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Da "Umanità Nova" n.20 del 6 giugno 1999

Pensioni. In arrivo nuovi tagli

Sulla questione della previdenza si stanno scontrando, da varie posizioni, Governo, capitalisti, Unione europea e organizzazioni internazionali.

Da una parte, di fronte al disavanzo di cassa dell'INPS, il Governo continua nella propria linea di fiscalizzazione degli oneri impropri; un primo passo è stato fatto con la finanziaria '98, con la fiscalizzazione dei contributi Enaoli, TBC, Gescal, un altro sarà la prossima attribuzione alla fiscalità generale degli assegni familiari, e così via.

In questo modo il Governo fissa un prezzo politico della forza-lavoro, al di fuori di ogni dinamica di mercato, ma funzionale al profitto capitalistico: il prezzo della forza lavoro, che è dato dal costo dei beni e servizi indispensabili al sostentamento del lavoratore e della sua famiglia (e quindi comprensivo dei periodi in cui il lavoratore non partecipa direttamente al processo produttivo, o perché troppo giovane, o perché troppo vecchio, o per inabilità temporanea, o per disoccupazione), non viene più pagato per intero dal capitalista; il capitalista ne paga solo una parte, l'altra viene "trasferita alla fiscalità generale", cioè viene pagata con denaro pubblico.

Che cosa vuol dire il passaggio alla fiscalità generale ce lo spiega ancora una volta la finanziaria: gli sgravi ai capitalisti sono finanziati con aumenti delle tasse, e poiché non si può aumentare l'imposizione diretta (sarebbero colpiti i capitalisti, cioè gli stessi che si vogliono beneficiare), si aumenta l'imposizione indiretta. Con la finanziaria è stata introdotta la carbon tax proprio per finanziare i primi sgravi, per gli sgravi previsti si troverà qualche altro balzello, che rimbalzerà fino a gravare sul consumatore finale, cioè soprattutto sul proletariato. In questo modo, la riduzione del costo del lavoro per i capitalisti sarà finanziata attraverso la riduzione del salario!

Questa linea trova una forte opposizione da parte del Consiglio dei ministri finanziari europei e dell'Ocse. Il primo è preoccupato che la linea del Governo finisca per far fallire il rientro del deficit entro i limiti fissati dall'accordo di stabilità (2% sul prodotto interno lordo nel '99, 1% nel 2000), e si oppone all'aumento della pressione fiscale; invocando gli sforzi sopportati per la guerra contro la Jugoslavia e la difficile crisi economica Giuliano Amato, nuovo ministro del Tesoro, è riuscito ad ottenere un 2,4% per il '99, ma per l'anno prossimo nuovi tagli alle spese saranno necessari per rispettare il parametro dell'1%.

L'OCSE ormai ha già deciso che la previdenza deve essere tagliata, fin da quest'anno. In una intervista, il capo economista dell'OCSE arriva ad affermare che, se la concertazione fino ad ora ha dato buoni frutti nel controllo dell'inflazione, il Governo deve essere pronto ad abbandonarla se per quella via è impossibile arrivare al taglio delle pensioni. Ora sono in ballo anche i famosi diritti acquisiti, per questo l'esponente dell'OCSE invita il Governo ad andare comunque avanti.

Si prepara quindi la battaglia estiva sulla previdenza: da una parte il Governo italiano, con il metodo della concertazione, scarica sui lavoratori parte del prezzo della forza lavoro, dall'altra la Confindustria e gli organismi internazionali puntano alla riduzione brutale delle pensioni e delle prestazioni in genere. Di sicuro, se i piani governativi e confindustriali non troveranno ostacoli, ci troveremo di fronte ad un drastico taglio del reddito proletario, che rivelerà ancora una volta il carattere ingannevole della concertazione. La politica socialdemocratica, per sopravvivere, ha bisogno dell'accettazione, da parte degli sfruttati, del continuo peggioramento delle proprie condizioni di vita, e della progressiva chiusura di ogni spazio per l'opposizione sociale.

Tiziano



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