere, nel caso venisse eletta, il modo in cui verrà definito suo marito (posto che ne abbia o ne avrà uno): first sir?, o chissà quale nome inventeranno per lui e per lei: presidenta, capa dello stato, presidente?

Mi piacerebbe anche vedere quale ruolo sarebbe attribuito al suo ipotetico marito negli incontri ufficiali. Ora le "first lady" in genere seguono i mariti, raccolgono fiori donati dai bambini delle scuole, inaugurano asili, prendono il te, discutono sull'occupazione femminile: Ed un first marito?

A parte ciò, di cui non ci importa nulla, qualche piccola riflessione sulla candidatura di Emma Bonino andrebbe fatta.

Mai come in questo caso si è visto dare spazio ad una retorica finto femminista, che a forti tinte rosa, parlava della necessità di riconoscere un ruolo alle donne nella nostra società.

Anche in America si parla di femminizzazione della politica e vengono proposte le candidature di Elizabeth Dole per i repubblicani ed Hillary Clinton per i democratici (e non a caso i cognomi usati sono sempre quelli dei più famosi mariti). Anche in questo caso però la scelta sembra più dovuta alla necessit^ da parte della classe politica di ricostruirsi una immagine diversa perché quella attuale sembra sempre meno presentabile: per ottenere questo usano quello che viene definito "compassionate conservatism", il conservatorismo dal volto umano, e le parole ed i volti delle donne sono molto utili allo scopo.

In Italia la candidatura di Emma Bonino viene proposta dalla "società civile" e si pone super partes, cioù al di là di schieramenti politici ben precisi. Questo ha scatenato una scarica di "partecipazionismo". Abbiamo ancora una volta visto all'opera l'Italia delle dichiarazioni pubbliche, il popolo dei fax ha inondato il sito Internet Emma for president (usando l'inglese hanno aggirato per primi l'ostacolo del nome in italiano) e le redazioni dei giornali, credendo cos" di essere finalmente riuscito ad essere partecipe della vita pubblica. Ci sono state manifestazioni entusiastiche provenienti un po' da tutte le parti: molti sono stati contenti di avere finalmente come presidente una persona un po' fuori dal "palazzo", credendo veramente nell'affermare questo che sia possibile una politica "fuori dal palazzo" o una partecipazione dal basso.

A gennaio un sondaggio dava la percentuale di persone favorevoli alla sua elezione al 42%. Certo questa candidatura metterà alquanto a disagio D'Alema, sempre preoccupato di comportarsi in modo "politicallly correct" ma che si farebbe tagliare una mano piuttosto che votare per la Bonino. Ma Scalfaro ha già pensato a tirarlo fuori da guai affermando che Emma non può essere eletta perchù non parla per sé, ma è la copia di altri, "sarebbe un capo dello stato eteroguidato da Pannella"(e con questo ha dato voce a quanti sono convinti, ma non osano dirlo, che le donne non abbiano un pensiero autonomo ma siano sempre, se sono in vena di essere gentili, delle bravi ripetitrici del pensiero altrui. Quando mai una donna ha avuto idee proprie?). Se poi volete farvi quattro risate leggete i commenti degli stilisti che già si sono sprecati su come debba essere il look di Emma Bonino per poter raggiungere più facilmente i suoi obiettivi. (Éorlo al ginocchio e tacco a spillo)

A noi questa proposta di candidatura non sembra portare nessun reale cambiamento, neppure piccolo, nù per le donne nù per gli uomini. Ci sembra ancora una volta di vedere la politica farsi spettacolo pubblico, ci sembra di vedere l'anteprima delle prove dell'elezione plebiscitaria del Presidente della repubblica, un finto plebiscitarismo dove si cerca di dare l'impressione a chi partecipa al gioco di contare qualcosa, quando in effetti non conta nulla. Una anticipazione di quello che vorrebbero fare con l'elezione diretta del capo dello stato e le prove tecniche di uno spettacolo partecipativo ancora una volta basato sul nulla.

I riformatori non si nascondono che Emma non riuscirà ad essere eletta. Ma la candidatura Bonino vuole essere per loro un ulteriore passo verso la costruzione di un sistema politico all'americana. La tendenza è trasformare l'Italia in un paese dove i partiti di massa basati su ideologie di classe più o meno specificate non esistono più ed al loro posto si affermano partiti di opinione, sorretti da basi elettorali sempre più esigue (basti pensare alla bassissima percentuali di votanti in America) In tal modo anche l'intellighenzia illuminata, quale il partito dei riformatori vuole essere, potrà trovare quel posto di potere che attualmente gli viene negato.

Ancora una volta vediamo che il gioco dello spettacolo è fondamentale nella politica del Palazzo, ma ancora una volta è necessario smascherarlo e denunciarne la logica.

R.P.



Contenuti UNa storia in edicola archivio comunicati a-links


Redazione: fat@inrete.it Web: uenne@ecn.org