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Da "Umanità Nova" n.27 del 12 settembre 1999
Francia
Le donne di fronte all'integralismo quotidiano
Le donne, in Francia continuano ad esser sottomesse alle aggressioni degli
integralismi cattolici e mussulmani che si ostinano di voler controllare la
loro vita e questo in un contesto il cui la sinistra al potere gestisce il
sistema capitalista e lo Stato senza minimamente rimettere in discussione
l'ordine patriarcale.
Aborto: l'offensiva cattolica.
Per quanto concerne gli integralisti cattolici, i loro attacchi si
concentrano sul diritto all'aborto. Dalla promulgazione della legge Veil del
1975, le donne possono abortire ma a condizioni molto limitate. Questo diritto
è stato ottenuto a seguito di lunghe lotte, come la Marcia delle donne
nell'ottobre del 1979. Per l'autonomia delle donne è stato un passo
molto importante. Le organizzazioni politiche e femministe che hanno intrapreso
questa lotta hanno poi abbandonato questo terreno, considerando che
l'essenziale era già stato raggiunto. Al contrario i cattolici sono
subito passati al contrattacco soprattutto pubblicizzando e diffondendo film
che paragonavano l'aborto ad un assassinio e strutturando capillarmente la
propria rete. Poi, all'inizio degli anni '90, compiono il "salto di
qualità" dando vita ai commandos-IVG (Interruzione Volontaria di
Gravidanza): al pari dei loro omologhi americani, questi militanti e queste
militanti aggrediscono i servizi ospedalieri in cui si pratica le IVG.
Immediatamente le organizzazioni femministe ed antifasciste reagiscono ed in
alcuni casi gli scontri fra le parti furono violenti. Di fronte a questa ferma
e decisa risposta da parte dei sostenitori della libera scelta, la sinistra al
potere è costretta a promulgare una legge che condanna gli oppositori
all'IVG nel 1993, determinando un moltiplicarsi dei processi. In saeguito gli
integralisti hanno cambiato la loro strategia con i "Sopravvissuti": i giovani
nati dopo il 1975 che, davanti ai centri IVG, cantano per i loro amici, per le
loro amiche non nati/e.
La lotta per l'aborto libero e gratuito.
Questi attacchi integralisti non devono però nascondere la
realtà per le donne residenti in Francia, perché le condizioni
fissate dalla legge contengono numerose restrizioni relative alla
nazionalità, all'età, ed al numero di mesi oltre i quali non
è più lecita l'interruzione di gravidanza.
Nel febbraio 1999 uno studio, commissionato dal governo sull'IVG in Francia, ha
dichiarato per la prima volta il numero di donne costrette ad andare all'estero
per praticare l'interruzione di gravidanza: 5.000 (stima). Si è lontani
dalle rivendicazioni "aborto e contraccezione libera e gratuita". A Lione, dopo
il saccheggio dei locali del "Planning familial" nel maggio 1998, l'insieme
delle organizzazioni politiche, sindacali e femministe sono scese in strada. La
reazione antifascista e antipatriarcale è proseguita a lungo,
soprattutto attraverso una campagna unitaria tesa a riappropriarsi di queste
questioni grazie ad un attacchinaggio su tutto il territorio, un opuscoletto
d'informazione sui metodi contraccettivi e sull'aborto, ed una serie di
rivendicazioni confluenti sulla depenalizzazione dell'aborto. Gli opuscoletti
sono stati diffusi davanti le scuole e nei posti centrali assieme ai
preservativi. Questa campagna "fuori legge" poiché si faceva
pubblicità alla contraccezione e all'aborto, è stata boicottata
dalla stampa e dalla sinistra al potere. In effetti, sono state le associazioni
femministe e anarchiche che in prima persona l'hanno condotta. La sinistra,
infatti, considera che l'essenziale è stato acquisito dalle donne e per
questo si protegge dietro una campagna d'informazione promessa dal governo da
più di un anno, sbandierata all'infinito.. Da sottolineare che il
governo di sinistra si prodiga per quanto concerne la politica familiare, la
famiglia patriarcale, ovviamente!
Per noi, le donne devono avere la libertà di disporre del proprio corpo
ed essere totalmente indipendenti: questo attraverso un completo accesso
all'informazione e totalmente libere di poter decidere. In effetti, per poter
stabilire un rapporto di forza che consenti alle donne d'imporre al governo e
agli altri partiti l'aborto e la contraccezione libera e gratuita, la campagna
deve svilupparsi nei quartieri dove l'informazione passa poco o male e dove le
difficoltà economiche pesano sull'utilizzo degli
anticoncezionali é in quei quartieri in cui le donne sono sottomesse a
situazioni economiche e sociali precarie, e per questo spesso vittime degli
integralisti.
Il velo a scuola e l'integralismo mussulmano.
È in occasione del velo a scuola che la necessità di
lottare contro l'integralismo mussulmano, detto anche islamico, si è
imposta all'inizio degli anni '90. Infatti, giovani ragazze di confessione
mussulmana vanno a scuola con lo "hidjab", tenendolo anche durante le lezioni.
