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Da "Umanità Nova" n.17 del 16 maggio 1999

La linea Verde
Destabilizzare l'Europa

La differenza tra regimi medievali imperniati sul monarca assoluto, impenetrabile nei suoi voleri e diffidente persino della propria corte, e regimi democratici trasparenti nella loro costitutiva opacità delle strategie di potere, è che talvolta non è necessario fare dietrologia bensì leggere le analisi e le proposte di intellettuali più o meno organici alle lobbies e ai centri di potere. Così vale per gli Usa, per i quali il lavoro critico di Chomsky vale a dimostrare come rapporti, scritti e analisi teorico-strategiche dicano la verità sulle strategie di dominio, senza dover per forza attendere la declassificazione di documenti riservati e più scottanti. Così è interessante interrogare gli studiosi americani per cercare di capire le ragioni dell'interesse Usa in Europa e nei Balcani in particolare. Può venirne fuori uno scenario credibile oppure uno fuorviante; comunque si tratta di un caso evidente del modo in cui si costruiscono strategie legate a interessi nazionali su scala planetaria di governi all'altezza del proprio compito, pardon, missione di dominio.

All'indomani del collasso dell'Unione Sovietica nel 1991, gli Usa si sono ritrovati non certo improvvisamente senza l'Impero del Male, con/contro cui avevano condiviso il predominio sulla terra per oltre quarant'anni. Sia che fossero consapevoli che una superpotenza da sola, senza contrappesi, sia una situazione più rischiosa che avere un Nemico Pubblico N.1, sia che l'ebbrezza della vetta della piramide planetaria conquistata in solitudine desse allucinazioni di invulnerabilità insieme a paranoie di nuovi nemici con/contro cui scagliarsi, fatto sta alcuni analisti cominciarono a interrogarsi su some resistere senza alter ego o su come proiettarne un altro fino a farlo diventare reale. E l'attenzione ricade sul fondamentalismo islamico, dipinto come un ennesimo nemico politico, non nucleare beninteso, tuttavia culturalmente alieno, quindi incapace di accordi deterrenti d'equilibrio o di taciti compromessi tattici, secondo la storia dell'era bipolare.

Indubbiamente il fanatismo religioso, coniugato a derive nazionaliste, è pericoloso, tuttavia integralista è pure papa Woytila ma la sua pericolosità è morale, non certo politica. Il mondo arabo è povero dal punto di vista economico e finanziario, ha strutture sociali di scarsa qualità (con grossi deficit nel campo dell'alimentazione, dell'istruzione, della sanità, di alcune reti infrastrutturali) e la rendita petrolifera è bassa visto i livelli dei prezzi del greggio molto bassi a fronte di una pluralità di produttori che non riescono a smaltire tutta la produzione a clienti ricchi che o hanno diversificato le fonti energetiche per non dipendere dal mondo arabo oppure hanno risorse in proprio - l'autonomia Usa dal petrolio mediorientale ammonta oggi a circa il 50% del proprio fabbisogno energetico; sono maggiormente dipendenti Cina e Giappone che non i paesi europei; l'Italia ha diversificato con Algeria, Libia e Russia, allontanandosi dall'area del Golfo.

Poi fondamentalisti sono spaccati tra sunniti e sciiti, il che li porta non a una temibile unificazione (difficile per dogmi dottrinari), bensì a scontri intestini che indeboliscono la portata della minaccia islamica alla civiltà cristiana e laica del mondo "illuminato" (solo in occidente?). Certo, basta un fanatico per fare terrorismo, però è un po' poco per far assurgere l'Islam tout court, immaginariamente unito, a nuova minaccia globale per il mondo intero, anche perché di commerci di armi, di componenti nucleari e di prodotti biochimici, forse l'islam è protagonista minore, mentre altri integralismi frammentati sono di pari pericolo (le mafie russe e ucraine, l'induismo al governo in India, le sette giapponesi o statunitensi; l'unica bomba islamica è quella pakistana). Infine, l'alleanza Turchia-Israele è sufficientemente forte per presidiare da vicino il mondo arabo.

Allora come si è rappresentata la minaccia islamica per gli interessi globali degli Usa? Essa corrisponde a un minimo di plausibilità oppure è una finzione cui far abboccare i propri partner per legittimare il proprio ruolo di superpotenza anche a casa altrui (non solo quindi in America latina, da sempre visto come il proprio "cortile" interno)?

Ebbene, basta tratteggiare i processi in corso nei Balcani sotto l'angolazione della penetrazione islamica in Europa (la cosiddetta Linea Verde) grazie ad un asse musulmano albanese-bosniaco da ridimensionare e contenere. E il modo migliore è la destabilizzazione di quell'area alimentando un conflitto etnico-nazionalista-religioso che risuscita un alone da crociata: cristiani (ortodossi serbi e cattolici croati) contro musulmani. E allora si spiega in tale ottica la frantumazione della multietnicità bosniaca perché la tendenza demografica favorisce i musulmani e non i cristiani, sebbene gli intrecci culturali, etnici e religiosi depotenziano a lungo termine le tendenze demografiche. Ma si è preferita la via della polarizzazione nazionale-religioso attraverso la pulizia etnica, che non la via multiculturale. Dayton fotografa l'istantanea del risultato della pulizia etnica, quasi come se fosse stata concordata a tavolino e praticata sul terreno da serbi e croati per conto della civiltà cristiana (e della pax americana). Nella regione albanese, essendo ormai l'Albania protettorato italiano - come la Bosnia è protettorato euro-americano, con le autorità democraticamente elette e legittimamente istituite, di fatto subordinate all'Alta Autorità che presidia agli Accordi di Dayton - occorre prevenire la secessione kosovara e l'unificazione con la madre patria, pericolosa non tanto per la minaccia politico-militare, quanto perché gli albanesi nazionalisti sono di religione musulmana.

In vista di una ennesima Dayton del Kossovo, occorre una ennesima pulizia etnico-religiosa, e l'attacco Nato risponde sia all'emergenza statunitense (secondo l'angolazione di questi think tank) che a quella serba, un po' come il tira e molla tra Usa e Saddam Hussein serve per precludere qualsiasi progettualità politica nel Medio Oriente una volta tolta l'ipoteca della sua funzione in un mondo bipolare.

Come sempre in politica, i nemici apparenti non sono i reali nemici, così come il sostegno statunitense all'Albania e all'Islam moderato del bosniaco Izetbegovic, è simile all'abbraccio mortale dell'ape regina. Contenere la penetrazione musulmana in Europa significa non solo prevenire una deriva multietnica dell'Europa (in cui emirati arabi di fede musulmana risiedono a decine di migliaia tra Italia, Gran Bretagna, Francia e Germania) che chissà perché dovrebbe essere considerata pericolosa per la civiltà cristiana e laica, quando già la civiltà europea è un fertile incrocio arabo-giudaico-cristiano, e la Sicilia ne è l'emblema viste le occupazioni subite; ma anche incuneare un incubo che tari qualunque ipotesi progettuale di ridisegnare l'Europa senza la partnership ingombrante degli Usa, una volta raggiunta l'emancipazione economica e politica.

Ovviamente, un tale scenario non si realizza pacatamente, ma necessità di nuove crociate e nuovo sangue innocente da spargere. Ma questi sono dettagli della storia.

Salvo Vaccaro



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