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Da "Umanità Nova" n.12 del 4 aprile 1999

Un intervento di Noam Chomsky sui bombardamenti odierni
L'ordine mondiale e il Kosovo

Ci sono state molte informazioni intorno al bombardamento della Nato (il che vuol dire principalmente degli Stati Uniti) in Serbia. Una gran quantità di cose è stata scritta intorno a questo tema. Mi piacerebbe fare poche osservazioni generali attenendomi a fatti che non sono seriamente contestati.

Ci sono due questioni fondamentali:

- che cosa sono le accettate ed applicabili "regole dell'ordine mondiale"?

- e come applicare queste ed altre considerazioni al caso del Kosovo?

Prima questione.

Esiste un regime di leggi ed ordine internazionale che lega tutti gli stati, basato sulla carta dell'O.N.U., sulle sue risoluzioni e sulle decisioni della Corte Mondiale. In breve la minaccia o l'uso della forza è bandito a meno di un'autorizzazione esplicita da parte del Consiglio di Sicurezza dopo che esso ha riconosciuto che i mezzi pacifici sono falliti o in caso di autodifesa contro "attacchi armati" agli atti del Consiglio di Sicurezza stesso.

C'è naturalmente molto da dire. Così c'è almeno una tensione, se non una evidente contraddizione tra le regole dell'ordine stabilite nella Carta delle Nazioni Unite ed i diritti proclamati nella Dichiarazione Universale dei diritti umani, un secondo pilastro dell'ordine mondiale stabilito dietro iniziativa statunitense, dopo la seconda guerra mondiale. La Carta bandisce la forza che viola la sovranità degli stati; la Dichiarazione dei Diritti Umani garantisce i diritti degli individui contro gli stati oppressivi. Lo scopo degli "interventi umanitari" ha origine da questa tensione. Questo è il diritto "dell'intervento umanitario" che è stato proclamato dagli USA/Nato nel Kosovo e che è generalmente sostenuto dall'opinione degli editorialisti e dai giornalisti.

Consideriamo per esempio l'offerta iraniana di intervenire in Bosnia per prevenire i massacri nello stesso istante in cui l'Occidente non lo farebbe. Essi sarebbero ridicolizzati (almeno ignorati) (...) perché la "buona fede" iraniana non può essere credibile.

Una persona razionale allora si pone questioni ovvie: il record iraniano di intervento e di terrorismo è peggiore rispetto a quello degli Stati Uniti? Ed altra questione, per esempio, come potremmo noi accertare la buona fede del solo paese che ha posto il veto ad una risoluzione del Consiglio di Sicurezza che chiama tutti gli stati ad obbedire alla legge internazionale?

Cosa possiamo dire sul suo record storico? A meno che tali questioni siano prominenti nell'insieme del discorso una persona onesta le ridicolizzerà come una mera fedeltà alla dottrina. Un utile esercizio è determinare quanto della letteratura media o altro sopravvive a condizioni elementari come queste.

Seconda questione

C'è stata una catastrofe umanitaria nel Kosovo nell'anno passato, massicciamente attribuibile alle forze militari jugoslave. Le vittime principali sono stati i kosovari di etnia albanese, circa il 90% della popolazione di questo territorio jugoslavo. La stima è di 2.000 morti e centinaia di migliaia di profughi.

In casi simili, gli estranei hanno tre possibilità:

- cercare di incrementare la catastrofe

- non fare nulla

- cercare di mitigare la catastrofe.

Le scelte sono illustrate da altri casi contemporanei. Manteniamo con un po' di approssimazione la stessa scala, e chiediamo dove il Kosovo si adatti a questo schema.

COLOMBIA.

In Colombia, secondo le stime del Dipartimento di Stato il livello attuale di assassinii politici operati dal governo e dalle forze paramilitari ad esso associato è circa al livello del Kosovo e i profughi che sfuggono dalle loro atrocità si aggirano sul milione. La Colombia è stato il principale recipiente dell'emisfero occidentale per le armi statunitensi e per il loro allenamento negli anni '90; quella assistenza è ora aumentata con la "guerra alla droga", un pretesto ridicolizzato da quasi tutti i seri osservatori.

L'amministrazione Clinton è stata particolarmente entusiasta nell'elogiare il presidente Gaviria, il cui periodo di esercizio del potere registrò uno "spaventoso livello di violenza", che secondo le organizzazioni dei diritti umani, ha perfino sorpassato quello relativo al suo predecessore. I dettagli sono prontamente disponibili.

In questo caso la reazione USA è stata quella di scavalcare le atrocità.

TURCHIA

Da stime molto contenute la repressione turca dei Curdi negli anni '90 ricade nella stessa categoria del Kosovo. Essa ha avuto un picco negli ultimi anni '90. Un indice è la fuga di quasi un milione di Curdi dalla campagna alla ufficiosa capitale curda di Diyarbakir dal 1990 al 1994, dopo che l'esercito turco aveva devastato la campagna. Il 1994 ha segnato 2 record. Fu "l'anno della peggiore repressione nelle provincie curde della Turchia" e l'anno in cui i Turchi divennero "il più grande importatore di attrezzature militari americane ed il maggiore utilizzatore di armi nel mondo". Quando i gruppi per i diritti umani denunciarono l'uso da parte dei turchi dei jet USA per bombardare i villaggi, l'amministrazione Clinton trovò modo di aggirare le leggi che imponevano la sospensione di forniture d'armi, come fu fatto in Indonesia ed altrove.

