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Da "Umanità Nova" n.29 del 26 settembre 1999

Mestre. Sgomberati profughi di guerra Rom

Alle ore 7 di lunedì 13 settembre, su ordine del Comune di Mestre un contingente "misto" di polizia, carabinieri e vigili urbani ha circondato il campo nomadi di San Giuliano, identificando e sgomberando circa 170 profughi di guerra rom, tra cui moltissimi bambini, provenienti da Bosnia, Serbia e Kosovo; l'operazione di polizia è avvenuta in un clima di forte tensione, anche perché all'interno del campo era in corso la celebrazione del funerale di una "decana" della comunità.

Le motivazioni del provvedimento addotte dalle autorità riguardavano il sovraffollamento non programmato del campo e la salvaguardia dell'igiene pubblica; unica alternativa offerta, con minaccia di denunce per gli "inottemperanti", la deportazione in un altro campo profughi a Crotone.

Gravissime su tale scelta sono apparse le dichiarazioni sia del pro-sindaco verde Bettin che si è scagliato anche contro la Rete Antirazzista che ha preseo decisamente le difese dei profughi, sia quelle del consigliere verde Caccia (Melting dei centri sociali del Nord Est) che ha parlato di "attività criminali" in relazione ai profughi da allontanare, forse ignorando che alcuni di loro sono stati persino assunti dalla Fincantieri.

D'altra parte, appena una settimana prima, Bettin difendendo la decisione del comune di armare con manganello la polizia municipale aveva affermato che "la salta manganellata spesso risolve velocemente i problemi" e che ora a Mestre "all'ordine del giorno serve una fase specifica di repressione con razionalità ed efficacia".

Di fronte a tale azione, irresponsabile e indiscriminata, ogni persona e associazione antirazzizsta non può non rivoltarsi e denunciare come, dietro una facciata solidale e progressista, in realtà l'amministrazione di Venezia-Mestre sia tutt'altro che tollerante, ricordando la chiusura della sede dell'Arci-Gay - Aeci-Lesbica, gli sgomberi degli squat di Forte Cosenz e via dell'Azoto, nonché l'ostilità politica nei confronti dell'Area Liberata "Cà Roxeria".

Per questo esprimiamo, con convinzione, la nostra solidarietà sia alle famiglie dei profughi sfuggiti alla pulizia etnica dell'UCK che alle compagne e ai compagni della Rete Antirazzista, impegnati con coerenza nel difendere un diritto all'accoglienza, negato dal Comune che investe milirdi in casinò, festival del cinema e preparativi per il Giubileo.

F.A.I. - Venezia



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