![]() Da "Umanità Nova" n.02 del 23 gennaio 2000 Knipping occupata: l'ultima sfida?
Entro in casa e vedo lampeggiare la segreteria. Ascolto i messaggi e, tra gli altri: "...sono Antonio, abbiamo occupato la fabbrica. Domani, giorno dell'Epifania, pranziamo qua dentro. Se volete venire, ci fa piacere." Mi è andato subito il pensiero all'ultimo dell'anno 1999, da poco trascorso. Festa che era stata organizzata dai lavoratori della Knipping in lotta contro la chiusura dell'azienda, per tenere su il morale e per cercare solidarietà alla lotta stessa. Per l'occasione era stato affittato un bar all'interno del "castello", una costruzione non proprio antichissima, ben sistemata, a Rozzano (nell'hinterland di Milano), a poca distanza dalla fabbrica stessa. La festa era stata proprio una bella festa. Particolarmente attivi erano stati i giovani lavoratori nell'imbandire la sala, nella preparazione degli antipasti e nella distribuzione delle bevande. All'appello avevano aderito con entusiasmo i compagni della federazione anarchica milanese e molti compagni libertari che, per l'occasione, non hanno organizzato la rituale festa di fine anno nel salone dell'Ateneo Libertario, in viale Monza. Dopo l'ottima cena autogestita, dove ciascuno ha portato qualcosa di pronto da casa, sono seguiti balli e canti, nella consueta atmosfera conviviale. A mezzanotte si è avuto il culmine: mentre si entrava nel 2.000 e "casualmente" si ascoltava la musica del ben noto inno della Confederazione (CNT) spagnola, i compagni si scambiavano felicemente brindisi e abbracci.
Il giorno seguente è l'Epifania. Nella tarda mattinata telefono per farmi indicare la strada per raggiungere la fabbrica occupata. Come mi era stato preannunciato, si tratta di una grande costruzione, non certo nuovissima, con le forme tipiche della vecchia fabbrica tradizionale. Tutto intorno sono appesi cartelli di protesta contro i 74 licenziamenti decretati dall'azienda. Giro tutt'intorno alle mura con l'auto sino ad entrare nel parcheggio. Entro a piedi nel cancello principale dove campeggia un grande striscione del Consiglio di fabbrica della Knipping con la scritta: "padroni il 2000 sarà una risata che vi seppellirà". Entro nel grande cortile che in quel momento è vuoto. Una bandiera rossonera sventola nel mezzo (e non è quella del Milan). Improvvisamente, dall'angolo in fondo, alla mia destra, si apre la porta di un'abitazione ben messa e ne escono un signore ed una signora ben vestiti che si dirigono verso l'uscita. Finalmente!- penso e mi faccio incontro. Prima che possa parlare è lui che mi chiede: "Chi sta cercando?" Ed io sicuro: "Antonio D'Errico, del Consiglio di fabbrica". La replica mi coglie un po' di sorpresa: "Gli estranei non possono entrare qui, deve uscire dal cancello." Contemporaneamente si rivolge alla donna che lo accompagna in lingua inequivocabilmente tedesca. "Cacchio - penso - mi devo proprio essere imbattuto nel padrone della fabbrica" che, notoriamente, è di origine tedesca. E mentre mi sto interrogando sul da farsi Antonio entra dal cancello, proveniente dall'esterno, con suo figlio Giulio e il compagno Domenico che era andato a prendere alla fermata del tram. Il padron Knipping a questo punto non si tira indietro e insiste: "Non possono entrare estranei, per evitare possibili danni."E Antonio replica: "Faccia il bravo, se ne stia tranquillo. Più danni di quanti ne ha fatti lei è difficile farne. È in corso un'Assemblea Permanente aperta e tutti possono entrare."
Entriamo nel luogo di produzione, che adesso è ferma, e attraversiamo l'enorme capannone disseminato da una selva di macchine, in ordinata fila. Mi accorgo di vedere fisicamente quei luoghi di lavoro che avevo cercato di immaginare quando Antonio mi parlava sia del tipo di produzione che delle lotte che lì si svolgevano: per l'indennità del turno di notte, per l'aumento del premio aziendale uguale per tutti e slegato dalla produzione, per le pause di riposo o per una qualsiasi risposta alla Direzione Aziendale, in difesa dei diritti e degli spazi nel lavoro. Le assemblee dove si decidevano gli obbiettivi da raggiungere e le forme di lotta da attuare, sino al "blocco delle merci" nei casi estremi.