Da subito, una battaglia politica e soprattutto mediatica si scatena a
proposito della laicità della scuola. La destra e l'estrema destra si
fanno promotrici di posizioni in difesa della laicità della scuola
repubblicana con forti connotazioni razzisti e con l'idea nascosta che la
Francia cristiana debba difendere la propria identità. Per la sinistra,
si tratta di difendere la laicità e consentire l'integrazione dei
bambini delle famiglie immigrate: le ragazzine devono levarsi il velo o non
venire a scuola. Quanto alle organizzazioni di estrema sinistra, femministe e
anarchiche, la maggior parte erano per accettare il velo a scuola in nome
dell'antirazzismo. Senonché, ogni ragazzina che porta il velo a scuola
è una militante ed è strumentalizzata dagli integralisti. In
effetti, le altre ragazza di confessione mussulmana subiscono delle forti
pressioni per aver un buon comportamento mussulmano il cui modello si
rifà alle loro compagne con il velo. Indubbiamente per alcune è
una scelta, se non addirittura un'identità in un ambiente sociale che le
esclude, ma non possiamo dimenticarci che questo velo marchia la sottomissione
delle donne! Per noi, la lotta è contro tutte le religioni ed il nostro
impegno è quello di essere a fianco di tutte le giovani donne che
lottano per la loro libertà di pensiero, di muoversi e per la loro
autonomia. Oggi, gli integralisti mussulmani hanno modificato la loro strategia
nella scuola. Poiché il velo costringe a dei paragoni troppo spigolosi
cosicché molte ragazze si oppongono, allora essi premono affinché
nelle mense scolastiche venga servita la carne "hallal".
Il codice di famiglia applicato in Francia!
L'integralismo mussulmano non si ferma al velo, ed è in occasione
degli avvenimenti algerini che abbiamo potuto prender coscienza della sua
influenza in Francia. In Algeria le donne si sono ritrovate alle prese con gli
integralisti e con i partiti di governo, questi ultimi avendo ripristinato il
codice di famiglia del 1984 [o 1894? controllare]. Per noi, donne che viviamo
in Francia, ci sentiamo solidali: informazione, aiuti materiali, visite in
Algeria, inviti in Francia. É grazie a loro che abbiamo scoperto alcuni
aspetti della vita delle donne originarie dell'Africa del Nord in Francia.
L'associazione Donne contro gli integralismi ha organizzato nel 1996 alcuni
incontri a Lione tra le associazioni femminili e femministe algerine e
francesi. Oltre le discussioni, si sono avuti degli incontri fra le donne che
vivono in Algeria e le donne immigrate in Francia. Proprio in occasione di
questi incontri svoltisi nei quartieri che le donne immigrate ci hanno portato
a conoscenza delle discriminazioni che subiscono. Per esempio possono vedersi
applicare i codici di statuto personale del loro Paese d'origine, il codice
familiare, che -- secondo il diritto mussulmano -- relega le donne su di un
piano d'inferiorità. In certe circostanze, esse possono esser ripudiate,
scoprire che sono divorziate, che il loro marito è poligamo, con delle
conseguenze sociali ed economiche catastrofiche! Sicuramente, tutto ciò
è in contraddizione con il diritto francese, fondato sui valori di
uguaglianza fra le donne e gli uomini. Ma sono state le lotte delle donne che
hanno permesso questa uguaglianza giuridica. Se queste ineguaglianze proprie
del diritto mussulmano possono applicarsi in Francia, nel paese dei diritti
della persona umana, è in virtù della ragione di Stato: la
Francia ha siglato accordi bilaterali con i tre stati dell'Africa del nord. In
queste negoziazioni internazionali i diritti fondamentali delle donne sono di
secondaria importanza soprattutto rispetto al gas naturale algerino.
Alcuni professionisti/e non sembravano al corrente di queste discriminazioni,
noi abbiamo studiato i testi internazionali e il diritto francese con
un'avvocata e in stretto contatto con le femministe algerine. Questo lavoro ci
ha consentito, nel novembre 1998, di realizzare una guida, "Madame, vos avez
des droits!" che informa sui possibili casi di applicazione del codice di
famiglia ed i mezzi giuridici per opporvisi. Questa guida è stata
diffusa fra i professionisti/e e fra le associazioni. In un secondo momento
è stata diffusa fra le donne e le giovani ragazze che possono trovarsi
in queste situazioni e devono disporre di questo tipo d'informazione. È
il primo passo per intraprendere una mobilitazione contro tali discriminazioni
perpetuate dai partiti al potere e nel silenzio totale su queste questioni.
In nome del relativismo culturale.
Questo silenzio dei media e dei politici accompagna e rinforza il
relativismo culturale. Perché è in nome delle differenze
culturali e del loro rispetto che le discriminazioni nei confronti delle donne
sono accettate. L'uguaglianza fra donne e uomini è un concetto
occidentale! Ed è proprio a partire da questo presupposto che la
società francese può tollerare l'escissione, il velo sul volto,
l'applicazione del codice di famiglia e queste discriminazioni essendo imposte
alle donne d'origine straniera dalla loro "comunità" e bisogna
rispettare le loro tradizioni! Per noi è evidente che il
"transculturalismo" è una fonte di ricchezza per costruire un mondo
senza frontiere e senza nazionalità, ma che ogni oppressione è da
combattere e che nessuna è giustificabile. Per quanto concerne le donne
immigrate noi non possiamo che esserle al loro financo nella lotta per la loro
autonomia, allo stesso modo dei clandestini e delle clandestine.
Danielle
Gruppo Lucia Saornil di Lione
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