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Da "Umanità Nova" n.22 del 20 giugno 1999

Le bugie di Pinocchio
Cronaca di un disastro annunciato:
Enichem di Porto Marghera. Una tonnellata di CVM nell'aria

Il naso del burattino di cui vi parlerò questa volta è lungo 145 metri. Si tratta di un camino alto quanto basta, dice il responsabile dello stabilimento EVC di Porto Marghera, Carlo Porcu, per evitare pericoli di inquinamento; vale a dire che in occasione di fuoriuscita di materiale tossico o, come nel caso in esame, cancerogeno, la sostanza velenosa viene sparata abbastanza in alto da perdersi nell'atmosfera. Non esiste, del resto, altro modo per spiegare l'incredibile giustificazione addotta dal dirigente dell'EVC, società nata qualche anno fa nel consueto gioco delle bamboline russe ad incastro della chimica veneziana. Infatti c'è da chiedersi che cosa succede delle particelle che si depositano, inevitabilmente, sul terreno e la cui quantità per centimetro cubo gli esperti non sanno ancora quantificare. Perché di CVM - cloruro di vinile monomero - dal famigerato impianto CV22 ne è uscita circa una tonnellata, martedì scorso verso le otto e mezza di sera.

La dinamica dell'incidente svela un'altra delle terribili storie non raccontate degli stabilimenti prospicienti lo specchio lagunare: l'assoluta mancanza di sicurezza e la vetustà delle infrastrutture ormai drammaticamente obsolete perché vecchie di trent'anni. Il guasto ha provocato, si legge in uno dei quotidiani nostri locali, lo sfondamento di una guardia idraulica che avrebbe dovuto impedire al CVM di fuoriuscire dopo il mancato funzionamento a monte di un'altra valvola. L'aumento di pressione verificatosi nell'impianto ha prodotto infatti l'invio immediato del composto chimico verso gli sfiati di cosiddetta sicurezza e da lì direttamente nell'aria.

Davvero non c'è più niente che funzioni a Marghera. In tutti i sensi. Se pensate che l'allarme è stato dato con tre ore di ritardo e che se si fosse trattato di una fuga quattro o cinque volte maggiore probabilmente non sarei qui a parlarvene, data la vicinanza in linea d'aria della mia abitazione con il Petrolchimico, capirete bene che questa gente, nonostante le pesanti condanne chieste da Felice Casson e le indagini subite in questi ultimi mesi, ha perso da un pezzo il senso della misura. E del resto, per ciò che concerne la chimica a Marghera, non c'è da far altro ormai che occultare e negare, negare ed occultare.

Come abbiamo cercato di raccontarvi nei mesi scorsi, l'intero comparto industriale di questa ormai infelice zona era stato oggetto di una serie di successivi accordi per disciplinarne presenza ed articolazione. Eppure esiste qualcosa di intrinsecamente non spendibile quando si ragiona di Petrolchimico: la sicurezza, e scusate se è poco. Con un certo affanno su reti televisive locali e mezzi stampa sono arrivate le vigorose e scandalizzate proteste della pubblica amministrazione nostrana. Altri nasi che si allungano, altre gambe che si accorciano. Si tratti di comunicarlo con tempestività o di segnalarlo qualche ora più tardi, sappiamo tutti benissimo, noi del posto, che non esiste modo per evitare la contaminazione diretta e piuttosto immediata del territorio adiacente agli stabilimenti, centro storico veneziano compreso, visto che un esiguo braccio di laguna ci separa dalla zona industriale.

La questione va posta in altri termini, naturalmente, ma viene quasi da sorridere a pensare che questa tiritera viene ripetuta da anni e non c'è modo di uscirne allo stato attuale delle cose. In breve, una soluzione è proponibile; l'unica soluzione a voler essere precisi e cioè la definitiva chiusura degli impianti.

Quanto alle fughe più o meno presunte di CVM, va aperta un'ulteriore serie di riflessioni. Non possiamo, né lo saremo mai, essere sicuri di quanto composto chimico va disperso nell'aria ogni anno ed affermare che 900 chili di materiale sono il quantitativo massimo che può disperdersi nell'atmosfera in dodici mesi è consegnare alla pubblica opinione soltanto una cifra presunta. Perché i numeri veri non ce li diranno mai. Resta, e mi sembra dato inoppugnabile, la tragica realtà del CVM che si aggira nei nostri polmoni ed in quelli dei lavoratori del Petrolchimico, decisamente più esposti a maggiori concentrazioni di cloruro di vinile.

Finisce qui, per ora, l'ennesima cronaca di un disastro annunciato.

Mario Coglitore



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