Entriamo in una zona dove è stata improvvisata una mensa. Riconosco solo alcuni dei lavoratori più giovani che erano venuti alla festa di fine anno. Dopo una breve presentazione ci sediamo a mangiare. Non siamo molti in quel momento, evidentemente c'è chi ha preferito stare in famiglia. Man mano giungono altri che portano notizie e commenti sulle iniziative in corso: "Abbiamo sentito Radio Popolare che ha mandato un servizio in diretta dall'interno della fabbrica" e indicavano i compagni di lavoro che avevano espresso i loro giudizi al microfono sulla lotta in corso. Altri raccontavano di aver appena visto nel telegiornale del terzo canale un servizio sulla loro fabbrica e sui lavoratori in lotta, ritenendo molto appropriate le dichiarazioni di alcuni di questi.
Finito il pranzo Antonio ci fa da "Cicerone" e ci illustra brevemente il ciclo produttivo: "come sapete la fabbrica è specializzata nella produzione di viti. Da qui si inizia con la testata della vite e si taglia a misura il pezzo; si passa al taglio della testata, dove occorre; poi c'è la fase di una prima lavatura. Si passa quindi ad infilare le rondelle e la relativa filettatura; infine la cottura per renderla acciaiose e il raffreddamento, la pulitura finale, l'immagazzinamento, la spedizione. Migliaia di viti prodotte quotidianamente, un tempo molto richieste sul mercato per via del marchio di qualità che la Knipping garantiva." Quello che balza subito agli occhi è che molte delle macchine hanno fatto il loro tempo, mentre lo spostamento da un'operazione ad un'altra richiede abbondante uso di movimenti muscolari e manuali. Un operaio presente da poco licenziatosi e passato ad un'altra fabbrica specializzata in viterie assicura che ormai vengono utilizzate macchine che accorpano mansioni che qui sono ancora separate. Si fa presto ad immaginare quali possano essere le cause che hanno portato alla attuale situazione deficitaria. Sicuramente padron Knipping non si è molto preoccupato di investire nell'ammodernamento degli impianti e dell'organizzazione del lavoro.
Squilla il cellulare di Antonio. Mi pare sia un giornalista de "Il Giorno" che chiede informazioni sulla situazione. Attacca il disco: "La Knipping, una fabbrica di viti che dal 1954 lavora a Rozzano entra in crisi profonda dal 1995. Da 180 dipendenti si è scesi agli attuali 74. Dopo un anno di cassa integrazione l'Azienda non ha mantenuto l'impegno di una innovazione tecnologica degli impianti. L'epilogo sono le lettere di licenziamento dell'11 novembre 1999. È in corso una procedura di liquidazione della fabbrica che si concluderà il 27 gennaio. Qualcuno ha preferito andarsene per cui siamo rimasti attualmente in 62 ad organizzare la lotta. Da tempo eravamo costretti a presidiare la fabbrica perché c'è stato un tentativo di vendere le macchine. All'inizio di Gennaio un'altra sorpresa. Contrariamente agli impegni presi ci è stata sì consegnata la busta paga di dicembre, ma solo virtualmente. Alle voci di spettanza riportate non faceva riscontro l'erogazione del dovuto. Praticamente una busta vuota. L'unica risposta che ci è stata data è quella di aspettare le decisioni del tribunale. A questo punto i lavoratori hanno deciso l'occupazione della fabbrica per meglio cautelarsi, almeno fino alla decisione del tribunale (presso il quale la Knipping ha avanzato la richiesta di concordato preventivo, mentre i dipendenti hanno presentato istanza di fallimento nei confronti dell'Azienda, ritenuta insolvente per circa 17 miliardi." Qui si chiude la breve intervista telefonica. Nel frattempo arriva un giovane fotografo inviato per un servizio stampa e scatta alcune foto di gruppo attorno allo striscione del Consiglio di Fabbrica. Il morale fra i lavoratori presenti è abbastanza alto. Poco più tardi ci salutiamo con l'augurio di un buon esito per quella che si presenta forse come "l'ultima sfida". Enrico Moroni
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