unlogopiccolo

Da "Umanità Nova" n.3 del 30 gennaio 2000

Inform@zione

Milano: manifestazione per l'estradizione di Pinochet
Si è tenuta, domenica mattina a Milano, l'annunciata manifestazione indetta dal Comitato italiano dei lavoratori cileni in esilio per sostenere la campagna internazionale per l'estradizione di Pinochet e per denunciare l'inerzia del governo e della magistratura italiana che hanno preferito ignorare i numerosi casi di cittadini italiani scomparsi durante la dittatura, schierandosi di fatto a fianco degli estimatori del generale.
La manifestazione, che ha visto la partecipazione di un centinaio di persone, si è mossa da P.za Duomo per raggiungere la sede del Consolato di Gran Bretagna, ove il portavoce del Comitato, il cittadino cileno Taquias Vergara "Urbano", in un breve comizio ha denunciato le diffuse responsabilità internazionali a sostegno ieri del regime pinochettista e oggi della sua impunità, ha ricordato la barbarie della dittatura e, dopo aver letto l'elenco degli scomparsi italiani, ha concluso esigendo verità e giustizia.

Adriatico: ancora bombe NATO a grappolo
Martedì 18 gennaio, a circa 15 miglia dalla costa di Caorle, si è registrato un nuovo, pericolosissimo, ritrovamento di bombe sganciate dagli aerei NATO durante la guerra in Kosovo; infatti nel tirare a bordo le proprie reti, l'equipaggio del peschereccio "Vento dell'Est" della marineria caorlotta si è reso conto di aver "pescato" una cinquantina di "cluster-bomb", ossia le micidiali BLU-97 responsabili già del ferimento di tre pescatori di Chioggia.
A poche ore di distanza, altri due pescherecci hanno segnalato la presenza in mare di altri ordigni non-identificati.
E così ancora una volta si conferma sia la semina, indiscriminata di un numero imprecisato di bombe di ogni tipo compiuta dalla NATO che il carattere del tutto approssimativo della tanto pubblicizzata opera di bonifica da parte dei militari che peraltro non è mai cessata pur essendo stato pubblicamente dichiarato che era stata completata e che non vi era più pericolo.
A tale riguardo pare interessante la testimonianza di un pescatore che ha dichiarato alla stampa (Il Gazzattino, 19 gennaio): "Fino a Natale c'erano tre dragamine che lavoravano in zona e siamo convinti che di ordigni devono averne fatti brillare parecchi".
Ovviamente però le autorità militari tacciono e, nonostante gli impegni assunti da politici locali appartenenti alla maggioranza governativa, D'Alema con il suo governo continua a mantenere il segreto di stato sul numero effettivo di bombe e missili giacenti sui fondali dell'Adriatico, sulle reali percentuali di ordigni recuperati o fatti brillare, sulla loro tipologia con particolare riferimento alla presenza di uranio impoverito, sulle zone (se esistono) in cui i bombardieri NATO si sono liberati dal loro carico assassino.
Corrispondenza da Venezia

Una "pace" terrificante
Da tempo si respirava "aria d'inquisizione". Già da alcuni mesi s'innescava quella che noi chiamiamo la "macchina delle macchinazioni", pronta a colpire nel mucchio, con mano ferma nell'intimidire e criminalizzare chi s'era mosso contro la barbarie della guerra NATO consumata ai danni delle popolazioni del Kosovo e della Serbia.
Oggi più che mai si evincono gli epiloghi disastrosi di quell'attacco terrorista: tonnellate di uranio impoverito sparso su gran parte del territorio del Kosovo, distruzione sistematica di industrie chimiche e metallurgiche, ponti, radio, case, ambasciate.
In nome della "pace" si sono assassinati civili, distrutto e imposto l'ordine del terrore.
In nome della "pace" tutte le carte internazionali quali quelle dell'ONU, delle costituzioni, del trattato atlantico, dei diritti umani si sono rivelate per quello che sono realmente quando si tratta di applicarle: carta straccia!

E sempre in nome della "pace" si indaga, si perquisisce e infine s'arresta.

Magistrati e P.M. in cerca di "carriere-veloci" tramano e tessono intrecci tanto spietati quanto anacronistici e aleatori. Non di meno si sono lette sui giornali cronache assurde di terrorismo, articoli spazzatura che enunciavano "escalation" di atti sovversivi come scritte sui muri, lanci di bottiglie incendiarie (che si spengono con la pioggia), volantini eversivi che istigano al sabotaggio. Proprio così... dalla devastazione di un intero territorio, dall'assassinio di donne, uomini e bambini/e, dall'inquinamento radioattivo si passa alle bombolette spray, ai volantini e alle bottiglie di vetro, condannando questi ultimi come atti di uno "stabile disegno criminoso". Si paragona il sabotaggio al terrorismo, la libertà d'espressione a "sodalizio clandestino avente stabili finalità programmatiche di eversione dell[[onesuperior]]ordine democratico", si commutano le istanze di pace e giustizia in "associazione sovversiva".
Ed è in questo contesto che prendiamo atto di perquisizioni ed arresti in base all'art. 270 bis c.p. avvenuti a Pordenone, Venezia, Trieste, Milano, Bologna e Perugia il 7 dicembre. Tra questi arresti uno riguarda un nostro compagno di strada, quella strada che da più di tre anni vede il Comitato Unitario Contro Aviano 2000 impegnato ad informare gli abitanti di questa provincia e regione del "faraonico e devastante" ampliamento della Base USAFE di Aviano che passa sotto il nome di "progetto Aviano 2000". Un progetto che vorrebbe decretare definitivamente la subordinazione della salute e dell'ambiente al Dio-Denaro o meglio al Dio-Dollaro. Tutto è monetizzabile per certi imprenditori, per i sindaci (primi garanti della salute dei cittadini che dovrebbero rappresentare), per molti partiti e bottegai di categoria. Come dicevamo ci troviamo di fronte ad un'inaccettabile accusa che respingiamo con tutte le nostre forze. Sappiamo poco delle prove che vorrebbero ascrivere Gregorio nella lista dei "sabotatori", probabilmente in base ad intercettazioni telefoniche, ma indipendentemente da quali possano essere gli esiti di questa crudele pagliacciata come CUCA 2000 esprimiamo tutta la nostra solidarietà a Gregorio e ne chiediamo l'immediata scarcerazione. Oggi non si sta condannando una o più persone ma si vuole condannare un intero movimento di persone, donne e uomini che si sono battuti e si battono "ovunque e con ogni mezzo possibile" per fermare una logica di morte, per arrestare la "macchina disumana del militarismo" che in nome di qualsivoglia bandiera mai ha rappresentato gli interessi dell'umanità ma solo quelli dei potenti, Multinazionali, Capi di Stato, di Chiesa, generali, e di coloro che da essi ne traggono i favori economici e di protezione.
Noi del Comitato Unitario Contro Aviano 2000 abbiamo sempre lottato per una "pace giusta" e non "armata" e lo abbiamo sempre fatto con gli strumenti delle assemblee pubbliche, della contro-informazione, dei dibattiti, dei convegni, delle manifestazioni di piazza e di protesta, sempre e solo "alla luce del sole". Nulla abbiamo da nascondere, neppure la nostra rabbia e la nostra indignazione.

Fuori i compagni dalle carceri, fuori le Basi Militari dalla storia, gettiamo le basi di una nuova convivenza tra le donne e gli uomini, fatta di uguaglianza sociale, libertà e amore.

Comitato Unitario Contro Aviano 2000



Contenuti UNa storia in edicola archivio comunicati a-links


Redazione: fat@inrete.it Web: uenne@ecn.org