![]() Da "Umanità Nova" n.32 del 17 ottobre 1999 L'Europa delle polizieIl 23 settembre dello scorso anno moriva Semira Adamu, una ragazza nigeriana di vent'anni "colpevole" di aver tentato di sfuggire ad un matrimonio forzato nel suo paese cercando rifugio in Belgio. Dopo quattro tentativi di espulsione, nonostante le numerose manifestazioni di solidarietà a suo favore venne caricata a forza su un aereo per la Nigeria. Un cuscino applicatole sul viso per impedirle di gridare la soffocò. La vicenda di Semira, che purtroppo è ben lungi dall'essere un caso isolato, - solo in quest'ultimo anno vi sono stati altri casi di assassinio di immigrati nel corso di rimpatri forzati - è divenuto l'emblema di un'Europa che va costruendo la propria unità aprendo le frontiere alla libera circolazione dei capitali ma impedendo quella degli individui. La vita di Semira venne brutalmente spezzata da mani feroci di uomini in divisa, che sul suo corpo hanno brutalmente impresso il segno delle frontiere di un mondo sempre più diviso tra chi ha e chi non ha. Chi ha benessere, dignità, potere e chi non ha neanche il diritto di vivere. Un anno fa l'ondata di indignazione provocata dall'assassinio legalizzato di Semira portò nelle piazze d'Europa migliaia di persone che manifestarono di fronte ai centri di detenzione per immigrati "clandestini". Anche nel nostro paese si svolsero numerose manifestazioni, ma ciò purtroppo non ha né fermato né rallentato la costruzione di nuovi centri di detenzione. Anche i profughi dal Kosovo, quel Kosovo per il quale il governo italiano si è impegnato in una feroce guerra "umanitaria" sono stati sostanzialmente trattati alla stregua di immigrati clandestini. L'ormai consolidato sistema di far fare la selezione agli scafisti è stato applicato anche ai kosovari albanesi. Persino quel misero contingente d 5000 persone trasportate in Italia con uno spettacolare ponte aereo, venne "ospitato" nell'ex base NATO di Comiso, dove, sino al rimpatrio, i cancelli rimasero ben chiusi. Una sorte anche peggiore è toccata ai kosovari serbi e rom, che dopo la fine dell'"emergenza" (prontamente decretata all'inizio di giugno) non hanno avuto alcun riconoscimento dello status di profughi di guerra. Ma, lo sappiamo, gli esseri umani, specie quelli provenienti dai paesi poveri, non sono che le scorie fastidiose del grandioso processo di unificazione europea. Un processo che vede nel rafforzamento delle polizie e degli strumenti repressivi uno dei suoi cardini. Nuovi fili spinati si profilano all'orizzonte di un'Europa che sta giungendo ad una terribile fin di secolo, in cui l'erezione di muri sempre più alti tra il primo e il terzo mondo è fattore imprescindibile per la "stabilità" e la "sicurezza". Stabilità e sicurezza per i governi e per i potentati economici che abili campagne stampa volte alla criminalizzazione degli immigrati poveri tentano di farci credere essere stabilità e sicurezza per tutti. Intanto, lo vediamo giorno dopo giorno, le condizioni materiali della vita di noi tutti peggiorano costantemente: aumentano la disoccupazione, il lavoro nero e precario, peggiorano le condizioni di lavoro, la sanità e la previdenza. Ma evidentemente per il governo italiano la morte di 1300 persone ogni anno non rientra certo nella cosiddetta "emergenza criminalità". Un immigrato che compie piccoli reati o, semplicemente, raccatta soldi ai semafori suscita indignazione e paura, ma nessuno scandalo suscita la vista dei tanti immigrati che tutti vedono lavorare nei cantieri edili senza alcun rispetto per le norme di sicurezza. Eppure basta alzare gli occhi e guardare. Il 15 e 16 ottobre si svolgerà a Tampere in Finlandia un vertice straordinario dei capi di stato dell'Unione Europea sui temi dell'immigrazione. Sarà l'occasione per affinare le pratiche repressive e le forme di controllo sull'immigrazione. A partire dal primo maggio di quest'anno, data in cui è entrato in vigore il Trattato di Amsterdam le politiche dell'Unione Europea in materia di immigrazione vengono gestite ad un nuovo livello fortemente centralizzato. Nei loro discorsi i governi europei celebrano quello che viene chiamato "l'inizio di una nuova era all'interno di un'area di libertà, sicurezza e giustizia". Per gli immigrati questa nuova era significa: più esclusione, più espulsioni e più controllo. "Lotta contro l'immigrazione clandestina" significa in questo contesto una politica visti restrittiva ed una militarizzazione crescente dei confini esterni dell'UE per impedire l'accesso di rifugiati e immigrati non desiderati nella fortezza Europa. Il fatto che l'Accordo di Schengen sia stato inserito all'interno del Trattato di Amsterdam garantisce ai governanti europei che queste misure vengano rispettate da tutti. Inoltre i futuri paesi membri dell'UE dell'Europa Orientale vengono anch'essi obbligati a prendere le stesse misure come condizione basilare del loro ingresso nell'Unione Europea stessa. La politica delle espulsioni verrà coordinata e centralizzata. L'obiettivo è quello rendere omogenee le politiche e le metodologie di intervento dei singoli paesi. E' probabile che in futuro nessun paese potrà prendere misure autonome per la regolarizzazione degli immigrati (come è avvenuto quest'anno nel nostro paese). La sbandierata libertà di viaggiare e circolare all'interno dei paesi dell'UE significa crescente controllo dentro i territori europei. Le frontiere tra singoli paesi scompaiono ma il controllo si sta spostando verso le strade, i treni, le stazioni... Tali misure, ovviamente, colpiranno tanto i migranti quanto i nativi, mettendo in gioco la libertà di tutti. Intanto varie associazioni, gruppi politici, collettivi contro le espulsioni si stanno preparando a manifestare contro il vertice di Tampere, contro l'Europa dei fili spinati e dell'esclusione. Per la libertà di tutti. Migranti e nativi. Maria Matteo
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