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Da "Umanità Nova" n.38 del 28 novembre 1999

Il mondo non è una merce

Contro l'OMC sta crescendo la mobilitazione a livello mondiale: ormai non si contano più gli appelli che giungono da ogni parte del pianeta. Il cosiddetto Millennium Round, l'incontro del millennio per i fautori del libero commercio, segna il punto più alto dell'offensiva liberista a livello mondiale, un'offensiva che nei cinque anni dalla fondazione dell'Organizzazione Mondiale del Commercio ha contribuito ad allargare il già spaventoso divario tra nord e sud del pianeta, a peggiorare le condizioni di vita dei lavoratori a nord come a sud, a distruggere l'ambiente.

Il WTO è l'organismo preposto a dirimere le questioni giuridiche fra nazioni nell'ambito del commercio e ad essere la sede ufficiale delle trattative mondiali. É uno degli strumenti principali della globalizzazione attuata dalle multinazionali. Le oltre 700 pagine di regole che costituiscono gli accordi su cui si basa, creano quello che si definisce come "corporate-managed trade", ovvero, un commercio regolato dalle multinazionali. Secondo il sistema gestito dal WTO l'efficienza economica, tradotta in profitti per le società, domina qualsiasi altro valore. L'economia è un affare privato, mentre i costi sociali ed ambientali sono pubblici. Questo modello comporta il trascurare le regole ambientali, la salvaguardia dei diritti dei lavoratori e della salute pubblica in modo da fornire lavoro e materie prime a basso costo alle multinazionali.

Quello che i signori del mondo tenteranno di programmare durante il terzo meeting ministeriale del WTO, che si svolgerà a Seattle dal 29 novembre al 3 dicembre sarà un futuro da incubo per la maggioranza degli abitanti del pianeta. Non c'è alcun bisogno di profezie millenaristiche a buon mercato dal chiromante di turno per vedere quello che ci attende nei prossimi anni. I sostenitori del "free trade" stanno preparando un ricco menù per questo incontro; vogliono imporre le loro regole in settori dove sinora la loro penetrazione è stata debole come l'alimentazione, l'agricoltura, i servizi sanitari, l'istruzione, i diritti di proprietà intellettuale sulle forme di vita, vogliono liberalizzare il mercato dei prodotti forestali.

La più spietata logica del profitto sta triturando oggi e ancor più lo farà domani le vite di milioni di esseri umani. Occorre fermarli. E bisogna farlo subito. Ma non si devono coltivare illusioni. Molti di coloro che in varie parti del mondo si stanno organizzando e coordinando contro il WTO troppo spesso guardano con stolida nostalgia ad improbabili prospettive neowelfariste, troppo spesso si illudono che l'argine alla dilagante ondata liberista possa essere eretto tramite il rafforzamento degli stati nazionali, che molti documenti descrivono privati delle loro prerogative di controllo dei propri affari interni. In realtà se è vero che l'allargamento del "free trade" e del potere delle multinazionali - magari attraverso l'approvazione del famigerato AMI, Accordo Multilaterale sugli Investimenti - farà cadere molte delle protezioni che consentono margini di sopravvivenza ai paesi più poveri, tuttavia non è possibile dimenticare che i governi sono i primi attori nello svolgimento delle trattative che vedranno i 134 paesi membri del WTO incontrarsi a Seattle. In realtà ci troviamo di fronte alla vecchia storia di manzoniana memoria dei vasi di coccio a contatto con quelli di ferro: a Seattle gli USA schiereranno uno squadra di esperti nei vari settori, pronti a difendere gli interessi statunitensi, molti paesi poveri dell'Africa non avranno che un rappresentante per un intero gruppo di paesi. Dal 1995 quando è nato, ereditando il vecchio GATT, il WTO si è sempre schierato a favore delle multinazionali e contro gli interessi dei paesi poveri, dei lavoratori e dell'ambiente. (vedete in merito ad alcuni casi eclatanti la scheda pubblicata a pag. ). In effetti è certo che i paesi poveri non potranno essere che comparse nel grande palcoscenico del Millennium Round: mentre la partita vera si giocherà tra Stati Uniti ed Europa e sarà una partita senza esclusione di colpi. E sarebbe privo di senso credere che sia un gioco sul cui piatto della bilancia peseranno solo elementi di carattere economico e commerciale: non dimentichiamo che solo pochi mesi orsono gli Stati Uniti hanno portato la guerra nel cuore dell'Europa, guidando la "missione umanitaria" in Kosovo. Un monito difficile da eludere per gli europei che si preparano a traversare l'Atlantico per sedere al tavolo di Seattle. Il complemento del liberismo in economia è come sempre il rafforzamento del ruolo disciplinare degli stati sia sul piano interno che su quello internazionale.

In molti sperano che le contraddizioni interne al tavolo delle trattative determinino il fallimento del Millennium Round: non si può escludere che su alcune questioni controverse la Conferenza del WTO si concluda con un nulla di fatto, ma non si tratterebbe che di un rallentamento di processi che solo la crescita di movimenti radicali a livello planetario può bloccare. Lo slogan della campagna contro il WTO è in questo senso molto efficace: "Occorre che la nostra resistenza sia transnazionale come il capitale!". Ma non basta, perché oggi bisogna passare dalla resistenza alla costruzione di un'alternativa conflittuale che sia in grado di sfidare i potenti della terra.

Maria Matteo



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