Colombia e Turchia spiegano le loro atrocità (supportate dagli USA) con la scusa che essi difendono il loro paese dalla minaccia della guerriglia terrorista, come fa il governo della Jugoslavia.

LAOS

Ogni anno migliaia di persone, la maggior parte bambini e poveri contadini sono uccisi nella pianura di Jars nel Laos del nord. La scena dei più pesanti bombardamenti di civili nella storia appare in maniera persuasiva come il più crudele: il furioso assalto di Washington ad una povera società contadina aveva poco a che vedere con le sue guerre nelle regione. Il periodo peggiore fu dal 1968, quando Washington fu costretta ad aprire negoziati (sotto la pressione popolare e commerciale), cessando i bombardamenti regolari del Nord Vietnam. Kissinger - Nixon allora decisero di indirizzare i loro progetti al bombardamento del Laos e della Cambogia.

Le morti sono causate da armi antiuomo di stagno (bombies), ancora peggiori delle mine di terra: esse sono studiate specificatamente per uccidere e mutilare, e non hanno effetti su mezzi, costruzioni, ecc. La pianura fu saturata con centinaia di milioni di questi ordigni criminali che hanno una percentuale di fallimento nell'esplosione del 20% - 30%, secondo i dati del costruttore (Honeywell).

I numeri suggeriscono sia un controllo di qualità marcatamente povero o una razionale politica di assassinio di civili.

Esse furono solo una parte delle tecnologie impiegate financo per penetrare nelle cantine dove le famiglie si rifugiavano. Le vittime casualmente colpite dalle "bombies" sono valutate da centinaia a una media annuale di 20.000, più di metà delle quali muoiono, secondo il giornalista veterano dell'Asia Barry Wain del Wall Street Journal, nella sua edizione asiatica. Una stima cautelativa dice che la crisi quest'anno è approssimativamente uguale a quella del Kosovo, sebbene le morti siano più concentrate tra i bambini, secondo un'analisi del Comitato Centrale Mennonite, che sta lavorando dal 1977 per alleviare le atrocità continue.(...)

In questo caso la reazione degli USA è stata di non fare nulla e la reazione del media e dei commentatori è stato di mantenere il silenzio, secondo le norme che hanno designato la guerra contro il Laos come guerra segreta, un significato ben conosciuto, ma soppresso, come nel caso della Cambogia dal marzo 1969.

Il livello di autocensura fu straordinario allora, come è nella fase corrente; la rilevanza di questo esempio scioccante dovrebbe essere ovvio, senza ulteriori commenti.

Salterò altri esempi di questi comportamenti che abbondano ed altre serie atrocità contemporanee, come quelle compiute contro i civili iracheni, per mezzo di una forma particolarmente crudele di guerra biologica. "Una scelta molto dura", commentò Madeleine Albright alla televisione nel 1996, quando le fu chiesta la sua reazione di fronte all'assassinio di mezzo milione di bambini iracheni in cinque anni ma "noi crediamo che il prezzo sia stato necessario". Stime correnti danno 5.000 morti al mese ed il prezzo è ancora "necessario". Ci sono altri esempi che dovrebbero essere tenuti in mente quando noi leggiamo affermazioni retoriche su come "la dirittura morale" dell'Amministrazione Clinton funzioni correttamente, come illustra l'esempio del Kosovo. E infatti che cosa illustra questo esempio? La minaccia del bombardamento Nato ha condotto ad un aumento vertiginoso delle atrocità da parte dell'esercito serbo e dei paramilitari ed alla partenza degli osservatori internazionali, che naturalmente hanno avuto lo stesso effetto. Il comandante generale Wesley Clark ha dichiarato che era "completamente prevedibile" che il terrore serbo e la violenza si sarebbero intensificati dopo il bombardamento Nato, esattamente come è successo. Il terrore ha raggiunto la capitale Pristina e ci sono resoconti credibili di distruzioni su larga scala di villaggi, assassini, sviluppo di un'enorme massa di rifugiati, forse un tentativo di espellere una grande parte della popolazione albanese, una conseguenza completamente prevedibile, della minaccia e dell'uso della forza, come il generale Clark osserva giustamente. Il Kosovo è un altro esempio del tentativo di incrementare la violenza.

Trovare esempi che illustrino il terzo caso è del tutto facile, almeno se rimaniamo nella retorica ufficiale. Lo studio accademico più recente di "interventi umanitari" di Sean Murphy (...) riporta gli esempi prominenti di intervento umanitario rappresentati dall'attacco giapponese alla Manciuria, dall'invasione di Mussolini dell'Etiopia e dall'occupazione di Hitler della Cecoslovacchia. Tutti furono accompagnati da una retorica altamente ridondante. Il Giappone voleva stabilire un "paradiso terrestre" difendendo gli abitanti della Manciuria dai banditi cinesi, con il supporto della leadership nazionalista cinese. (...)

Mussolini voleva liberare migliaia di schiavi portando la missione civilizzatrice dell'Occidente. Hitler annunciò la decisione tedesca di porre fine alle tensioni etniche e alla violenza e di "salvaguardare l'identità nazionale del popolo tedesco e ceco" in un'operazione "sostenuta dal desiderio ardente di servire i veri interessi dei popoli che abitavano nell'area", in accordo con le loro volontà. Il presidente Slovacco chiese ad Hitler di dichiarare la Slovacchia un protettorato. Un altro utile esercizio intellettuale è di comparare quelle oscene giustificazioni con quelle offerte per gli interventi, "inclusi gli interventi umanitari", nel periodo successivo alla Carta delle Nazioni Unite. (...)

Noam Chomsky



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