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Da "Umanità Nova" n.3 del 30 gennaio 2000
Ma quali scienze della vita!
Novartis e la conquista del mercato agroalimentare
Ci siamo occupati qualche tempo fa della Monsanto (UN n. 28 del 19/9/99),
vediamo ora come se la passa Novartis, colosso multinazionale con sede in
Svizzera, leader nel settore agricolo e farmaceutico.
Partiamo dal fondo. E' dei giorni scorsi la notizia della fusione delle
attività legate all'agribusiness di AstraZeneca e Novartis che ha dato
vita a Syngenta, la prima società al mondo specializzata esclusivamente
nel settore delle sementi e dei fitofarmaci: una cosetta con vendite previste
pari a 7,9 miliardi di dollari l'anno e 23500 addetti, un fatturato di 450
miliardi solo per l'Italia.
Il settore tira e le multinazionali si stanno organizzando per gestire la
cosiddetta "rivoluzione biotecnologica" prevista per il 2000 che tristemente va
ad iniziare. Noi, ancora una volta, saremo le vittime predestinate dei loschi
piani dei nuovi padroni del mondo, a meno che... Seattle insegna! Dobbiamo
informarci, informare e passare all'azione, magari cominciando col giocare in
modo consapevole e critico l'unico ruolo che ancora ci riconoscono: quello di
consumatori.
Ma torniamo ai nostri "amici" svizzeri. Novartis ha una storia relativamente
breve, nasce infatti nel 1996 da un'altra fusione: quella di due tra le
maggiori imprese mondiali della chimica, vale a dire Sandoz e Ciba-Geigy; si
orienta subito verso prodotti tecnologicamente avanzati come i farmaceutici, i
pesticidi, le sementi e i prodotti veterinari. Opera inoltre nel settore della
plastica, delle strumentazioni scientifiche, del materiale ottico, dei prodotti
per risanamento ambientale, dell'igiene personale e degli alimentari.
A differenza di Monsanto, Novartis ha adottato una strategia "soft" per la
penetrazione nel mercato, esibendo le sue conquiste in campo farmaceutico (in
particolare la messa a punto di terapie contro il Morbo di Alzheimer
sperimentate sui topi transgenici e i progetti di ricerca sugli xenotrapianti,
ovvero i trapianti di organi provenienti da animali, anch'essi, ovviamente,
transgenici!) e vantando una presunta trasparenza nei confronti del pubblico e
una sensibilità "ecologista". Tutte storie, miliardi e miliardi di
investimenti nel settore della ricerca non avvengono certo per filantropia ma
esclusivamente per aumentare il proprio potere politico ed economico mettendo a
rischio la salute di tutti e gli equilibri ambientali.
E' stata proprio Novartis ad ottenere, dal governo francese nel novembre 1997,
la prima autorizzazione in Europa per la coltivazione del mais transgenico: il
mais Bt, che contiene nel proprio patrimonio genetico le proprietà
insetticide del Bacillus Thuringiensis, un comune batterio che produce una
proteina letale per la piralide, responsabile di danni irreversibili alle
piante di mais. Al di là dei seri rischi di tossicità del mais
Bt, è il modello di agricoltura che si cerca di imporre a destare
preoccupazione. Afferma candidamente una lussuosa pubblicazione diffusa da
Novartis: "il ricorso all'ingegneria genetica in agricoltura consente di
conseguire diversi obiettivi: miglioramento della qualità e delle
caratteristiche nutrizionali degli alimenti; riduzione dell'impatto ambientale,
rispetto alle tecniche agricole tradizionali; maggiore produttività
delle colture, con conseguente riduzione dei costi". Non a caso si è
deciso di puntare sul mais: "ha un'importanza fondamentale sia per l'economia
che per la funzione svolta nella catena alimentare: secondo le stime FAO
relative al 1998, si tratta del cereale più coltivato al mondo, è
decisivo nell'alimentazione degli animali da reddito, assume un'importanza
crescente anche in quella umana (anche noi uomini siamo animali da reddito!
n.d.r.). Gli amidi di mais, infine hanno un ruolo tutt'altro che secondario in
diversi settori industriali (carta, farmaceutici, materie plastiche)". E'
evidente che il controllo questo mercato fa gola a molti. Approfittando della
complicità o della disattenzione dei governi e dell'Unione Europea, le
colture transgeniche si sono rapidamente diffuse e Novartis, oltre a vari tipi
di mais, sta sperimentando lattuga, meloni e pomodori resistenti ai virus e
cotone e riso resistenti agli insetti. Tutti rigorosamente brevettati e
protetti dal marchio copyright.
"Ma i consumatori europei sembrano scettici e allora dobbiamo rassicurarli:
stiamo lavorando per loro!" avrà pensato qualcuno al quartier generale
di Basilea. Parte quindi una campagna diretta a convincere l'opinione pubblica
della assoluta serietà e responsabilità delle scelte Novartis,
per smentire quei poveri illusi che si permettono di mettere in discussione
l'uso disinteressato della ricerca scientifica da parte dei colossi
transnazionali. E già che ci sono concludono accordi con importanti
aziende che operano nel campo dei mass-media, vedi quello tra Novartis e
Corriere della Sera in Italia, per assicurarsi maggiore visibilità e
un'informazione a senso unico.
Vale la pena riportare una notizia che da noi ha avuto poca rilevanza ma che
risulta assai significativa per valutare gli scenari che si vanno disegnando.
Novartis, insieme a Shell, Rio Tinto (gigante inglese nel settore minerario),
Nestlè e altri risultano coinvolte nel progetto "Misure a favore dello
sviluppo globale sostenibile" lanciato dalle Nazioni Unite insieme ad una
trentina di multinazionali: "Dai documenti si apprende che l'obiettivo del
progetto è sradicare la povertà, favorire lo sviluppo sostenibile
e consentire al settore privato di trarre vantaggio dall'ingresso nel mercato
globale, entro il 2020, di due miliardi di poveri attualmente esclusi. -
sottolinea la rivista Equonomia, n.3, sett. '99 - Come dire che dal progetto
tutti ne escono più ricchi: i poveri perché possono soddisfare i
loro bisogni e le multinazionali perché hanno nuovi clienti". Sembra
essere partita anche la privatizzazione dell'ONU e Novartis si prepara a
espandere il proprio mercato nel terzo mondo appoggiata da un organismo
internazionale che ormai ha perso ogni credibilità.
Lele Odiardo
BOICOTTA NOVARTIS
La Novartis detiene i seguenti marchi, largamente distribuiti nei
supermercati:
Céreal, Dietor, Frizzina, Fruttil, Gerber, Idrolitina, Isostad, La buona
Natura, Novo Sal, Ovomaltina, Piz Buin, Sandoz AG, Vantaggio, Vigoplus.
Di certo i materiali utilizzati per la preparazione di questi prodotti
contengono OGM, provate ad informarvi e a rompere un po' le scatole al seguente
indirizzo:
Novartis Italia S.p.A
SS 233 Km 20,5 Origgio (va)
Tel. 02/96541 Fax 02/96542550
Oppure chiamate i numeri verdi indicati sulle confezioni
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