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Da "Umanità Nova" n.17 del 16 maggio 1999
Belgrado: aprile 1999
Il viaggio di Sascha
Sascha è una compagna serba che da alcuni anni vive e lavora in
Italia, pur continuando gli studi all'Università di Belgrado. E' anche
un'ottima pittrice. Pochi giorni prima dell'inizio della guerra si trovava in
Jugoslavia per un esame. Vi è tornata un mese dopo per far visita e
portare soccorso alla sua famiglia: quello che segue è un resoconto in
prima persona della sua esperienza.
Ero stata in Jugoslavia l'ultima settimana prima della guerra del marzo 1999.
Tutto sembrava tranquillo, la vita finalmente ritornata, la gente era un po'
sotto stress, come ogni volta quando la Nato annunciava i bombardamenti
già dal giugno 1992 (mi ricordo che mio nonno per l'annunciato
bombardamento del 1992 aveva comprato tonnellate di pasta e polenta, che poi
abbiamo mangiato per tutto il 1993)... però bombardamento non c'era
stato... La vita continuava. Alla TV davano le soap opere, e alla gente non
andava di parlare di politica per non cadere in depressione. Giravano le
barzellette: "Bombardate o imbianco la casa?" e così via. Ad ottobre
c'era stata una situazione simile, una pressione che opprime, ma non si sapeva
esattamente che stava succedendo, nessuno diceva niente alla TV, né di
prepararsi, né come ci si comporta nei casi di bombardamento, niente...
La gente, in maniera fai da te, puliva le cantine, comprava qualche cosetta per
mangiare che potesse durare, ma c'era stata sempre questa sensazione strana che
non si sapeva a che servisse tutto questo perché non c'è mai
stato nessun bombardamento in quei mesi ed anni... Quella volta a marzo, ho
capito quanto fosse grave la situazione, l'ultimo giorno che ero là,
quando una mia amica al telefono da Sarajevo mi ha detto che le truppe OCSE
abbandonavano il Kosovo. Il giorno prima alle ambasciate era arrivato l'ordine
di abbandonare Belgrado e la Jugoslavia, e lì avevo capito che questa
volta era diverso. La popolazione non si interessava più né di
Rambouillet, né di niente, perché non si volevano stressare
ancora di più... Da anni e anni, la vita era diventata quasi
impossibile, per fare certe cose si dovevano fare certe altre, non sempre
semplici, uno doveva fare le scelte spesso dolorose per sopravvivere, e ai
giovani non andava di fare niente, tanto non avrebbero raggiunto nessun
scopo... e dappertutto cresceva una forma di apatia permanente, di depressione
e sfiducia nel futuro.
Lunedì, tre giorni prima del bombardamento, non riesco a dormire
perché seguo l'esito del colloquio Milosevic - Hollbruck, ormai vecchi
amici che decidevano il destino della Jugoslavia bevendo dell'ottimo whisky
scozzese... Ogni volta trovavano qualche accordo... Tutta stressata chiamavo a
casa: "Stanno discutendo, vi farò sapere tutto, non vi preoccupate", "Ma
dai calmati, non succede niente, quale colloquio? Lasciaci guardare il film!" e
così tre giorni chiamo tutti per dire che ci sarà probabilmente
il bombardamento e nessuno ci credeva...
... Ed è arrivato il 24/03/99. Da quel giorno, la mia vita era diventata
l'inferno. Chiamavo la Jugoslavia da 3 a 8 volte al giorno, compravo tutti i
giornali possibili immaginabili in varie lingue... bevevo 6 camomille al
giorno, però non riuscivo a calmarmi... avevo smesso di andare al cinema
(che fino al 24/03/99 frequentavo almeno una volta alla settimana)
perché mi sentivo male pensando che mentre mi diverto c'è gente
che non può dormire perché aspetta le bombe oppure si trovano nei
campi, oppure non so dove, aspettando non so cosa...
... E così dopo un mese ero arrivata al limite. La situazione era
questa: o ci vado a sistemare i miei genitori che sono molto malati tutti due
(la mia madre rischiava di morire perché è diabetica e durante
l'embargo non aveva l'insulina) portandogli le medicine, i soldi e gli alimenti
di base (olio, zucchero, sale, etc) che mancavano, o comincio a farmi le pere,
perché non ce la facevo più. Non ho mai sopportato che la
politica detti il modo di vivere in quel paese in quel modo.
Ho deciso in due giorni di partire, la decisione non era condivisa dai miei
più vicini, però non c'era un'altra scelta. Non avevo paura delle
bombe né di niente... Questa volta ci sono andata solo per la mia
famiglia... e gli amici... e le amiche di mia nonna che come pensionate non
prendevano gli stipendi da non si sa quanti mesi, e non si possono permettere
neanche di ammalarsi perché negli ospedali non ricoverano nessuno
perché non hanno i bunker... e che non so come sopravviveranno a tutto
questo. Anche i lavoratori non prenderanno più gli stipendi ma un minimo
di 30-40.000 lire al mese, e anche questo non si sa quando gli sarà
dato. Gran parte dei posti di lavoro per i motivi di sicurezza è chiuso,
altri ci vanno, però vanno a casa quando sentono le sirene,
perché non ci sono i bunker... altri hanno portato i computer e lavorano
a casa, quando c'è la luce, e così... Le scuole sono chiuse,
anche i giardinetti, e tutte le attività legate alla educazione... Ma
con tutto il casino tutti stanno molto attenti ai bambini. I teatri sono aperti
e tutti gratis, fanno gli spettacoli per i bambini anche all'aperto e devo dire
che sono proprio i bambini che fanno andare avanti tutti. Una nipote di un mio
amico ha chiesto se la sirena che si sente ha gli occhi blu, altri sono
contenti che non devono andare a scuola e al giardinetto... Gli anziani sono
quelli che sopportano tutto molto male... Loro hanno più paura,
piangono, sono i primi che vanno nelle cantine, si preoccupano per i giovani,
già da prima non gli davano la pensione, ci si può aspettare il
peggio...
