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Da "Umanità Nova" n.37 del 21 novembre 1999

Letture: Abel Paz, Durruti e la rivoluzione spagnola

Abel Paz, Durruti e la rivoluzione spagnola

coedizione: Zero in Condotta, La Fiaccola, Biblioteca Franco Serantini, (Milano Ragusa Pisa), 1999, pp. 480, lire 32.000.

Volgendo lo sguardo in una qualsiasi biblioteca di un militante anarchico, colpisce innanzitutto la quantitý di testi sulla esperienza della rivoluzione spagnola del 1936-39. Tra questi ve ne sono almeno tre che, pi˜ degli altri, sembrano emanare un fascino particolare, tale da indurre il casuale visitatore ad allungare la mano per toccarli, sfogliarli e soffermarsi a leggere. Sarý perchÈ Enzensberger- ha romanzato una esperienza di vita dopo aver raccolto una infinitý di voci diverse trasformandole in un luminoso mosaico; sarý perchÈ gli anni settanta, sotto certi aspetti, riscoprono i ribelli idealisti, espropriatori per l'emancipazione del popolo, quelli che nulla hanno conservano per sÈ, che sono morti assassinati e con le pezze al culo; sarý per la ricchezza di foto che attraversano una vita per la rivoluzione sociale ed istantanee che fermano il tempo in una serie di immagini dell'anarchia realizzata. O sarý, semplicemente, che si tratta di Durruti, quel Durruti che ritorna nell'immaginario collettivo, citato dai "basisti"- genovesi negli anni cinquanta, dai Situazionisti nel sessantotto (Francia e Italia)- e che gli anarchici hanno sempre portato nel cuore.

E proprio su Buenaventura Durruti Ë appena stata stampata (primo di due volumi) l'opera pi˜ importante e completa, frutto di oltre dieci anni di ricerche in Spagna e in mezzo mondo, fatica immane e pi˜ che pregevole (per notizie, ricostruzione storica, documentazione e ricerche) che Abel Paz ha voluto trasmetterci. Ma intendiamoci subito. Qui non si tratta semplicemente della ricostruzione della vita del grande rivoluzionario e il ruolo avuto nella rivoluzione spagnola. No, a questo si aggiungono ben altre questioni tanto che parlare di Durruti Ë motivo in pi˜ per scavare nella storia non solo della Spagna, ma anche di Francia, Argentina, Cuba, Messico, Cile e vari paesi europei coi quali Durruti ha dovuto confrontarsi! Un quadro a pi˜ tinte del movimento anarchico in Europa e Sud America, del suo grado di incidenza nella societý, della dura azione nel contrapporsi ai governi che giocano tra loro carte segrete o truccate pur di combattere o liberarsi dei rivoluzionari, dei loro movimenti e di chi, radicalizzato nella societý, ha reali possibilitý di essere punto di riferimento per il popolo sfruttato. Oltre alla Spagna, le pagine pi˜ belle riguardano la Francia, crocevia di esuli libertari con il loro carico di problemi sia organizzativi che di sopravvivenza. Ospiti in un paese che sÏ, li accoglie, ma contemporaneamente tratta sottobanco col governo confinante (Spagna e Italia) per liberarsi dei numerosi casi "scottanti": quando la riconsegna ai paesi d'origine non va in porto, soprattutto grazie alle mobilitazioni dell'anarchismo francese (dove l'azione di Louis Lecoin Ë determinante) ed esule, li espelle verso altri paesi che a loro volta li rispedisce indietro quali "indesiderabili" (quello di vivere da clandestini attraverso l'Europa Ë toccato a Durruti, ad Ascaso, a Camillo Berneri e a molti, molti altri).

L'altro aspetto che emerge dalla lettura Ë una migliore comprensione della situazione spagnola in quanto A. Paz- oltre ad avere una profonda conoscenza del mondo libertario iberico Ë partito, come sottolinea nella sua prefazione Luigi Di Lembo, dando per scontato quello che Enzensberger aveva intuito: Durruti poteva essere disegnato solo disegnando anche il mondo dei lavoratori spagnoli e quello della loro organizzazione di lotta e di vita, la CNT. Quella incredibile organizzazione orizzontale federalista, capace di vivere ridotta a esile ossatura di quadri in clandestinitý e poi riapparire pi˜ forte alla luce del sole, di organizzare uno sciopero come insurrezione. Capace di questo perchÈ organizzazione concreta di un mondo proletario di contadini e operai che si sentiva alternativo a quello borghese E' questa la chiave che l'autore utilizza nella sua narrazione e nella sua ricostruzione storica: perchÈ sono gli sfruttati quelli che devono organizzarsi e non i loro leaders ad organizzarli, Ë il popolo che deve tendere alla propria liberazione e non coloro che parlano a suo nome, perchÈ un nesso tra quanto Ë giý successo ieri esiste ancora oggi nei falsi cambiamenti degli uomini di partito e di sindacato, in Spagna come in Italia e altrove!

ANTEO

- Hans Magnus Enzensberger, La breve estate dell'anarchia. Vita e morte di Buenaventura Durruti, Milano Feltrinelli, 1973, pp. 295.

- A. Paz, Buenaventura Durruti. Cronaca della vita, Milano, La Salamandra, 1980, pp, 216.

- AA.VV., Durruti. 1896-1936, coedizione Ansemo Lorenzo (Madrid), Active/Beastie (London), Nautilus (Hamburg), Zero in Condotta (Milano), L'Insomniaque (Paris), 1996, pp. 192.

- "Basisti" erano i proletari genovesi che si sono autorganizzati al di fuori dei sindacati di stato e che redigevano il giornale sindacale "Base", da qui il nome.

-"Internationale Situationniste. 1958-69", Paris, ditions champ libre, 1975, testi integrali dei 12 numeri; "Internazionale Situazionista", Milano, luglio 1969, n. 1 (ed unico).

- Abel Paz, figlio di contadini andalusi, Ë nato nel 1921 ed ha frequentato la Escuela Natura modellata sui principi di Francisco Ferrer. Partecipa alla rivoluzione spagnola, finisce nei campi di concentramento in Francia, ritorna clandestinamente in Spagna dove viene arrestato e condannato a dieci anni di carcere durante il regime di F. Franco.

Abel Paz, DURRUTI E LA RIVOLUZIONE SPAGOLA



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