Da "Umanità Nova" n.21 del 13 giugno 1999
Aviano 20.000
La manifestazione del 6 giugno
Forse mai una manifestazione contro la guerra aveva così radicalmente
contraddetto l'appello politico che l'aveva promossa come quella svoltasi il 6
giugno ad Aviano.ù
Questo è il primo, evidente, dato che emerge all'indomani della
più grande manifestazione (oltre 20.000 persone) organizzata contro la
base strategica di Aviano; infatti se l'appello sponsorizzato da "Il manifesto"
e firmato da vari rappresentanti della cosiddetta "società civile",
intellettuali e politici, non muoveva una parola di critica al governo
italiano, sul ruolo del partito di D'Alema e sull'adesione alla NATO, il pur
variegato e quasi caotico corteo ha avuto una forte e generalizzata
connotazione antigovernativa e antiNATO e, dopo un paradossale balletto di
adesioni e dissociazioni, ha fortunatamente registrato, più per il
timore di plateali contestazioni che di scontri, l'assenza dei partiti e dei
sindacati filogovernativi (DS,CGIL, Verdi, Comunisti Italiani), vanificando i
giochi politici di quanti - come i "registi" del Melting dei Centri Sociali del
Nord Est - si proponevano l'unità con la "sinistra" istituzionale e di
governo.
Il corteo è invece risultato composto ed animato soprattutto dai
sindacati di base, donne in nero, oltre che da un numero considerevole di
persone che in modo spontaneo erano là per esprimere la propria rabbia
contro la partecipazione italiana ad una guerra decisa sulle loro teste. Tra le
presenze organizzate sicuramente è risaltata quella di Rifondazione
Comunista, dei centri sociali e di "Autonomia di Classe", mentre anarchici ed
anarchiche, oltre che dietro lo striscione del Comitato Unitario Contro Aviano
2000, erano presenti e visibili in più settori del corteo.
Al contrario, specie dopo la presa di distanza dei "Beati i Costruttori di
Pace" e la loro polemica nei confronti dei promotori accusati di elettoralismo,
è risultata del tutto marginale la partecipazione del pacifismo
cattolico; la proposta alternativa dei "beati" era quella di una manifestazione
sotto l'unica bandiera dell'arcobaleno, ma non ci risulta che una simile idea
sia mai stata avanzata in occasione della rituale marcia Perugia - Assisi in
cui quest'anno hanno sfilato non solo le bandiere dei partiti ma anche i
responsabili del "governo di guerra".
L'atteggiamento delle forze dell'ordine, presenti a quanto riporta la stampa
con oltre 2000 agenti-robocop dislocati lungo tutto il perimetro della base,
difesa anche con elicotteri e autoblindo, è risultato improntato alle
direttive del Ministero dell'Interno che aveva concordato con i promotori lo
svolgimento della manifestazione entro i limiti della tollerabilità.
Così da un lato è stata concessa una sospensione dei decolli dei
bombardieri USA da Aviano nelle ore in cui i manifestanti erano davanti alla
base, e dell'altro la polizia ha tentato di bloccare preventivamente con i
manganelli la partenza dei treni occupati dalle realtà antagoniste a
Napoli e a Roma, quando altrove per i "promotori" venivano predisposti treni
Verdi senza problema di sorta.
Ma questa, ormai, non è una novità e soltanto chi non vuole
vedere può non accorgersi della sostanziale compatibilità con il
potere costituito di taluni settori post-autonomi che avrebbero preferito
manifestare a fianco dei diessini e dei cattolici piuttosto che con chi si
richiama ancora all'autonomia proletaria e non ha rinunciato alla sovversione
sociale.
Chissà invece se e quando, contro questa guerra o la prossima, sapremo
di nuovo assediare gli assedianti.
UN reporter
P.S: Lunedì 7, dal quotidiano Bollettino di guerra, si apprendeva che,
nella giornata del 6 la NATO aveva effettuato - alla faccia della "sospensione"
- 203 attacchi aerei, con un aumento del 50% rispetto al giorno precedente.
Pare inoltre che, proprio nelle ore della manifestazione, bombe siano state
scaricate nell'Adriatico nel tratto di mare antistante Comacchio.
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