Da "Umanità Nova" n.3 del 30 gennaio 2000
Elezioni nel Cono Sur
I paradossi della politica
Cos'è questo mistero teologico, questa operazione di alchimia, che fa
sì che la vostra sovranità, una domenica ogni cinque o sette
anni, si trasformi in un fluido che percorre tutto il paese, attraversa le urne
per raggiungere, durante la notte, gli schermi televisivi sotto forma delle
facce dei rappresentanti del popolo o del Rappresentante del popolo, il Monarca
chiamato presidente?
Cornelius Castoriadis
La politica elettorale, almeno per come la si è concepita
tradizionalmente, è, nelle attuali democrazie parlamentari, sempre
più irrilevante, in quanto ciò che si pone in gioco attraverso
essa è diventato una rappresentazione insignificante delle relazioni di
potere "che contano"; il che si spiega a partire dalla riduzione dello Stato
"sociale" e dalle sue nuove e limitate funzioni nel contesto della
globalizzazione. Una frangia ogni volta più stretta di opzioni statali -
che vanno dal liberalismo economico più sfrenato ad un certo interesse
filantropico per le politiche sociali - e una eventuale rotazione delle
élite governative costituiscono le uniche attrazioni più o meno
visibili dei processi elettorali che mettono a confronto le destre e le
sinistre del nostro tempo. Questa cosa è tanto evidente da raggiungere
il culmine nella partita tripla giocata nel Cono Sur dell'America meridionale
con le elezioni prima in Argentina, poi in Uruguay e per finire in Cile.
L'analisi di tali processi, dal punto di vista di questo doppio significato non
ci permette, a partire dai risultati, di individuare tendenze chiare
nell'evoluzione della situazione politica della regione, anche se è
possibile elaborare alcune ipotesi ragionevoli di lavoro per il futuro
immediato.
Osservando le cose solo dal punto di vista quantitativo elettorale con la
rappresentazione parlamentare conseguente, pare che si stia dando nella regione
un movimento pendolare verso la sinistra, come conseguenza immediata più
ovvia del fallimento delle politiche neo-liberali e della recessione economica
che affligge i paesi dell'area.
Tutto ciò, unito al logorio delle élite politiche che durante
l'ultimo periodo si sono mantenute al potere, ha favorito il pendere della
bilancia elettorale in direzione della ricerca di alternative distinte. Il che
ha dato luogo, senza dubbio, a risultati differenti a seconda del paese del
quale si tratti.
In Argentina si è avuta una rotazione parziale però effettiva
dell'élite governativa raccolta intorno al presidente peronista Menem a
favore della coalizione dell'Alleanza, costituita dal radicalismo tradizionale
e dal recente schieramento di centro sinistra "Fronte del Paese Solidale"
(FREPASO).
In Uruguay questa rotazione è stata frustrata per via del ballottaggio -
recentemente introdotto nella costituzione del paese e che è stato
utilizzato per favorire per la prima volta una votazione congiunta dei partiti
politici tradizionali - e la coalizione Incontro Progressista - Fronte Amplio
si è dovuta accontentare di essere la principale forza politica del
paese e di avere il gruppo parlamentare più numeroso per la prossima
legislatura.
In Cile, al contrario, il logorio delle funzioni di governo e la recessione
economica hanno riguardato fondamentalmente la Concertazione per la Democrazia
- un'opzione di sinistra possibile nel contesto globale, ma fortemente
centrista nella sua concezione e nella sua composizione - che ha visto una
destra selvaggia e dottrinaria avvicinarsi ai suoi risultati elettorali.
Questa differenza di tendenze, tra quanto è accaduto in Argentina ed
Uruguay da una parte e in Cile dall'altra, potrebbe suggerire che i
comportamenti elettorali recenti si possano spiegare più con una
delusione estesa nei confronti della gestione di governo che per una scelta
deliberata, razionale e cosciente di fronte ai problemi sociali in corso.
Ciò vorrebbe dire che le opposizioni di sinistra hanno migliori
probabilità di avanzata elettorale in quei casi nei quali si mantengono
distanti dalla gestione dei processi di ristrutturazione delle loro
società - come è successo in Argentina ed Uruguay - e che
arretrano quando esse stesse rappresentano l'ufficialismo governativo e sono
percepite come semplici amministratori di queste riforme - come nel caso del
Cile.
Tutto ciò, senza dubbio, risulterà più chiaramente
progredendo l'evoluzione concreta delle società dell'area.