... I giovani, invece per me sono dei veri eroi... si è sviluppato un
senso di ironia che c'è sempre stato però è proprio
fiorito durante i bombardamenti e che, secondo me, ha un ruolo importante per
sopravvivere... Questa gente non può scappare da nessuna parte
perché per loro sono chiuse tutte le frontiere... I ragazzi sono in una
posizione peggiore, perché temono che li chiameranno alle armi, intanto
ognuno dorme a casa degli amici, evitando di essere presi direttamente... I
disertori si nascondono... Con un mio amico collega e disertore faccio la
corrispondenza via E-Mail e mi descrive situazioni assurde, mentre si nasconde
sul suo posto di lavoro... i concerti che fanno nelle piazze visti dalle TV qua
sembrano dei pazzi che si sono uniti per appoggiare Milosevic che ballano senza
musica (che non si sente mai nei servizi) o una cosa del genere... In
realtà non è così. Sono tutti uniti contro le bombe e
contro la guerra... La gente sta nei ponti, nelle piazze con i simboli dei
target, gli striscioni di contenuto ironico contro tutto quello che li
opprime... Se uno gli domanda se loro sanno che nel Kosovo c'è la
pulizia etnica, e la risposta immediata è che la pulizia etnica
c'è stata ed è finita con successo anche in Croazia dove non
esistono più i Serbi, ma non c'è stato nessun bombardamento da
nessuna parte... e qualsiasi spiegazione per questo casino che succede
là non ha nessun senso... Molti dicono "1 contro 19", "ma noi siamo un
piccolo paese, tutte ste bombe qua, che cosa gli abbiamo fatto?", "10 contro
890 milioni"...
... Quelli considerati come veri dei sono i PVO (contraerea jugoslava). anche
che se è molto pericoloso, la gente guarda la "partita" fra la PVO e la
Nato. Gira la barzelletta PVO batte Nato 3 a 1 etc... Questi del PVO sembrano
l'unica cosa che protegga realmente il popolo... Loro non vedono nessun
altro... Esistono gli aerei e le bombe che li attaccano, ed esiste il PVO che
cerca di distruggere tutti questi mezzi che portano una sola cosa... la morte.
Ormai non esistono dubbi, non esistono gli errori. Si crede che i civili
colpiti non sono gli errori fatti dalla NATO. Ormai non chiedono più
scusa. In Aleksinac è successa una cosa assurda: è stata
ammazzata un'intera famiglia, si è salvato solo il figlio maschio che
era mobilitato e stava in Kosovo. ...e le storie così non finiscono
mai...
Prima di arrivare in Jugoslavia e dopo, al ritorno, sono stata a Sarajevo.
All'andata, ho sentito gli aerei come partono da lì e posso dire che
fanno un suono che veramente fa gelare il sangue nelle vene. Invece la gente
locale era molto contenta che bombardavano in Serbia. Anche dalla Tv croata si
vede la gioia parlando dei bombardamenti, e tutto quanto sembrava molto brutto.
Mi chiedo sempre "Che cavolo hanno fatto della Jugoslavia?". La zona Balcanica
è molto strana... È proprio Twighlight zone... Al ritorno
c'è stato un terremoto... per me questo era stato provocato dalle bombe
perché la zona in Serbia è la zona sismica, non so se è
proprio vero... Comunque, mancava solo quello...
In Jugoslavia stanno distruggendo TUTTO. Mi pare che l'idea di base era
distruggere Milosevic e fermare la pulizia etnica. E che cosa hanno ottenuto
con questo bombardamento? Qualcuno forse in tutta la storia ricorda la famosa
frase del periodo di TITO: siamo tutti Tito! e adesso paragona questo con i
nuovi leader e vorrebbe fare intendere distruggere il leader = distruggere
tutti.
Si pensa che le vittime civili non sono nessun errore, perché non
è possibile che con ogni attacco "capita" anche questo.
Se qualcuno pensa che in Jugoslavia nascerà una rivolta contro il
presidente in questi giorni si sbaglia di grosso, perché le rivolte ci
sono state nei periodi di relativa pace e non sono servite a niente. Adesso
c'è la guerra e regnano le sue leggi. La gente adesso pensa come trovare
un po' di acqua, preparare il pranzo quando c'è la luce, dormire quando
non bombardano, ma mai vicino alle finestre chiuse (possibilmente di giorno),
trovare qualche grammo di benzina, qualche sigaretta, cerca di capire quando
tutto questo finirà e sentire qualche nuova barzelletta.... come quella:
Sapete perché è scoppiata la guerra... Madlen Allbright era
andata al Pentagono e ha chiesto, ragazzi che facciamo l'amore o la guerra?
Peace and Love Sascha
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