![]() Da "Umanità Nova" n.25 del 25 luglio 1999 Ma la sanità...E' dei giorni scorsi la notizia della conquista di due posizioni, dal 21deg. al 19deg. posto, dell'Italia nella classifica dei paesi con un più alto indice di sviluppo umano. Un dato che fa ben sperare per il "nostro" futuro, soprattutto i sostenitori del paese normale di dalemiana memoria, o del miracolo italiano per i berlusconiani, fino agli ultimi ultras della "nave va" di craxiani ricordi, ma che in realtà coincide poco con le reali condizioni del paese. In merito le cicliche notizie scandalistiche di mezza estate possono venirci incontro . da diverse settimane non si fa altro che parlare di nuovi e più aberranti casi di malasanità: dalle infezioni gastroenteriche in una pediatria romana, alla legionellosi delle Molinette di Torino, fino alle ruberie e ai maltrattamenti di anziani nella solita casa di riposo-lager del Sud. Tutto ciò solleva la questione di una sanità italiana che, tra una riforma e l'altra, continua ad essere la pietra dello scandalo morale ed economico di quello che una volta era lo stato sociale. Non pochi infatti sono i sostenitori di una maggiore privatizzazione delle sanità pubblica che, se gestita "veramente" come un'azienda, non produrrebbe più i disservizi attuali, causati dall'impreparazione e dalla negligenza del personale, quello non medico naturalmente, che molto spesso fa da capro espiatorio delle varie tragedie di corsia o di ambulatorio, e l'assistenzialismo di cui ha vissuto in modo parassitario senza essere una brava manager delle sue potenzialità (leggi: fai pagare il più possibile, dando il meno possibile). Inutile dire che è una solfa che conosciamo bene e che il problema italiano non è qualcosa di scandalistico o di contingente, ma di strettamente strutturale, dove la tutela della salute pubblica è stata sempre un grosso affare (e lo continuerà ad essere maggiormente per il futuro), e la gestione è da sempre caratterizzata da uno dei sistemi più gerarchizzati che si conoscano in cui arroganza, carrierismo e sete di denaro condizionano ogni cosa dall'alto, in un sistema che, come abbiamo detto qualche settimana fa, è da considerarsi di schietto stampo feudale. In sostanza la malasanità in Italia è causata dal dominio neoliberista imperante che sicuramente in futuro in tema di salute collettiva ci riserverà sorprese sempre meno gradite. Non è certo un buon segno per il futuro, se le morti sul lavoro continuano ad essere in media 1300 l'anno e gli infortuni hanno sfiorato l'anno scorso quota un milione. Non è un buon segno se un anziano rischia di morire di disidratazione per una febbre di un paio di giorni. Tutto questo oggi, con una popolazione che sostanzialmente gode ancora dei frutti delle migliorate prestazioni sanitarie ed alimentari degli anni `60-'70. Una rendita che però si esaurirà presto, in un quadro socio-sanitario che tenderà a peggiorare in modo esponenziale, tra liberalizzazione e flessibilità del lavoro, aumento dell'inquinamento e minor possibilità di difesa e cura dei soggetti più deboli, nel fisico e nel portafoglio. Sarebbe auspicabile quindi di conseguenza che i vari scandali di malasanità ci facciano fermare a pensare per un attimo a chiederci: " Ma la sanità, la nostra salute in questa società che spazio occupa?". E cominciare a cercare la risposta fuori dalle illusioni di riforme fantasma, tribunali dei diritti del malato o benevolenza cristiana. Cercare delle risposte, per reagire, per darsi degli strumenti di difesa della nostra salute, in quanto presto, allo scandalismo della malasanità, si sostituirà il silenzio dei media, tesi a nascondere le magagne di un paese che fa parte dei G8, è il diciannovesimo nella classifica mondiale, ma dove ci si può beccare la TBC in ospedale e morire per una banale febbre. Giordano Cotichelli
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