I cambi di governo e le composizioni parlamentari variabili dei paesi dell'area
probabilmente non sono molto di più che una manifestazione di un certo
funambolismo pirotecnico politico senza sostegni concreti nelle basi reali del
potere. Ciò è così per almeno due ragioni fondamentali: in
primo luogo, per la riduzione dei margini di decisione sovrana degli Stati
delle società dipendenti e, in secondo, perché l'avanzata delle
sinistre è conseguenza di una integrazione addomesticata e tardiva delle
stesse nei processi di risistemazione strutturale che da tempo osservavano e
studiavano con una rara combinazione di disprezzo, impotenza ed accomodamento
inevitabile.
Intanto l'apertura di alternative capaci di rompere il cerchio della
mediocrità - e di scontrarsi realmente con il vuoto della politica,
l'avanzata del capitale trasnazionale e la rampante globalizzazione dei
mercati, continua ad aspettare il suo turno.
Elezioni in Uruguay
Il 31 ottobre ed il 28 di novembre si sono tenute le ultime elezioni del secolo
in Uruguay e le prime con il sistema del ballottaggio in due turni. Sistema
adottato nel '96 con l'appoggio dei partiti Colorado e Nazionale, e parte del
Fronte Amplio.
I partiti Colorado e Nazionale si sono alternati al potere durante tutta la
storia uruguaiana, con il predominio del primo; in gran parte di questo secolo
(specialmente dopo l'apertura democratica nel 1985) hanno governato insieme il
paese: se agli inizi rappresentavano rispettivamente gli interessi industriali
e rurali, nei tempi attuali rappresentano congiuntamente gli interessi
finanziari e commerciali, in accordo con le oscillazioni del potere
economico.
Il Fronte Amplio, unione delle sinistre elettoraliste, venne fondato nel 1971
con un orientamento riformista a carattere socialista. Dopo la dittatura
(1973-1985) è andato aumentando il suo capitale elettorale fino a
trasformarsi oggi nella prima forza politica del paese, con il 40%, contro il
32% del Partito Colorado ed il 22% di quello Nazionale, conseguito nelle
elezioni parlamentari.
Curiosamente (o no?) l'aumento del capitale elettorale è risultato
parallelo al progressivo ribasso dei suoi postulati originari presunti
socialisti. In più, oggi, si nega con enfasi che il FA abbia intenzioni
socialiste. E per dimostrarlo, prima del ballottaggio, ha inviato emissari ai
centri del potere capitalista (FMI, BID, Banca Mondiale, ecc.). per ottenere la
loro benedizione prima della possibile vittoria e poter così accedere
come amministratore di questa area del mondo capitalista chiamata Uruguay.
Il FA dichiara che il capitalismo può essere un sistema giusto, il che
vuol dire che il suo ruolo è quello di convincere la gente che non si
sono alternative reali, se non al suo interno.
Per la seconda volta il FA, come tutti i partiti con la vocazione del potere,
non ha voluto rischiare nulla (non ha convocato alcuna manifestazione pubblica,
allarmato dalle possibili provocazioni dell'ultradestra); non solo, ha mostrato
rispetto per i suoi pari (la classe politica degli altri partiti) coinvolti in
casi di corruzione compiuti dalle amministrazioni precedenti, non discutendo
del tema durante la campagna elettorale.
Il ballottaggio si è tenuto tra i due candidati più votati,
poiché nessuno aveva raggiunto il 50% delle preferenze: Tabarè
Vasquez per Incontro Progressista - Fronte Amplio e Jorge Batlle del Partito
Colorado. Grazie all'appoggio del Partito Nazionale Battle spuntò il 52%
mentre il FA si è fermato al 44%.
È un risultato che ha premiato chi ha meglio utilizzato le tecniche di
marketing, chi invece di vendere l'immagine di McDonalds vendeva la
trasformazione, la sicurezza, la prosperità, persino la felicità,
conseguita con la semplice introduzione di un foglio di carta nell'urna.
Il Partito Colorado inoltre ha approfittato delle contraddizioni nel progetto
del FA sulla tassazione dei redditi personali, preconizzando catastrofi ed il
FA ha subito una sconfitta più ampia del previsto.
La cosa più triste è stata quella di vedere tanta gente, onesta,
che lotta, molto depressa, che si è autoconvinta che questi sono i
momenti della trasformazione; e che essa non viene da loro stessi ma piove
dall'alto e non nella vita quotidiana ma ogni cinque anni; ma come ripetono in
molti, "chiediamo di stare solo un po' meglio".
L'idealismo, la creatività, l'autonomia, la volontà personali
sono state spazzate via; e se come anarchici siamo in pochi , bisogna
riconoscere che è difficile esserlo in questo contesto; se non "creiamo"
i salvatori , dobbiamo superare l'evidente deficit di elaborazione teorica che
è quella che molte volte porta a concretizzare pratiche coerenti e
convincenti.
A INFOS URUGUAY
(trad. di M.Varengo)
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