![]() Da "Umanità Nova" n.14 del 25 aprile 1999 LettureChristian Marazzi, E il denaro va, Bollati Boringhieri, Torino, 1998, pp. 192, L. 38milaSe vogliamo sapere quale è la caratteristica del neo-capitalismo di oggi, fondato sui "derivati", sui Fondi Pensione, questo libro di Marazzi è indispensabile, perché ne disvela gli elementi declinandoli in chiave critica e disincantata, con totale esclusione di ogni nota moralistica, del genere "come sono cattivi gli speculatori, che minano gli equilibri socio-economici di un paese giocando con la borsa e le divise nazionali; meglio i tempi degli industriali delle ferriere". Il fatto è che il capitalismo odierno è profondamente mutato da 50 anni in qua, ma non solo e non tanto perché è mutato il modo di produzione e di redistribuzione, ossia dal modello fordista a quello postfordista, dal modello keynesiano socialdemocratico a quello monetarista neoliberista; è mutato il codice sociale del capitalismo, cioè quella particolare capacità (potere) del capitale di sussumere a sé ciò che è in grado di produrre valore. E' un nuovo linguaggio che si impone oggi, sostiene Marazzi, che si veicola non più attraverso stati (stati-imprenditori e/o stati-redistributori di ricchezza attraverso Bot e Cct), ma attraverso un differente modo di accumulare capitali pubblici ai fini della privatizzazione dei profitti, valorizzando per sé risparmi dirottati sulle borse (Fondi pensione e Fondi di investimento, appunto), su cui giocano al profitto gestori e quiete famiglie del ceto medio renditiero, non più in difesa di una inflazione tutto sommato azzerata, ma di un aggravio dei costi di vita a causa dello smantellamento del welfare state (arretramento di pensioni e salari). La questione reddituale (più che salariale) è ancora ovviamente centrale, per Marazzi, non solo per via della precarizzazione permanente, dei licenziamenti, dell'inoccupazione strutturale, quanto perché il lavoro vivo è mutato: oggi si viene pagati meno di quanto si lavora non solo nei paesi del sud a neosfruttamento intensivo, ma anche nei paesi del nord in cui - è questa la novità segnalata dall'Autore - viene messo a valore anche il tempo extracontrattuale della formazione scolastica, della riflessione individuale, della socialità, dello scambio di idee sul posto di lavoro, tutto ciò insomma che concorre a far lavorare meglio in funzione di un nuovo modo di produrre (postfordista, comunicativo, partecipativo, intellettuale, cognitivo, autonomo e subordinato al tempo stesso, libero e servile al contempo). Anche la conoscenza acquisita prima di entrare nel mondo del lavoro (per chi ne ha la "buona sorte"), e che rende mobile e flessibile la capacità lavorativa, manuale e intellettuale, soprattutto nel terziario o nell'organizzazione dei servizi alle produzioni, viene valorizzato dal capitale, e però non pagato, quindi estratto come plusvalore netto. L'incertezza che predomina i tempi attuali ha attivato l'intreccio strutturale tra risparmi e gioco borsistico, affidato a professionisti che maneggiano denaro in fuga dai tradizionali luoghi di valorizzazione per riversarsi nei nuovi santuari della finanza di tutti e per tutti. Certo i rischi che i Fondi pensione o di Fondi d'investimento saltino bruciando i risparmi di una vita sono sempre presenti e senza tutele assicurative valide per gli utenti, in una sorta diabolico in cui se muore Sansone, cioè la finanza speculativa del capitale planetario integrato, muoiono anche tutti i filistei, ossia un immenso ceto medio, del cui terrore è indotto ad assumere comportamenti e ideologie conservatrici o socialmente regressive (un tempo quei risparmi investiti nel debito pubblico erano tutelati dagli stati, la cui solidarietà internazionale garantiva da bancarotte colossali). E tuttavia anche in questa nuova segmentazione del capitale, lo stato è presente per attutire i rischi di incertezza per l'utenza pubblica (così si è ridotta l'opinione pubblica), prevenendo effetti di panico intorno alla minaccia costante di volatilità intrinseca del denaro nella nuova forma della circolazione frenetica di 2mila miliardi di dollari al giorno che i fondi, gli scambi monetari e quant'altro fanno vorticosamente girare per le piazze borsistiche del villaggio globale, alla ricerca di estrarre sempre più valore per i capitali investiti e, al contempo, tutelare il salario differito, che è il risparmio di chi se lo è potuto permettere, ossia i cittadini benestanti del nord della terra, legandoli alle sorti della "finanza barbara", secondo l'espressione di uno studioso. Un libro, in ultima analisi, dotto ma anche interessante da leggere anche al non addetto ai lavori, perché apre la riflessione alla comprensione di una tendenza immanente alle trasformazioni del capitale e del suo dominio oggi sulla terra, senza ricorrere a categorie moralistiche che deviano l'analisi e la ricerca di forme di resistenza e di attacco dai reali obiettivi cui tendere. Salvo Vaccaro
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